La crisi dei mercati: restituire credibilità all'euro

di Paolo Savona - 17/05/2010 - Economia
La crisi dei mercati: restituire credibilità all'euro

Superata la fase di riflessione sui provvedimenti presi domenica notte a Bruxelles, si delinea chiaramente che il debito pubblico greco è stato messo in sicurezza, ma l’euro non ha recuperato la sua credibilità. I motivi sono quelli noti da tempo: la moneta europea non ha dietro l’unione politica indispensabile per sostenere la sua intrinseca natura di moneta forte. Sorprende che il mercato se ne sia accorto solo dopo la crisi della finanza pubblica greca e i timori su quella di altri Paesi membri dell’Unione. Tra i provvedimenti presi è risultato più efficace quello di attivare gli acquisti di titoli di Stato deciso dalla Banca centrale europea interpretando estensivamente il disposto del Trattato di Maastricht che li proibivano. Con un guizzo di dignità professionale la Bce – parrebbe per merito del suo presidente, Jean Claude Trichet – ha deciso che la proibizione riguarda gli acquisti all’emissione, ma non quelli dei titoli già in circolazione. Questo ha tagliato le unghie alla speculazione, inviando un monito per eventuali incursioni sui titoli portoghesi, spagnoli e irlandesi, dato che l’intervento rappresenta una contropartita alle vendite effettive o allo scoperto di questi titoli. Non è dato sapere fino a quanto la Bce sia disposta a procedere in questa direzione, anche perchè ha fatto sapere che la creazione di base monetaria in euro verrà “sterilizzata”. Questo in gergo tecnico significa che darà alle banche minori risorse equivalenti. Dato che la crisi della finanza pubblica di molti Paesi europei aveva causato nuovi sospetti tra banche e paralizzato i loro scambi di liquidità, la banca centrale americana, preoccupata dalle conseguenze per le banche Usa, si è dichiarata disposta a concedere finanziamenti in dollari, completando la batteria degli strumenti necessari per contrastare questi effetti.

Anche se i governi dei Paesi membri della Ue hanno deciso di dotarsi di una ingente massa di risorse per fronteggiare la crisi, si può sostenere che, ancora una volta, è la politica monetaria ad aver saputo rispondere con la rapidità richiesta dalla speculazione. La Bce non ha in teoria limiti nella creazione di euro, mentre i 750 mld di dollari sono pur sempre un limite. Ma ancor più della diversità di munizioni disponibili, ciò che incide sulle aspettative di mercato sono le procedure di attivazione, necessariamente lunghe, delle decisioni prese dai Paesi membri e le divergenze sui modi per intervenire. Il Regno Unito ha reso esplicita la sua contrarietà, mentre la Germania, che ha approvato le decisioni, ha manifestato profonde riserve che inducono la speculazione a saggiarne la consistenza. I 160 mld del fondo di intervento devono essere ratificati dai Parlamenti nazionali (l’Italia lo ha già fatto) e vanno regolamentati; i 440 mld devono essere negoziati bilateralmente con i Paesi in difficoltà e ciò richiede tempo; anche i 250 mld che il Fmi si è dichiarato disposto a mettere a disposizione richiedono procedure che non si esauriscono, come nel caso di Bce e Fed, nell’arco di un giorno. La politica fiscale è certamente molto più lenta e inefficace di quella monetaria nel contrastare la speculazione. Inoltre richiede contropartite, come un irrigidimento del Patto di stabilità di cui si discute in questi giorni il quale, creando un clima deflazionistico nell’Unione, aggrava i problemi di finanza pubblica, ivi inclusi quelli italiani. Poiché sotto attacco è la credibilità dell’euro come moneta per usi internazionali, c’è da sperare che il guizzo di dignità professionale mostrato dalla Bce venga rafforzato con una esplicita dichiarazione – che non richiede mutamenti del Trattato di Maastricht, ma solo un chiarimento del mandato ricevuto a suo tempo dall’Ecofin – di curare gli andamenti giorno per giorno del valore esterno dell’euro. In breve, l’attivazione ufficiale del canale estero di creazione della base monetaria per completare gli strumenti necessari per combattere la speculazione. Invocando l’autorevolezza del governatore Paolo Baffi abbiamo ricordato che la creazione monetaria attraverso il canale estero, ossia intervenendo sul cambio dell’euro, è quella che ha dirette relazioni con l’attività produttiva, mentre il canale banche e tesoro l’hanno solo indiretta. Se si vuole restituire credibilità all’euro occorre compiere questo ulteriore passo. In un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, conte quello europeo, la creazione di base monetaria attraverso il canale Tesoro è la più pericolosa, mentre quella attraverso il canale estero la più efficace. L’Europa ha bisogno di atti coraggiosi. Sarebbe grave adagiarsi sui vantaggi di un euro debole causati dalla perdita di credibilità.

da ll Messaggero del 15 maggio 2010

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