Giorgio La Malfa su l'Espresso del 19 giugno 2014: "Cuccia va alla guerra"

di Giorgio La Malfa - 19/06/2014 - Economia
Giorgio La Malfa su l'Espresso del 19 giugno 2014: "Cuccia va alla guerra"
 
Mediobanca da privatizzare, ma Prodi duce no. Ed è scontro. In un libro l'ultima battaglia del grande banchiere
 
In questi mesi dell’85 Prodi valuta che è venuto il momento di chiudere definitivamente la partita con Cuccia. Poiché nelPAssemblea di Mediobanca che si dovrebbe tenere a fine ottobre scadono vari consiglieri, fra cui Cuccia, Prodi chiede alle Bin di non riproporne il nome per la nomina in Consiglio. Questa decisione provoca un durissimo scontro in seno al Comitato esecutivo dell’lri nel quale Prodi viene messo in minoranza.
 
Ma, nonostante la posizione del Comitato esecutivo, Prodi non cede: chiede al ministro delle Partecipazioni statali un'interpretazione autentica di una circolare ministeriale del 1981 che regolava la questione dei limiti di età per i consiglieri degli enti a partecipazione statale e delle loro controllate. Il ministro Darida, ovviamente, risponde dando ragione a Prodi. Ma è del tutto evidente che la questione ha natura politica.
 
La posta in gioco è la possibilità di mettere le riiani su Mediobanca. Gli azionisti privati,con in testa Pavvocato Agnelli, comprendono il significato della battaglia e si rifiutano di accettare l’imposizione dell’lri. Per la prima volta nella sua storia, mancando l’accordo fra gli azionisti, non è possibile tenere l’Assemblea di Mediobanca nella data prescelta.
Bisogna mandare deserta l’Assemblea e attendere la seconda convocazione.
Un mese dopo si riunisce l’Assemblea.
 
Prodi ha ottenuto, grazie alla posizione del ministro Darida,che le Bin espungano il nome di Cuccia dalla lista dei candidati al Consiglio espressi dalle tre Banche di Interesse Nazionale. Probabilmente pensa che la partita sia vinta. Scopre, al momento delPAssemblea, che il rappresentante di Lazard,jean Guyot, si è ritirato lasciando il suo posto a Enrico Cuccia che torna nel Consiglio di Mediobanca come espressione dei soci privati. Dunque la guerra non è finita ed è ormai evidente che su Mediobanca si gioca una partita essenziale per stabilire il confine fra pubblico e privato nell’economia italiana.
lloffensiva di Cuccia, la cui permanenza nel Consiglio di Mediobanca rappresenta un punto fermo nella lunga battaglia per la privatizzazione dell’lstituto, riparte a metà dell’86. 
 
E Leopoldo Pirelli, a nome degli azionisti privati, ad avanzare una nuova proposta: le Bin scenderanno nel capitale di Mediobanca dal 56% circa di cuidispondono al 45%, cedendo a un gruppo di azionisti privati (i vecchi azionisti più altri nuovi) il 12% delle azioni. Su questo pro- getto le Bin, ivi compreso il Banco di Romaesprimono il loro assenso. Prodi è di nuovo in difficoltà. Manifesta ancora una volta la sua contrarietà al progetto, anche perché fino a quel momento in Parlamento egli aveva dichiarato che le Bin non avrebbero rinunciato al controllo di Mediobanca.
Esse potevano scendere attorno al 50%. ma nulla di meno. come aveva ribadito in un’audizione in Parlamento tenutasi il 13 dicembre 1986.
 
Di fronte allîrrigidimento del presidente dell’lri,il23 dicembre 1986 irappresentanti delle Bin sono costretti a infonnare Leopoldo Pirelli che essi non sono in grado di procedere agli accordi sui quali avevano già espresso il loro parere positivo. 
 
A questo punto Prodi decide di regolare i conti con Franco Cingano, che ha sostenuto e sostiene con decisione il progetto di privatizzazione di Mediobanca. ll 13 gennaio 1987 chiede a Cingano le dimissioni da amministratore delegato della Comit, dove verrà sostituito da Sergio Siglienti che ha una posizione assai più vicina a quella del presidente dell’lri. Per questo motivo la testa di Siglienti, divenuto nel frattempo presidente della Comit, sarà la prima a cadere nel 1 994 nella prima Assemblea della Banca Commerciale privatizzata.
 
Nel frattempo, Cuccia ha avuto un’altra idea.Avanza il nome diAntonio Maccanico per la presidenza di Mediobanca. Ha Pappoggio del presidente della Repubblica, Cossiga, e il consenso delle principali forze politiche. 
 
L’Iri probabilmente capisce che si tratta di un punto a favore della privatizzazione di Mediobanca, ma non ha più la foma di opporsi. llingresso di Maccanico nella partita è fondamentale nella parte conclusiva di questa vicenda. Maccanico riesce a smussare gli angoli dell’opposizione politica al progetto: ha un rapporto con De Mita altrettanto solido, forse addirittura migliore, di quello di Prodi, ha rapporti eccellenti sia con il Psi che con il Pci. Prodi rimane di fatto isolato nelle posizioni più rigide e alla fine dovrà cedere.
La pressione di Cuccia per raggiungere l’obiettivo della privatizzazione non si arresta. 
 
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