La Fondazione pubblica dal 1985 una rivista di storia politica, gli Annali, che si occupa di ricerche e studi che riguardano l’opera e l’attività di Ugo La Malfa e la storia del movimento democratico italiano. La rivista ospita inoltre studi sulla storia italiana contemporanea e sulla costruzione dell’unità europea, nonché il resoconto dell’attività svolta dalla Fondazione.

Biografia Ugo La Malfa

Vita di Ugo La Malfa - Cronologia

 

 

1903

Nasce a Palermo il 16 maggio, da Vincenzo e Filomena Imbornone. Il padre è un maresciallo di pubblica sicurezza; la madre proviene da una famiglia benestante decaduta. Nonostante le ristrettezze economiche, Filomena impartisce a Ugo e ai suoi fratelli un'educazione borghese tradizionale, non priva di qualche lusso, come ad esempio le lezioni di pianoforte.

 

1920

Si diploma in ragioneria. Consegue anche la maturità classica che gli consente l’iscrizione all’università.

 

1921

Grazie alla generosa donazione di una zia materna si iscrive all'ateneo veneziano di Ca' Foscari (molto ambito dalla gioventù del Mezzogiorno dell'epoca), facoltà di Scienze diplomatiche e consolari, dove segue le lezioni di Gino Luzzatto e di Silvio Trentin

 

1924

Grazie a due borse di studio si trasferisce a Roma. Qui partecipa alla fondazione dell'Unione goliardica per la libertà.

 

1925

Interviene al I e unico congresso dell'Unione nazionale democratica di Giovanni Amendola (14-16 maggio) ed entra a far parte, con Roberto Bencivenga, Mario Berlinguer, Guglielmo Ferrero e Mario Vinciguerra, della Pentarchia che ne deciderà poi lo scioglimento.

 

1926

Si laurea con Francesco Carnelutti (110/110 e lode) con una tesi dal titolo Di alcune caratteristiche giuridiche del contratto della giurisdizione, dell'arbitrato, della conciliazione nei diritti intersindacali interindividuali ed internazionali. Su consiglio di Carnelutti si iscrive a Giurisprudenza, all'Università di Padova, ma presto abbandona gli studi. Nella primavera del 1926 scrive infatti a Trentin: “Il diritto per ora dorme. Altre cose urgono e ci spingono al lavoro”. Nell’estate collabora al quotidiano amendoliano il “Mondo”.

Nello stesso anno frequenta il corso allievi ufficiali, da cui viene espulso perché fra i suoi oggetti personali vengono rinvenute alcune copie della rivista antifascista genovese "Pietre".

 

1927

Dopo aver completato il servizio militare a Cagliari, ove viene mandato per punizione, si traferisce a Roma e viene assunto all'Istituto nazionale per l'Esportazione.

 

1928

Ha contatti con la Giovane Italia, associazione clandestina forte di una cospicua presenza di elementi repubblicani e democratici. Insieme a Pilo Albertelli, Gino Luzzatto e altri è arrestato, nell’aprile dello stesso anno, con l’accusa di aver partecipato all'attentato della Fiera di Milano. Il 9 luglio gli viene inflitta la pena dell’ammonizione, tramutata in seguito in diffida. E’ licenziato dall’Istituto Nazionale per l’Esportazione e si trasferisce a Palermo dove lavora all’ufficio studi del Banco di Sicilia.

 

1929

Nel marzo è assunto come redattore presso l'Enciclopedia Treccani, diretta da Giovanni Gentile. Le voci da lui scritte sono: "Canestraio"; "Cereali"; "Commercio"; "Cotone"; "Cottrel, Frederick Gardner"; "Lino".

 

1934

Un complesso articolo di La Malfa, intitolato Evoluzioni dottrinarie, appare nella rivista "Nuovi studi di diritto, economia e politica", diretta da Ugo Spirito.

Nello stesso anno si trasferisce a Milano, chiamato presso l'Ufficio studi della Banca Commerciale Italiana da Raffaele Mattioli, su segnalazione di Manlio Masi.

