Se non si abbatte il debito pubblico non si esce dalla crisi: dismissioni subito

di Giorgio La Malfa - 11/09/2011 - Economia
Se non si abbatte il debito pubblico non si esce dalla crisi: dismissioni subito

Pubblichiamo l'intervista a Giorgio La Malfa uscita sulla rivista Firstonline.info il giorno 6 settembre 2011.  

"Dobbiamo affrontare una gravissima emergenza ma se si continua ad inseguire affannosamente i mercati si rischia di aggiungere confusione a confusione fino ad arrivare ad un vero e proprio caos. Siamo di fronte ad un Governo irresponsabile che non ha preparato assolutamente nulla per fronteggiare razionalmente la crisi ed anche l'intervento di ieri sera del Presidente Napolitano rischia di spingere ad un ulteriore affastellamento di misure che però, alla fine, non potranno dare i risultati sperati." Giorgio La Malfa oltre un anno fa ha lasciato il Pdl in polemica con la paralisi del Governo sul fronte delle riforme, per approdare al terzo Polo, di cui è parlamentare. Conferma la sua critica nei confronti di Tremonti che ha dichiarato recentemente di non essere mai stato ottimista e però " si è comportato da ottimista" tanto che in questi tre anni non ha fatto nulla per poter fronteggiare una eventuale crisi, e quando è arrivata si è fatto sorprendere completamente impreparato.

Firstonline - Ma forse non è ben chiara né al Governo né forse a parte dell'opposizione l'origine e il punto centrale della debolezza italiana.

Giorgio La Malfa - La delicatezza della nostra situazione sta non tanto nel deficit annuale o nella bassa crescita, ma in primo luogo nella enorme mole del debito pubblico accumulato negli anni e che dobbiamo rifinanziare sui mercati di tutto il mondo. Quando gli operatori hanno cominciato a nutrire dubbi sulla capacità del nostro paese di rimborsare i debiti, ecco che è esplosa improvvisa la crisi. Il problema sta nel fatto che il Governo sta cercando di affrontare questo problema solo dal lato del contenimento del deficit annuale, senza alcuna iniziativa per tagliare drasticamente l'ammontare del debito.E queste continue manovre, al di là del fatto che hanno anche molti difetti, portano l'economia in depressione, cioè provocano una riduzione o quantomeno una stagnazione del Pil. Questo a sua volta peggiora il rapporto debito/Pil e quindi ci fa entrare in una spirale per cui si richiedono sempre nuove manovre che a loro volta accentuano la depressione dell'economia. E quindi per questa strada non si riconquista la fiducia dei mercati e si distrugge l'economia italiana.

Firstonline - Ed allora da dove si deve partire per cercare di uscire dalla crisi?

Giorgio La Malfa - Bisogna in primo luogo cercare di abbattere in misura consistente il debito attraverso un piano immediato di cessione dei beni pubblici, sia quelli dello Stato che quelli degli enti locali. Bisogna mettere sul mercato tempestivamente sia le aziende controllate dal Tesoro (Enel, Eni, Bancoposta) sia quelle controllate da Regioni e Comuni oltre ad una larga parte del patrimonio immobiliare che spesso non viene utilizzato oppure è utilizzato male. Questo non solo consentirebbe di portare rapidamente il rapporto debito/Pil sotto al cento per cento, ma avrebbe anche un effetto di snellimento e moralizzazione della vita politica perchè toglierebbe dalle mani dei politici sia romani che locali dei centri di potere che spesso sono usati solo in maniera clientelare.

Firstonline - Molti pensano che questa operazione di abbattimento del debito possa essere fatta con una patrimoniale sulla parte più ricca della popolazione italiana che potrebbe fruttare 200 o 300 miliardi di euro, oltre ad avere un effetto perequativo tra le varie categorie sociali dei sacrifici che sono richiesti per sanare la situazione.

Giorgio La Malfa- Non credo che una patrimoniale possa dare una cifra del genere. Ciò non è avvenuto mai in passato da noi e in nessun altro Paese. Intendiamoci, una patrimoniale con aliquote moderate sugli immobili sarebbe un utile ed opportuno completamento alla cessione dei beni pubblici e consentirebbe, eventualmente insieme all'innalzamento dell'Iva, di alleggerire il carico fiscale sui lavoratori e sulle imprese in modo da ridare un po' di competitività alla nostra economia. Per quanto riguarda la patrimoniale sulla ricchezza mobilare (contanti e titoli), a parte la difficoltà di reperire tutti i titolari, se comprende i titoli di Stato, somiglierebbe tanto ad un default non dichiarato e non avrebbe effetti positivi su quel ripristino della fiducia dei mercati di cui abbiamo molto bisogno.

Firstonline - Ma in queste ore si sta tentando di rafforzare la manovra con interventi sulle pensioni e facendo altri tagli così come proposto proprio dal terzo Polo. Sarebbe sufficiente?

Giorgio La Malfa - Gli emendamenti del terzo Polo sono corretti ma si tratta di una manovra in gran parte sostitutiva di quella del Governo. Temo molto in questo momento che il Governo aggiunga alla disperata altre misure non ben studiate sulle pensioni o sull'Iva perchè questo avrebbe un effetto ulteriormente depressivo sul Pil e quindi allontanerebbero un efficace risanamento del Paese. Ripeto che bisogna partire dal debito e quindi da un programma di ampia e rapida dismissione dei beni pubblici.
Firstonline - Ma anche abbattendo il debito,m non sarebbe necessaria una nuova governance per modificare i meccanismi della spesa pubblica, in modo da garantire che il debito non si riproduca in breve tempo?
Giorgio La Malfa - Certo ho sempre detto che il federalismo, moltiplicando i centri di spesa, avrebbe portato ad un maggior deficit pubblico. Bisogna rivedere tutto il sistema ed assegnare a ciascun centro di spesa responsabilità precise.

Firstonline - Ma tutto questo può essere fatto da un Governo che si è fatto cogliere impreparato e che per varie ragioni ha perso gran parte della sua credibilità?

Giorgio La Malfa - Noi dobbiamo navigare in acque davvero tempestose. L'euro si è dimostrato una costruzione strutturalmente fragile e sicuramente non adatta ad affrontare una grave crisi mondiale come quella attuale. Sono colpito che perfino Delors, uno dei padri dell'euro, abbia espresso dubbi sulla sorte della moneta europea. Ciò non toglie che noi dobbiamo affrontare i nostri problemi di fondo. Il primo è quello della mole del debito pubblico che ci trasciniamo da anni senza far nulla. Ed è chiaro che questo Governo non è più nelle condizioni di farlo. Sia Tremonti che Berlusconi non hanno più credibilità politica. La Lega è in crisi e forse non più in sintonia con il Nord del Paese. Alfano non sembra in grado di affrontare con determinazione una situazione così drammatica. Ma come si può dar vita ad un nuovo governo che dovrebbe vedere insieme Pd, terzo Polo ed almeno una parte più responsabile del Pdl? I cattolici che sono nel Pdl sono in grado di assumersi la responsabilità di favorire una evoluzione del quadro politico se non altro per affrontare l'emergenza e salvare l'Italia da una vera e propria catastrofe economia e sociale?



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