Una difesa contro i rischi legati alla globalizzazione

di Paolo Savona - 11/05/2010 - Economia
Una difesa contro i rischi legati alla globalizzazione

Fino alla caduta del Muro di Berlino i servizi d’informazione per la sicurezza dello Stato presentavano, accanto ai compiti tradizionali, dei contenuti di natura economica, come lo spionaggio industriale e i movimenti illeciti di danaro. Alcuni negavano perfino la necessità di tali servizi, ritenendo che dei problemi economici si occupassero già compiutamente altre istituzioni dello Stato, dal ministero del Tesoro a quello degli Esteri e alla Banca d’Italia.

Con l’apertura delle frontiere e l’avvio del processo di globa1izzazione il tema dell’Intelligence economica è uscito dai manuali di studio per divenire oggetto di non sporadica attenzione istituzionale. Nel 1992 fu istituita una Commissione di studio per la riforma dei Servizi presieduta dall’ambasciatore Egidio Ortona, che esaminò il rafforzamento delle prestazioni sui problemi sollevati dai sempre più frenetici andamenti economici globali. Il salto di qualità avvenne però dopo i lavori di una nuova Commissione, creata due lustri dopo e guidata dal generale Roberto Jucci. L’attuazione delle raccomandazioni si è rivelata lenta, anche per le modeste risorse stanziate; ma su talune materie i Servizi hanno raggiunto punte di vera eccellenza.

In tutte le prestazioni dei Servizi sono inevitabili sovrapposizioni di competenza con le istituzioni delegate all’ordine pubblico e ciò porta ad attriti e gelosie che rallentano l’indispensabile collaborazione per un reciproco buon funzionamento. Finché l’ordine pubblico non travalica minando la sicurezza dello Stato, i Servizi non dovrebbero entrare in azione. Ma le informazioni dovrebbero essere comuni e la distinzione passa attraverso i diversi modi in cui sono analizzate: l’ottica dei Servizi è infatti quella d’individuare i rischi per la sicurezza dello Stato, un processo che richiede professionalità diverse da quelli di tutela dell’ordine pubblico.

Nelle prestazioni riguardanti la sicurezza economica degli Stati le aree di sovrapposizione rispetto ai compiti affidati agli organi d’ideazione e attuazione della politica economica, fiscale e monetaria, e a quelli deputati ai controlli in materia sono ancora più marcate e la frontiera tra l’ordine dei mercati e i rischi della sicurezza si fa labile. Eppure, solo scambi d’informazione e stretta collaborazione tra professionisti dell’una e dell’altra funzione possono garantire un buon espletamento dei compiti.

Un esempio degli effetti nell’applicazione di questi criteri si ha nel caso francese, la cui filosofia politica di tutela dei “campioni nazionali”, ossia delle più importanti imprese del paese, è considerata un problema di sicurezza dello Stato, ampliando la frontiera delle prestazioni dei Servizi d’informazione alla difesa degli interessi nazionali.

Le analisi teoriche condotte in materia portano a individuare otto categorie di rischi che può correre la sicurezza dello Stato:

  1. Modifiche all’ordine economico internazionale.

  2. Movimenti migratori anarchici.

  3. Manipolazioni biologiche ed ecologiche.

  4. Crisi d’identità culturale e/o religiosa.

  5. Alterazione degli equilibri economici tra regioni geografiche, località della stessa regione e settori produttivi.

  6. Crisi bancarie e finanziarie.

  7. Crisi o distorsioni produttive.

  8. Spionaggio industriale.

L’esatta individuazione dei rischi consente di orientare la raccolta e l’elaborazione delle informazioni indispensabili in funzione della fase attraversata dal Paese e delle risorse a essa destinabili. Una chiara applicazione del criterio distintivo indicato si ha con l’immigrazione clandestina e le crisi bancarie e finanziarie, due temi di grande attualità.

I movimenti migratori riguardano normalmente le istituzioni delegate ad applicare la normativa in materia, compresa ovviamente quelle per la tutela dell’ordine pubblico; i Servizi per la sicurezza dello Stato entrano in azione solo se essi hanno natura sovversiva dell’ordine costituito. È chiaro che il perseguimento di questo secondo fine richiede la stessa base informativa, ma tecniche di analisi e di azione diverse.

Le crisi bancarie e finanziarie di norma sono delegate alle due principali istituzioni aventi funzioni di regolazione e controllo: il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia. Se il problema ha origine fuori dal territorio nazionale, anche il ministero degli Esteri è chiamato a svolgere un ruolo rilevante. In tale materia la frontiera di queste istituzioni con i Servizi è più labile e richiede non solo una comune base informativa, ma una stretta collaborazione nelle analisi dei comportamenti coinvolti per stabilire se si sia di fronte a un malfunzionamento del mercato “ordinario” o a uno che mette a rischio la sicurezza economica dello Stato.

da Il Sole 24 Ore del 10 maggio 2010

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