Se curare l'inflazione soffoca lo sviluppo

di Paolo Savona - 11/02/2008 - Economia
Se curare l'inflazione soffoca lo sviluppo
La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere immutati i tassi dell’interesse ufficiali motivando la sua decisione con gli andamenti insoddisfacenti dell’inflazione, alla cui unica cura è stata delegata dal Trattato di Maastricht. La decisione non segue le coraggiose e consistenti riduzioni decise dalla Banca Centrale americana (la Fed), alla quale invece è stato assegnato il compito di lottare contro l’aumento dei prezzi, ma anche di sostenere la crescita reale dell’economia.

In proposito proprio oggi abbiamo due commenti: uno dell’economista della Fed, Edward Nelson, che afferma non esservi relazione tra le riduzioni dei tassi dell’interesse e l’inflazione; l’altro di un Centro studi europeo del quale fanno parte economisti italiani “molto sentiti” che invece plaudono al mantenimento nell’euroarea di tassi dell’interesse deflazionistici e anzi criticano la Bce per avere tollerato un’inflazione superiore al 2%, obiettivo che essa stessa aveva scelto, perdendo credibilità.

Questa è una disputa vecchia quanto la scienza economica e non ha soluzione teorica. Lo statuto della Fed ha di fatto un’ispirazione keynesiana-europea e quello della Bce un’ispirazione monetarista-americana. L’economista Jean Paul Fitoussi, oggi consulente di Sarkozy, criticando il mandato della Bce, disse che gli Stati Uniti concepivano idee sulla moneta che non usavano per loro ma esportavano, con l’Europa pronta a importarle. C’è da dire che lo stesso accade per l’Europa: concepisce buone idee e non le usa per se stessa, ma esporta.

Come sostenuto altre volte su queste stesse colonne, la saggezza millenaria della nostra filosofia insegna che nel dubbio non è lecito agire. E il dubbio è proprio sulle cause dell’inflazione: essa nasce, come in questi mesi, da bassa concorrenza sul mercato delle materie prime, il petrolio innanzitutto, ma anche la liberalizzazione dei servizi europei – la Bolkenstein – “svirilizzata”; ma può anche nascere da un improvviso spostamento della domanda, come l’impennata registrata per i prodotti alimentari da parte dei paesi emergenti. La prima influenza ha radici nelle forme di mercato, ossia non nasce dalla moneta; la seconda, invece, ha cause miste legate all’andamento dei salari e alla lentezza con cui l’offerta si adatta alla domanda. Le strette monetarie possono soffocare lo sviluppo, ma quando le banche centrali le attuano si sostituiscono ai meccanismi democratici, alla cui tutela sono invece deputate sulla base del principio della no taxation without representation (non si può tassare chi non partecipa alla decisione); esse traggono legittimazione dal fatto che l’inflazione opera come una tassa occulta. In assenza di un mandato doppio, uguale a quello della Fed, la Bce è stata autorizzata a tassare in forma occulta i cittadini con una depressione produttiva e occupazionale per evitare che essi vengano tassati con l’inflazione!

Il nostro giudizio è che, dato il mandato ricevuto, la Bce si va comportando in modo abbastanza equilibrato, ma ha la colpa di non denunciare l’erroneità politica ed economica del suo mandato, sul piano della teoria e su quello della pratica. Chi sostiene questo, viene da essa (e da altri) considerato un antieuropeista e un suo nemico. Per essa gli amici sono invece quelli che, attribuendo erroneamente le cause dell’inflazione alla gestione monetaria, l’accusano di non essere sufficientemente antidemocratica per rispettare l’obiettivo di un’inflazione al 2%, tassando gli europei sul piano della crescita reale.

Dagli amici la guardi Iddio.

da Il Messaggero 8 febbraio 2008.

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