E' il debito a paralizzare la politica del governo?

di Giorgio La Malfa - 15/05/2009 - Economia
E' il debito a paralizzare la politica del governo?
Intervento all'Assemblea della Federdirigenti, Milano 11 maggio 2009 
 
1.    Mentre sono d’accordo con molti aspetti dell’azione del governo, dalla politica estera alla questione così aspramente dibattuta in questi giorni del controllo dell’emigrazione clandestina, su cui convengo con la necessità dei respingimenti alla frontiera, all’atteggiamento di maggiore severità su tutti i temi che sono connessi all’ordine e alla sicurezza pubblica, ho molte e crescenti riserve sulla linea di politica economica che il Governo segue. O dovrei dire meglio sulla scelta del Governo di adottare un atteggiamento di sostanziale inerzia davanti a questo problema.
 
2.    E’ stato osservato più volte che l’economia italiana è sostanzialmente ferma dall’inizio degli anni ’90. Cresce poco il reddito e cresce poco la produttività. Ma non voglio affrontare questo tema molto vasto. Voglio limitarmi alla situazione di questo difficile periodo di crisi. Sono anni difficili per tutto il mondo: questo lo sappiamo. Ma in alcuni paesi gli andamenti economici sono più negativi che in altri. Il Presidente del Consiglio e i rappresentanti del governo dicono spesso che, pur nelle difficoltà comuni a tutti, l’Italia sta meglio degli altri; è più protetta degli altri dalle conseguenze della crisi; ne uscirà meglio. Ma sono poi vere queste affermazioni?
 
3.    Desidero illustrare la Tavola che allego. Essa contiene il confronto dell’andamento del PIL in vari paesi europei fra il 2007 e il 2010. I dati riguardano Italia, Francia, Germania, Spagne e Gran Bretagna e sono tratti da fonti ufficiali, sia per quanto riguarda il biennio 2007-2008, sia per le previsioni 2009-2010.
Come si vede, nel 2009 tutti i paesi considerati stanno male, ma l’Italia sta peggio degli altri con la sola eccezione della Germania. Se però estendiamo il confronto al quadriennio che dovrebbe segnare l’arco della crisi e calcoliamo la variazione complessiva del PIL nel quadriennio per ciascuno di questi paesi, viene fuori che 3 paesi termineranno il quadriennio con un PIL inferiore a quello del 2007. Fra questi l’Italia ha il non invidiabile primato della caduta più forte (- 4,8%). La Germania ha una flessione del 2,8%, la Gran Bretagna dello 0,8; Francia e Spagna mostrano un sia pur lieve saldo positivo. Considerati questi dati, come si fa a dire che noi stiamo meglio degli altri?
 
4.    Vengo alla questione successiva. Si poteva, si può, si deve fare qualcosa? Il governo dice che il problema del debito pubblico ci blocca. Sappiamo che il rapporto debito/PIL italiano è altissimo; sappiamo che è in assoluto il terzo debito più alto al mondo. E’ un problema sul quale la tradizione politica cui appartengo ha richiamato l’attenzione da tempo immemorabile. Ma la domanda è: questa situazione del debito pubblico rende impossibile qualsiasi azione di politica economica? Se la risposta è che non si può far nulla, sappiamo anche che le conseguenze sono e sempre più saranno quelle che emergono dalla Tavola che ho illustrato. Inoltre, sappiamo che, non facendo nulla, la situazione del debito non solo non migliora, ma peggiora drasticamente, perché scendendo il PIL, scende il gettito fiscale, cresce il deficit e di conseguenza il debito. Lo prevede del resto lo stesso Ministro Tremonti, anche se non trae alcuna conseguenza operativa da questa constatazione assai allarmante.

5.    Dunque bisogna stimolare la ripresa e, per farlo, bisogna accettare di aumentare il deficit pubblico
nell’immediato per sostenere la domanda o attraverso sgravi fiscali o attraverso spese di investimento o attraverso una miscela dei due.
 
6.    Visto il problema del debito, questa politica deve essere accompagnata da misure compensative di questa espansione: bisogna cioè che insieme all’aumento del deficit oggi vi sia la certezza di una riduzione del deficit e del debito domani. Per essere sicuri che non vi siano conseguenze nel costo del piazzamento dei titoli di Stato oggi, sarebbe opportuno che la riduzione futura fosse di ampiezza maggiore dell’aumento immediato del deficit.

7.    C’è una misura che realizza efficacemente queste due condizioni. Essa è rappresentata dall’aumento dell’età pensionabile, perché darebbe benefici molto significativi per un lungo arco di anni futuri, cosicché nessuno si potrebbe alzare a criticare l’Italia, né da Bruxelles né da Francoforte.

8.    Ci sono poi altri interventi che avrebbero un valore significativo: un riesame completo della spesa sanitaria; una semplificazione delle strutture istituzionali intermedie (comunità montane, province etc.), giustificata, oltretutto, dal fatto che il Parlamento sta introducendo il federalismo fiscale.

9.    Il fatto è che il governo ha escluso recisamente l’ipotesi di una riforma della previdenza (v. il libro bianco del ministro Sacconi e dichiarazioni varie di Tremonti e Berlusconi). In tal modo esso ha rinunciato a fare una politica economica che oggi sarebbe indispensabile. Non potendola fare, allora si ricorre alla storiella delle doti degli italiani, della forza dell’Italia, della sua situazione migliore di quella degli altri Paesi, parole che non reggono il confronto con una realtà fatta di licenziamenti, cassa integrazione, non rinnovo degli impieghi dei precari e così via.

10.  Quanto tempo passerà prima che questa inerzia si rifletta negli indici di gradimento del Governo? E quando una flessione di questi indici si manifestasse, non sarà troppo tardi per aggiustare il tiro? Ecco gli interrogativi che si pongono davanti ai problemi italini di questo momento. Non vorrei che il Governo nutrisse delle illusioni. Il risveglio potrebbe essere molto amaro.
 
  
                 2007    2008   2009   2010   Totale
 
Italia           1,6     -1,0     -4,4       -0,4      -4,2       
 
Francia       2,1       0,7     -3,0        0,4     +0,2
 
Germ.          2,5       1,3     -5,6       -1,0     -2,8
 
Spagna        3,7       1,2     -3,0       -0,7    +1,2
 
Inghil.          3,0       0,7     -4,1       -0,4     -0,8
Andamento del PIL in vari paesi europei: valori percentuali.
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