Arriva la ripresa, diminuisce l'occupazione

di Paolo Savona - 07/09/2009 - Economia
Arriva la ripresa, diminuisce l'occupazione
La gente comune non si spiega come mai ci sia la ripresa produttiva, ma non dell’occupazione, e bussa alla porta della politica per avere diretta assistenza o per far assistere le imprese in difficoltà. I motivi di questo mancato aggancio della crescita produttiva al lavoro sono vari, come lo sono anche le conseguenze dell’intervento dello Stato per attenuare gli effetti sui lavoratori e le imprese. Il primo motivo è che alcune aziende non ce l’hanno fatta a sopravvivere alla crisi e licenziano i lavoratori o li fanno passare dal purgatorio della cassa integrazione, nella speranza che la politica intervenga o che le cose migliorino dall’esterno. Poiché raramente esiste una sola impresa che produce uno stesso bene o servizio, la cessazione dell’attività da parte di una o di alcune tra esse va a beneficio di chi invece ce l’ha fatta a superare la crisi. Uno si attenderebbe chele imprese che beneficiano delle difficoltà altrui assumano lavoratori, ma affinché ciò avvenga occorre che non abbiano più capacità inutilizzate dal lato del capitale produttivo. Se non l’hanno, occorrerà tempo per attuare nuovi investimenti e la ripresa dell’occupazione tarderà a manifestarsi. Se hanno però capacità inutilizzate dal lato del lavoro o se i loro dipendenti sono disposti a lavorare di più per ottenere un maggior guadagno, i benefici di domanda derivanti dalla cessazione di attività delle imprese in difficoltà verranno serviti utilizzando i vecchi impianti e gli stessi lavoratori. Il ritorno ai livelli precedenti di occupazione richiede innanzitutto che la ripresa della domanda raggiunga i livelli antecedenti alla crisi, dai quali siamo ancora lontani. Tuttavia neanche questa condizione necessaria sarebbe sufficiente perché la crisi spinge verso la ricerca di soluzioni che accrescano la produttività; la via consueta e più efficace è il ricorso a innovazioni tecnologiche. Anche a prescindere dalle pressioni derivanti dalle crisi i progressi della tecnica sono continui e, pertanto, una stessa unità di lavoro può produrre sempre di più, con la conseguenza che i lavoratori licenziati o quelli in cassa integrazione o in cerca di lavoro dovranno attendere che la crescita economica sia tale da produrre effetti positivi sull’occupazione. Ma anche questa condizione necessaria non appare sufficiente per un’economia aperta alla concorrenza internazionale: occorre che il resto del mondo non offra migliori condizioni produttive dal lato del costo del lavoro e dell’incidenza fiscale. Crisi di impresa, innovazioni tecnologiche e concorrenza globale sono tre fattori ineliminabili del processo di crescita, i quali concorrono a rendere difficile l’aumento dell’occupazione. Se a queste componenti dell’occupazione aggiungiamo l’esistenza del lavoro irregolare svolto da immigranti o da residenti disposti a lavorare in nero pur di avere un reddito, il problema assume dimensioni sociali. L’evoluzione civile delle nazioni ha affermato il principio che la politica ha il dovere di trovare una soluzione alla disoccupazione. In Italia la via scelta è stata quella di assistere i lavoratori e le imprese o le aree in difficoltà nel convincimento che nulla potesse essere fatto al di fuori di attendere il traino della ripresa internazionale. Questa soluzione ha però due controindicazioni: la prima è che l’assistenza mantiene in vita imprese inefficienti e quindi anche quelle sane non crescono in quanto subiscono la concorrenza di quelle che non lo sono; l’intervento dello Stato a sostegno delle imprese in difficoltà cronica non permette che le migliori imprese possano godere del beneficio d’essere produttrici più efficienti; la seconda che le imprese e i lavoratori assistiti contribuiscono a mantenere elevata la pressione fiscale o crescente il debito pubblico e, a loro volta, queste due componenti della politica economica mantengono bassi i livelli di attività produttiva e di occupazione. In letteratura questa controindicazione si chiama “effetto di spiazzamento”. Non sembra quindi una buona politica tentare di risolvere il problema sociale aggravando quello economico. Eppure è quello che si fa comunemente tra il plauso dei sindacati di interessi, padronali e dei lavoratori, con qualche politico che ne fa motivo di vanto fermandosi agli effetti della prima parte della soluzione. Ma è la seconda parte quella più importante. Da che mondo è mondo la politica si è sempre trovata di fronte a pressioni assistenziali che tende a soddisfare, mentre dovrebbe prefiggersi di offrire opportunità di lavoro. È quello che i liberisti predicano: non dovrebbe esistere un pranzo gratis. Chi vuole un sussidio se lo dovrebbe guadagnare prestando un qualche servizio alla collettività che paga. Il benessere economico dipende dal livello di produzione, anche se le conoscenze teoriche e pratiche raggiunte ci insegnano che può essere migliorato con un’azione ridistribuiva; purché questa non causi l’effetto di spiazzamento. La ridistribuzione del reddito è in continuo crescendo e se la spesa per assistenza passa attraverso una tassazione maggiore di quella dei Paesi concorrenti, lo sviluppo economico interno ne patisce, con effetti negativi sull’occupazione e, per questa via, sul benessere sociale. Quando un Paese entra in questo circolo vizioso – e l’Italia da tempo vi è entrata – esso si avvia sulla strada del declino. Ho sempre sostenuto che, se mettiamo su un computer i dati dell’economia italiana, la risposta è che il Paese è avviato al degrado. Tuttavia la storia economica insegna che da noi sono sempre esistite forze sociali tali da impartire una deviazione dal sentiero del sottosviluppo e un ritorno alla crescita. È uno schema interpretativo simile a quello proposto da Joseph Schumpeter, che però limitava questa capacità agli imprenditori, mentre la mia valutazione è che esistono forze della politica e della società che possono concorrere, se vogliono, a questo sbocco positivo.

da Il Messaggero del 3 settembre 2009
http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/