In luglio sposa Orsola Corrado, conosciuta all’Enciclopedia; dal matrimonio nasceranno Luisa nel 1935 e Giorgio nel 1939.

 

1938

Sostituisce Antonello Gerbi, che deve abbandonare l’Italia in seguito alle leggi razziali, alla direzione dell'Ufficio studi della Comit. Coordina il lavoro dell’Ufficio studi per la realizzazione dei due volumi su L’economia italiana nel sessennio 1931-1937, promossi dalla Banca d’Italia. Allarga nello stesso tempo la sfera dei contatti con gli ambienti antifascisti milanesi. Meuccio Ruini fin dal 1934 lo mette in contatto con Ferruccio Parri.

 

1941

Inizia una capillare opera di tessitura, insieme a Tino, Parri, Lombardi, Ragghianti ed altri, per costituire una formazione antifascista di stampo democratico: il Partito d’Azione (PdA), sotto il cui nome, d'ispirazione mazziniana, confluiscono Giustizia e Libertà e il movimento liberalsocialista, cresciuto nell'ambiente della Normale di Pisa per iniziativa di Guido Calogero e Aldo Capitini.

 

1942

Elabora, insieme a Tino, un memoriale sulla situazione politica italiana. Grazie alla mediazione di Enrico Cuccia, che fa pervenire il documento a Carlo Sforza, il memoriale apparirà sotto forma di articolo sul "New York Times" del 28 giugno e in seguito sulla rivista della Mazzini Society di New York.

Nello stesso anno, La Malfa propone la creazione di un "Fronte della libertà", con a capo Ivanoe Bonomi. Viene costituito formalmente il Partito d’azione.

 

1943

Il l0 gennaio esce il primo numero de "L'Italia Libera", contenente i sette punti programmatici del PdA.

In aprile La Malfa si reca insieme a Tino a Napoli, per tentare di convincere Benedetto Croce sul futuro ordinamento repubblicano dell'Italia postfascista.

A maggio ripara in Svizzera, sfuggendo ad un imminente arresto; è ospitato dai De Nobili (i cui antenati avevano ospitato Mazzini) e in seguito a Lugano, presso l’abitazione di Filippo Caracciolo, console d'Italia, sotto la falsa veste di istruttore di ginnastica dei figli Marella, Carlo e Nicola. Dopo il 25 luglio rientra in patria; a Milano partecipa al Comitato delle correnti antifasciste.

In agosto si trasferisce a Roma, dove vive sotto falso nome (Cornali); dirige il PdA insieme a Manlio Rossi Doria, Riccardo Bauer, Francesco Fancello e Oronzo Reale. Il 30 agosto, la dirigenza del PdA firma un accordo con i leader socialisti e comunisti, in base al quale i rispettivi partiti si impegnano a non partecipare al governo di Badoglio, subentrato a Mussolini, e ad operare per dissuadere cattolici e liberali dall'aderirvi. A settembre La Malfa partecipa a Firenze al Convegno nazionale del PdA ed è delegato a rappresentare il partito in seno al Comitato di liberazione nazionale a Roma.

Il l6 ottobre prevale, in seno al CLN, la tesi lamalfiana del "congelamento" della monarchia; l'indirizzo prevalente è quello di un governo provvisorio in attesa della convocazione di un’Assemblea Costituente.

 

1944

L’arrivo di Togliatti in Italia e la «svolta di Salerno» indeboliscono il progetto del PdA. Il 22 aprile La Malfa si dichiara contrario alla partecipazione del PdA al secondo governo Badoglio, che della «svolta di Salerno» è la conseguenza politica. L'8 giugno, quattro giorni dopo la liberazione di Roma, partecipa all'incontro al Grand Hotel tra la giunta del CLN e Badoglio e ottiene che PSI e PCI si schierino col PdA a sostegno di un governo che sia espressione del CLN.

In agosto si svolge a Cosenza un convegno del PdA ove prevale la tesi socialista di Lussu. La Malfa si dimette dal Comitato esecutivo del PdA insieme a Rossi Doria e Bauer.

A settembre, in un discorso tenuto a Roma, afferma la necessità che il PdA si differenzi nettamente dal partito socialista.

