Bretton Woods: è il momento di convocare una conferenza monetaria internazionale

di Paolo Savona - 10/12/2009 - Economia
Bretton Woods: è il momento di convocare una conferenza monetaria internazionale
Forse distratta dai “fuorionda” e dai et similia la nostra stampa quotidiana ha trascurato di commentare alcuni fatti accaduti nel contesto globale e, per gli altri di cui ha dato notizia, non ha curato una valutazione di insieme, perdendo di vista che essi stanno plasmando il nostro futuro geoeconomico e, ovviamente, geopolitico. Ci riferiamo al recente incontro dell’Unione europea con la Cina, la nomina di Lady Ashton a Mr(s) Pesc, la crisi del Dubai World e la decisione di Obama di rafforzare il contingente in Afghanistan.

Come si temeva, l’unione europea ha chiesto alla Cina di rivalutare lo yuan renminbi, il che equivale a volere un’ulteriore rivalutazione dell’euro, una posizione europea che continuiamo (vox clamantis) a considerare assurda. Data la scarsa accoglienza avuta, al termine dell’incontro, il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, si è affrettato a dichiarare che non è il momento adatto per cambiare il regime di cambio tra lo yuan e il dollaro, trascurando però di aggiungere che questo momento non arriverà mai senza una seria riforma degli scambi globali che imponga per tutti lo stesso regime di cambio e riferimento a uno standard internazionale diverso dalle monete nazionali (euro incluso). Sempre al termine dell’incontro, il premier cinese Win Jiabao ha definito “scorrette” le pressioni ricevute, inducendo (a detta del Financial Times, sempre bene informato) la delegazione europea a preparare un duro comunicato di replica che, molto opportunamente, ha deciso di non divulgare. L’Europa ha perso un’occasione per affiancarsi alla Cina nel richiedere siffatta riforma, rimarcando la debolezza del suo disegno geopolitico.

Sarà assai difficile che Lady Ashton, il nuovo ministro degli Esteri europeo, possa gestire siffatto problema - che, insistiamo, ha ormai natura di politica estera piuttosto che di politica economica - perché andrebbe contro la volontà dell’establishment comunitario favorevole a un maggior ruolo dell’euro come valuta di riserva internazionale (un corollario parimenti folle alla richiesta di una rivalutazione dello yuan) e agli interessi della metà dei paesi che stanno fuori dall’euro e che possono modificare il cambio, come ha fatto il Regno Unito (ma non ha potuto l’Italia) nel corso della recente crisi, per aggiustare i propri conti con l’estero e altro. Le critiche che il Parlamento europeo ha rivolto a Lady Ashton sono state tutto sommate banali e la signora le ha ribattute con molta efficacia e humor tutto inglese: i 27 capi di stato europei ritengono che io sia adatta al compito, non sono io ad averlo chiesto. Ha quindi detto implicitamente che, se hanno sbagliato, sono fatti loro. Veramente brava questa Lady di ferro n. 2!

Le due finanze
La dichiarazione di crisi del Dubai World, un piccolo fondo sovrano che gravita sulla finanza islamica, apre uno scenario di difficile convivenza tra quest’ultima e la finanza “occidentale” non certo inatteso. La loro tesi è che la finanza dei paesi islamici è stata danneggiata da quella occidentale ed è quindi giusto che paghino le conseguenze, rinegoziando i debiti allo scopo di abbatterne l’entità, a prescindere dalle speculazioni che hanno fatto e celandosi dietro il principio cardine della loro etica di proibire il pagamento di un tasso dell’interesse a favore della partecipazione al rischio.

Infine, sulla base dell’insegnamento dei romani si vis pacem, para bellum, Obama ha deciso di inviare altri 30 mila soldati in Afghanistan. il costo viene indicato in 30 miliardi di dollari, che gli americani possono pagare soltanto stampando dollari o vendendo all’estero titoli di stato denominati nella loro moneta. Comunque la si rigiri, ciò significa che il dollaro resterà debole e, se la Cina non continua ad acquisirli e l’Unione europea si rifiuta di affiancarla nel compito, la nostra economia pagherà un costo elevato.

Presi singolarmente, questi fatti hanno la loro logica; considerati congiuntamente conducono a una conclusione: per quanto sia difficile farlo, è giunto il momento di convocare una conferenza monetaria internazionale, come avvenne più volte a cavallo dei due secoli precedenti, per concludersi con l’accordò di Bretton Woods. Dovrebbero essere queste le istruzioni da dare a Lady Ashton e su di esse, cambiando politica, si dovrebbe impegnare l’Unione europea. Bretton Woods fu anticipatrice di eventi, mentre oggi si deve attendere il disastro per agire. A quel punto gli Stati Uniti alleggeriranno il peso del debito accumulato. Come il Dubai World.

da Il Foglio del 5 dicembre 2009
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