Meglio il concerto globale indicato dal Cavaliere che una colonizzazione culturale

di Paolo Savona - 09/08/2011 - Economia
Meglio il concerto globale indicato dal Cavaliere che una colonizzazione culturale
Ora che la frittata americana è fatta, cerchiamo di capirne le ragioni, anche per ciò che ci attende nell'immediato. La crisi era globale – i comunicati ufficiali lo testimoniano – ma le soluzioni prese sono state nazionali. La speculazione mondiale si combatte con azioni mondiali. E' la stessa incongruenza esistente tra mercato globale e sovranità nazionali: senza un accordo globale sull'uso degli strumenti di politica economica, finisce con il comandare il mercato.

La comunicazione venerdì scorso di Silvio Berlusconi "potenzialmente" più importante è stata quella d'aver concordato con i colleghi stranieri una riunione dei ministri delle Finanze del G7 per ricercare una risposta comune all'assalto speculativo, cui farà seguito una riunione dei capi di stato e di governo se i loro ministri raggiungono un accordo. Per ora si sono susseguite consultazioni telefoniche, forse perché un summit può presentare più rischi di quanto non ne intenda fronteggiare; nel caso di un loro insuccesso o di un comunicato fatto di parole che nascondono il nulla o l'impraticabile, la speculazione acquisterebbe vigore. L'incontro dei ministri o dei capi di stato e di governo può essere fatto solo in tutta segretezza, facendo ricorso a "emissari".

Esistono oggi personaggi all'altezza? Narra la cronaca dei lavori di Bretton Woods che, quando John Maynard Keynes arrivò nella sala dove si teneva la cena di chiusura dell'accordo che gettò le basi per la stabilità politica e il benessere materiale dell'area occidentale, i 730 delegati gli tributarono un applauso, riconoscendogli d'essere stato l'artefice di un compromesso che manteneva comunque i tratti del sistema che egli aveva ideato. Nelle moderne democrazie, affiancate dai media, tali personaggi non emergono. Le idee innovative vengono sepolte dalle chiacchiere quotidiane di molti interlocutori alla ricerca di una leadership o, se tra loro vi è chi entra in politica, viene sommerso dai "possessori di voti" (e di soldi) e trattato come tutti gli altri, cioè con disprezzo delle fazioni opposte e non di rado della propria. E' il macinino in cui è stato infilato Giulio Tremonti.
Anche l'Italia patisce questa carenza apparentemente tecnica, ma di fatto politica; con l'aggravante che, invece di far emergere propri leader, si valorizzano quelli altrui, creando uno stato di colonizzazione culturale delle nostre scelte. Si preferisce farsele suggerire e imporre dall'esterno, anche ignorando la loro nocività quando è il caso (come lo è quello che viviamo). Mandato Mario Draghi alla Banca centrale europea, l'unico leader a disposizione appare il collega Mario Monti, sostenuto dall'imprenditoria e dai media del nord nel ruolo di leader politico-culturale. Giunge puntuale il suo commento per ogni vicenda, ma non si è mai voluto cimentare nel gestire una delle tante difficoltà italiane. E' giunto il momento che si cimenti in un qualsiasi ruolo che gli venga offerto, perché il mercato chiede di dare il potere a una persona che dia garanzie di rimborso del debito pubblico, anche a costo di infliggere "lacrime e sangue" al suo popolo.

Giusto o sbagliato che sia dal punto di vista della nostra democrazia – e personalmente ritengo sia sbagliato – che il nostro governo debba cedere alle pressioni della stampa straniera e della speculazione internazionale, poiché Stati Uniti ed Europa hanno lasciato maturare la crisi, la risposta non può che essere questa. E' ormai chiaro che la rete di salvataggio dell'euro non possa credibilmente operare come deterrente delle crisi di debiti sovrani senza la nascita di una vera e propria Unione politica e senza assegnare alla Banca centrale europea il mandato di svolgere funzioni di prestatore di ultima istanza per sconfiggere la speculazione, invece di attendere che decida di sua volontà aumentando le incertezze.

A queste condizioni la capacità di reazione di ciascuno degli stati membri europei è inesistente rispetto a quella degli Stati Uniti, che possono rimborsare il loro debito stampando dollari. La decisione di una società di rating di declassare il debito americano presuppone che gli Stati Uniti non ricorreranno a questo strumento. Nel suo Lombard Street, Walter Bagehot insegnò che il ruolo di prestatore di ultima istanza deve essere svolto con immediatezza e nella dimensione necessaria per soddisfare ogni richiesta del mercato. Le istituzioni dell'Ue hanno dimenticato questo prezioso insegnamento e stiamo pagando a costo salato tutte le conseguenze.

da Il Foglio del 9 agosto 2011
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