 

1945

Alla formazione del governo Parri (21 giugno - 8 dicembre), assume il dicastero dei Trasporti. Nel seguente I gabinetto De Gasperi occupa la carica di ministro della Ricostruzione e successivamente di ministro del Commercio Estero.

 

1946

Dal 4 all'8 febbraio si svolge a Roma il I Congresso Nazionale del PdA, che si risolve in una definitiva lacerazione del partito, all'interno del quale prevale la posizione filosocialista di Lussu. La Malfa vi svolge un importante intervento sulla strategia di una forza democratica in Italia. Con Parri La Malfa abbandona il PdA e lascia il dicastero del Commercio Estero, sostituito dall'azionista Bracci.

A marzo fonda con Parri, Salvatorelli e altri il Movimento della democrazia repubblicana, che si presenterà alle elezioni per la Costituente nella Concentrazione democratica repubblicana. Parri e La Malfa saranno gli unici due eletti.

In settembre, per incoraggiamento soprattutto di Randolfo Pacciardi, La Malfa e la Concentrazione democratica repubblicana aderiscono al Partito Repubblicano Italiano.

Alla Costituente è eletto presidente della Commissione Finanze.

 

1947

Durante il XIX Congresso Nazionale del PRI (Bologna, 17 - 19 gennaio), La Malfa polemizza apertamente con Conti, in merito all'intervento dello Stato nell'economia. Dichiara infatti che “il passaggio di una certa potenza economica dai privati allo Stato è un fatto ineluttabile della civiltà moderna e nulla ha a che fare, non ha da confondersi con la statolatria e con il collettivismo di tipo russo”.

All'Assemblea Costituente La Malfa propone che il 1° comma dell’art.1 della Costituzione reciti: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e del lavoro”;  si dichiara inoltre contrario all'articolo 7 della Costituzione.

 

1948

Nelle elezioni del 18 aprile è eletto deputato nella circoscrizione di Bologna. E’ nominato presidente della Commissione Finanze e Tesoro.

A luglio è incaricato da Carlo Sforza, ministro degli Esteri, di negoziare la questione delle riparazioni di guerra con Mosca, risolvendola con un accordo triennale del valore di venti miliardi di lire l'anno.

A dicembre è nominato vicegovernatore del Fondo monetario internazionale.

 

1949

Nel dibattito sulla Nato dichiara alla Camera di considerare l’alleanza come una “manifestazione della civiltà occidentale europea che si organizza”.

Interviene al III Congresso Nazionale del Movimento Federalista Europeo (Firenze, 23 - 25 aprile), dichiarando di essere favorevole ad un approccio gradualistico all'unificazione europea.

A giugno appare un suo articolo su "Il Mondo" di Pannunzio, il primo di una lunga collaborazione che proseguirà fino al 1960.

A luglio è nominato membro effettivo dell'Assemblea del Consiglio d'Europa.

 

1950

Il 27 gennaio assume l'incarico di ministro senza portafoglio nel VI governo De Gasperi, col compito di procedere al riordino delle Partecipazioni Statali. Si batte per l'attuazione della riforma agraria, uno dei punti decisivi per l'entrata dei repubblicani nel governo.

Il 10 ottobre propone in Senato lo scioglimento del FIM, Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica.

 

1951

Il 9 aprile presenta al Consiglio dei Ministri la relazione sullo stato delle Partecipazioni Statali; nello stesso giorno viene nominato ministro del Commercio Estero, al posto del dimissionario Ivan Matteo Lombardo, nell’ambito del governo Dc-Pri.

Propone la costituzione di un ministero delle Partecipazioni Statali con fini di vigilanza e coordinamento delle molte holding di Stato. La nuova struttura, secondo La Malfa, avrebbe avuto in dotazione soltanto una segreteria tecnica e un corpo ristretto di funzionari con scopi di controllo e indirizzo.

Il 26 luglio è confermato ministro del Commercio estero nel VII governo De Gasperi.

