Come fare davvero a tagliare le tasse

di Paolo Savona - 31/10/2009 - Economia
Come fare davvero a tagliare le tasse
Nel suo editoriale di ieri Marco Fortis ha correttamente argomentato che l’economia italiana ha retto meglio di quelle “occidentali” alla crisi americana e che non vi sarebbe spazio per prendere decisioni come quelle annunciate dalla presidente tedesca Angela Merkel, perché abbiamo disavanzi rilevanti nei conti correnti con l’estero e nel bilancio pubblico, nonché un indebitamento dello Stato che eccede largamente il Pil.

Allo stesso tempo, però, si sente la necessità di imprimere una svolta alla nostra economia per evitare che la crescita del prodotto ristagni e la caduta dell’occupazione si incancrenisca. Su questa necessità si è aperta una discussione nel Paese, sempre coni soliti toni accesi e inconcludenti. L’oggetto della disputa non è nuovo: se è possibile ridurre o meno la pressione fiscale. Nella stessa maggioranza si avanzano diverse risposte e questo non agevola né la comprensione del problema da parte della pubblica opinione, né degli stessi politici nazionali e locali.

Proviamo a riassumere la posizione tenuta da questo giornale, integrandola per tenere conto delle nuove informazioni disponibili. Il combinato effetto delle spinte del mercato e delle politiche seguite hanno ridotto i potenziali gravi danni che potevano causare all’economia italiana. I dati recentemente prodotti da R&S di Mediobanca indicano che la Top industria italiana ha patito una riduzione del rendimento del capitale investito dal 23,6% del primo semestre 2008 all’11,4% dello stesso periodo del 2009. Nello stesso periodo le Top banche hanno ridotto il rendimento dal 10,9% al 4,4 (dove sono gli “scandalosi profitti bancari” di cui si parla?). Poiché il saggio di crescita del Pil si è ridotto, possiamo affermare che la politica economica è servita a sostenere i profitti industriali.

Qualcuno sosterrà che ciò denota un grave difetto della politica seguita, noi ci permettiamo di affermare che è la base su cui poggia la possibilità di una maggiore ripresa. Ma le scelte finora fatte non possono essere ribadite, perché il settore entrato veramente in crisi è quello delle piccole imprese schiacciate dai ritardi nei pagamenti e dalla caduta della domanda. I malumori stanno lì, anche se è ancora la grande industria a chiedere interventi a proprio favore.

Se qualcosa va fatto dal lato fiscale, va fatto per queste imprese e per le famiglie, affinché gli interventi vadano direttamente alla produzione e al consumo.

Per quanto sia una tassa iniqua che appena possibile deve essere eliminata, non sembra l’Irap la via da seguire, ma le imposte sulle imprese e sulle famiglie, mediante la fissazione di una franchigia comune da dedurre dal reddito aziendale e personale.

Se, come riteniamo, sia questa la soluzione, essa non risolve i tre vincoli sui quali è tornato Fortis.

Alle condizioni esistenti, la riduzione della pressione fiscale non può essere fatta come un “salto nel buio” o “alla luce di un esercizio econometrico”. La soluzione è quella sulla quale questo giornale, l’unico, ha costantemente insistito: alleggerire i due vincoli della finanza pubblica cedendo il patrimonio dello Stato e degli enti locali in:contropartita della cancellazione dei debiti cominciando dai più costosi in essere. I risparmi sugli interessi ridurrebbero i disavanzi pubblici e aprirebbero spazi per interventi mirati come quelli da noi proposti. In tal modo ci toglieremo la corda al collo che l’Unione europea può decidere di tirare quando vuole.

Il momento è propizio per l’esistenza di abbondante liquidità in circolazione e per la ricerca di buoni investimenti da parte dei privati.

da Il Messaggero del 29 ottobre 2009
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