Porta a termine la fondamentale opera per la liberalizzazione degli scambi e per la soppressione dei contingentamenti. Come dichiarerà in seguito a Ronchey, è “mosso da due convincimenti: la visione meridionalista, ossia l'idea di stimolare con la concorrenza il sistema economico, favorendo il Mezzogiorno, e una certa intuizione della capacità nazionale di andare sui mercati, della possibilità di dare finalmente respiro, sprigionare energie compresse”. Spiana così la strada al cosiddetto boom economico italiano.

 

1952

Propone una "Costituente programmatica" tra i partiti laici; il fallimento della proposta lo convince ad accogliere l'idea di una  modifica della legge elettorale in senso maggioritario.

 

1953

Le elezioni del 7 giugno, che si svolgono col nuovo sistema (la cosiddetta "legge truffa"), si traducono in un grave insuccesso per il PRI; La Malfa è rieletto deputato nel collegio che comprende Bologna, Ferrara e la Romagna. Nel mutato quadro internazionale dopo la morte di Stalin è attento alle nuove posizioni assunte dal Psi, riprende il dialogo con Nenni e diviene uno dei più convinti sostenitori dell’apertura a sinistra.

 

1954

Con vari articoli su "Il Mondo" ribadisce l'idea di un'aggregazione delle forze laiche intorno ad una struttura federativa.

A seguito del voto del Parlamento francese, contrario alla CED (Comunità europea di difesa, alla quale La Malfa è favorevole), considera "insufficiente" la prospettiva di “un'Europa divisa, anche se appoggiata militarmente dagli Stati Uniti”.

 

1955

Su "Il Mondo" del 27 dicembre scrive che la costituzione del Partito radicale rappresenta un fatto di rilievo per tutta la sinistra democratica.

 

 

1956

La Malfa e il PRI sostengono l'idea di una riunificazione socialista le cui avvisaglie si intravedono in un incontro a Pralognan fra Nenni e Saragat: il riavvicinamento è letto come condizione essenziale per la creazione di un' alternativa democratica di sinistra ai governi Dc.

Dà inizio a una polemica col PCI dopo le rivelazioni del XX congresso del Partito Comunista sovietico e in seguito alla repressione delle rivolte in Polonia e in Ungheria.

 

1957

Il PRI ritira l'appoggio esterno al governo Segni: la formula del quadripartito è dichiarata conclusa. Randolfo Pacciardi si dimette dalla direzione del partito.

 

1958

Repubblicani e radicali presentano liste comuni nelle elezioni del 25 maggio: complessivamente l'alleanza raccoglie solo l'1,46 per cento. La Malfa è eletto deputato nella circoscrizione di Bologna.

Al XXVI congresso repubblicano la corrente La Malfa - Reale, favorevole all'apertura verso i socialisti, risulta maggioritaria rispetto alla linea centrista pacciardiana.

 

1959

 

Assume la direzione de “La Voce Repubblicana” che conserverà fino al 1962.

 

1960

Ricoverato in clinica per un’operazione agli occhi, decide di appoggiare il monocolore Fanfani che si è formato il 26 luglio. Lontano dall’Italia nei turbolenti mesi del governo Tambroni, esprime una risoluta opposizione a quel tentativo, tanto da troncare i rapporti con il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi..

 

1961

La Malfa osteggia  il tentativo socialista di far cadere Fanfani, sostenendo che le condizioni non sono ancora mature per una svolta di centrosinistra.

Nel mese di ottobre partecipa al raduno della Resistenza a Torino.

Il 12 novembre i repubblicani ritirano l’appoggio al governo Fanfani. Si ha così  l'apertura della crisi.

 

1962

La Malfa è nominato ministro del Bilancio nel primo governo di centrosinistra, presieduto da Fanfani con l’astensione dei socialisti.

Il 22 maggio presenta al Parlamento la celebre Nota aggiuntiva nella quale prefigura un modello di sviluppo che affronti gli squilibri strutturali della società italiana tramite lo strumento della programmazione.

Entra nel Comitato ristretto per lo studio della nazionalizzazione dell’industria elettrica.

 

1963

Con una serie di iniziative diplomatiche e di articoli propone, in opposizione a De Gaulle, l’ingresso della Gran Bretagna nelle istituzioni comunitarie.

Il  suo progetto della programmazione incontra l’ostilità del mondo imprenditoriale. Gli oppositori del centro-sinistra lo additano come il responsabile dell’inflazione.  

Nelle elezioni del 28 aprile il PRI ottiene solo l’1,4 per cento. Nella nuova legislatura La Malfa è nominato presidente della Commissione Bilancio.

 

1964

Si rifiuta di entrare nel primo governo organico di centrosinistra presieduto da Moro, favorendo l'ingresso di Reale come ministro della Giustizia.

Nel febbraio  con una lettera a Aldo Moro chiede l’adozione di una “politica dei redditi”.

In dicembre è tra gli artefici dell’elezione di Giuseppe Saragat, da parte di un largo schieramento che va dalla Dc al Pci, a presidente della Repubblica.

 

1965

Il 18 febbraio propone un'inchiesta parlamentare sulle "Sfere di competenza, di responsabilità e di controllo delle Autorità politiche di governo e degli Organi amministrativi e tecnici, sia delle Amministrazioni dello Stato che degli Enti pubblici non territoriali controllati dallo Stato medesimo".

A marzo, a conclusione del XXIX congresso è eletto segretario del PRI. Con il gruppo dirigente raccolto intorno a lui, avvia un processo di profondo rinnovamento del Partito.

Il 12 maggio si dimette dalla presidenza della Commissione Bilancio per protesta contro la dilatazione della spesa pubblica generata dalle cosiddette "leggine". La Commissione respinge le dimissioni, poi ripresentate in modo irrevocabile il 5 novembre.

Critico nei riguardi delle effettive realizzazioni del centro-sinistra, è attento interprete della politica del Pci dopo la morte di Togliatti. A dicembre, a Ravenna, svolge un dibattito con Pietro Ingrao sulle prospettive della sinistra in Italia.

In uno scambio pubblico di opinioni con Lombardi, dà inizio all'analisi critica della prima esperienza di centrosinistra.

 

1966

Nel mese di aprile, continua il dibattito a sinistra confrontandosi a Roma con Giorgio Amendola. Secondo La Malfa è giunta l'ora per la sinistra di abbandonare i vecchi schemi ideologici per porsi come forza effettiva di mutamento del paese, secondo le culture della sinistra occidentale.

1967

La Malfa si schiera a favore del Trattato di non proliferazione nucleare.

 

1968

Nelle elezioni del 19 maggio il PRI inverte il trend di declino e ottiene il 2% dei voti, eleggendo 9 deputati e 2 senatori. La Malfa, eletto alla Camera nelle circoscrizioni di Bologna, Catania e Palermo, opta per la circoscrizione di Catania.

Al XXX congresso del PRI presenta una relazione su Ideologia e politica di una forza di sinistra,guardando alle dinamiche di confronto tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.

 

1969

La Malfa critica le rivendicazioni salariali, le cui modalità disordinate non hanno alcuna considerazione dei limiti delle risorse dello Stato e della necessità di risparmiare in vista di investimenti futuri.

 

1970

Rifiuta l'incarico di ministro del Tesoro propostogli da Emilio Colombo; chiede garanzie sull'adozione di una scala di priorità e di scadenze in vista delle varie riforme in programma.

 

1971

A marzo, durante il consiglio nazionale del PRI, presenta una relazione nella quale spiega il ritiro della delegazione repubblicana dal governo, che è avvenuta nel febbraio precedente; il partito esprimerà il proprio voto caso per caso.

A dicembre i repubblicani sono determinanti per l’elezione di Giovanni Leone alla presidenza della Repubblica.

 

1972

Nel mese di gennaio si dimette il governo Colombo. Nelle elezioni, anticipate anche per volere di La Malfa, che si svolgono il 7 maggio, il PRI ottiene il 2,9 per cento. La Malfa è eletto deputato nelle circoscrizioni di Roma, Palermo e Catania; sceglie quella di Roma. Dopo le elezioni i repubblicani appoggiano dall’esterno il secondo governo Andreotti, composto da DC, PSDI, PLI.

 

1973

Nel maggio i repubblicani ritirano l’appoggio al governo. Nasce il quarto governo Rumor, che costituisce il ritorno al centrosinistra e nel quale La Malfa assume l'incarico di ministro del Tesoro. In tale veste blocca la richiesta di aumento del capitale della Finambro, aprendo la strada al fallimento finanziario di Michele Sindona. Non riesce a liquidare la Finmare, pesantemente indebitata.

Denuncia le truffe sui danni di guerra (il cosiddetto "caso Caproni").

 

1974

Nel mese di febbraio si dimette dall'incarico di ministro del Tesoro a seguito di contrasti col ministro del Bilancio, Giolitti, intorno alle clausole concordate con il Fondo Monetario Internazionale per l'erogazione di un prestito all'Italia.

A maggio partecipa a Roma al comizio di chiusura della campagna referendaria contro l'abrogazione della legge sul divorzio; insieme con lui sono Malagodi, Nenni, Parri, Saragat.

Il 7 giugno  indirizza una lettera ai leader delle confederazioni sindacali invitandoli a inserire le rivendicazioni salariali nel quadro delle condizioni effettive del paese.

Nel mese di dicembre assume la vicepresidenza del quarto governo Moro (bicolore DC - PRI).

 

1975

Al XXXII Congresso Nazionale del PRI (Genova, 27 febbraio – 2 marzo) La Malfa parla dell'ineluttabilità del compromesso storico. Nella stessa sede si apre un aspro dissenso fra La Malfa e il collegio dei probiviri intorno alla gestione  del partito in Sicilia.

Oddo Biasini diviene segretario del partito, La Malfa ne assume la presidenza.

 

1976

Il 12 febbraio il governo Moro-La Malfa rassegna le dimissioni in seguito all'uscita del PSI dalla maggioranza.

A giugno il PRI ottiene il 3,1 per cento dei consensi elettorali. La Malfa è eletto alla Camera nelle circoscrizioni di Roma, Catania e Palermo. Opta per Roma.

Vincendo le resistenze della sinistra repubblicana e la tradizione che aveva visto il Pri aderire al gruppo socialista, conduce il Pri nella Federazione dei partiti liberali e democratici europei, caratterizzandolo come forza della sinistra democratica.

 

1977

Dopo l’importante discorso di Berlinguer sul valore della democrazia, in occasione del sessantesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre, in novembre, in un'intervista a "la Repubblica", chiede l’ingresso del Pci nel governo, dopo che nell’estate 1976 si era formato un monocolore democristiano guidato da Andreotti rispetto al quale si erano astenuti tutti i partiti dell’arco costituzionale, dal Pli al Pci..

 

1978

Il 16 marzo Aldo Moro è rapito dalle Brigate Rosse. La Malfa rifiuta qualsiasi atteggiamento compromissorio nei confronti dei terroristi, proponendo addirittura l’adozione della pena di morte. Annuncia nello stesso tempo l'appoggio del PRI al governo di solidarietà nazionale presieduto da Andreotti, comprendente il Pci nella maggioranza.

Al XXXIII congresso repubblicano si congeda dall'attività di partito con un intenso discorso di forte contenuto autobiografico.

Nel mese di luglio è proposto dal PRI come candidato alla presidenza della Repubblica, ma si ritira di fronte all’opposizione di settori della DC e, soprattutto del PSI e il non sostegno del PCI, favorendo l'elezione di Sandro Pertini.

A novembre si batte per la partecipazione dell'Italia al Sistema Monetario Europeo, minacciando, in caso contrario, il ritiro dei repubblicani dalla maggioranza.

 

1979

Il 22 febbraio viene incaricato di formare un nuovo governo dopo la caduta del quarto governo Andreotti. E’ la prima volta da Parri che tale incarico viene affidato a un non democristiano. A marzo, vista l'indisponibilità a ricostituire la solidarietà nazionale da parte dei maggiori partiti, è costretto a rinunciare all'incarico; pochi giorni dopo accetta l'incarico di vicepresidente del Consiglio e di ministro del Bilancio nel nuovo governo Andreotti.

Il 24 marzo è colpito da emorragia cerebrale. Muore il 26 marzo.

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