Enrico Cuccia e la Fondazione Ugo La Malfa

di Giorgio La Malfa - 24/11/2007 - Economia

Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Enrico Cuccia, una delle personalità di più grande rilievo della finanza italiana del dopoguerra. La sua figura e la sua attività si identificano con Mediobanca. Costituita all’inizio del 1946, Mediobanca divenne il crocevia di tutte le maggiori operazioni di assestamento proprietario del capitalismo italiano nel corso del dopoguerra, acquisendo grande prestigio in Italia e all’estero.

Enrico Cuccia proveniva da una famiglia siciliana di origini albanesi. Figlio di un alto dirigente del ministero del tesoro, era nato il 24 novembre1907. Aveva studiato al liceo Tasso, ottenendo la maturità classica nel 1924. Si era poi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e si era laureato nel 1929 con una tesi sui listini di borsa. Dopo una prima esperienza come giornalista praticante al quotidiano Il Messaggero, era stato assunto dalla Banca Sud Ameris a Parigi, dove aveva risieduto tra il 1930 e il 1931.

Nel 1931 era stato assunto alla Banca d’Italia e assegnato alla sede di rappresentanza di Londra. In questa veste aveva preso parte, come assistente del ministro delle finanze Guido Jung, alla conferenza economica mondiale che si riunì a Londra a metà del 1933. L’anno successivo, rientrato in Italia, era stato trasferito – “d’autorità” come diceva lui stesso - dalla Banca d’Italia all’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), che era stato appena istituito (gennaio 1933) dopo le grandi crisi bancarie dell’inizio degli anni trenta. L’esperienza dell’IRI dovette essere per Cuccia di grande valore formativo, avendo egli in quella occasione avuto la possibilità di lavorare con due personalità di grande valore come furono Alberto Beneduce e Donato Menichella.

Restò all’IRI dal 1934 al 1938, con una intermezzo in Africa orientale dove fu inviato nel 1936 in rappresentanza del sottosegretariato, poi ministero, per gli Scambi e le Valute. In Africa ebbe uno scontro violentissimo con il Viceré, il maresciallo Rodolfo Graziani, di cui bloccò alcune operazioni valutarie sospette. Graziani, furioso, ne chiese la rimozione e pretese un’inchiesta dei reali carabinieri che portò alla conclusione che il comportamento di Cuccia era stato scrupolosamente conforme alle leggi. Anzi, il capo del governo dell’epoca, Benito Mussolini, decise di ricevere e lodare pubblicamente questo giovane funzionario che allora aveva 29 anni.

Rientrato in Italia, l’IRI stesso suggerì alla Banca Commerciale di assumerlo. Così nel 1938 Cuccia si trasferì a Milano, cominciando a lavorare nella sezione esteri della banca. A Milano, Cuccia si legò a Ugo La Malfa e Adolfo Tino, che reggevano le fila dell’opposizione democratico-liberale al fascismo. Quando nel 1942, in piena clandestinità , fu fondato il partito d’Azione, Cuccia vi aderì svolgendo, fra l’altro, una missione molto rischiosa in Portogallo per far giungere a Gaetano Salvemini - tramite l’allora console americano a Lisbona George Kennan - un documento di analisi che fu pubblicato nel 1942 dal New York Times.

Nel documento era delineato con precisione un piano della monarchia di procedere alla destituzione di Mussolini, per sostituirlo con un generale fedele alla casa Savoia. Si metteva in guardia, inoltre, il mondo antifascista e gli alleati dal cadere in questo estremo tentativo della monarchia di coprire le responsabilità che essa aveva avuto nell’avvento al potere di Mussolini e nella vita del regime.

Nel 1943, dopo il 25 luglio, Cuccia si trasferì con Raffaele Mattioli a Roma, dove rimase l’ultimo anno dell’occupazione tedesca. Fu in questo periodo, come scrisse lo stesso Mattioli in un breve ricordo, che nacque l’idea di creare una banca per il finanziamento degli investimenti. Era ovvio che l’idea nascesse in relazione alle esigenze della ricostruzione dell’apparato industriale distrutto dagli eventi bellici. Ma era anche chiaro che si trattava, come gli scrisse ancora Mattioli in una bellissima lettera del 1956, di un progetto legato a “una visione più ampia e fiduciosa dello sviluppo del nostro paese”. Nel 1944 Cuccia prese anche parte alla prima missione - guidata dallo stesso Mattioli - inviata dal governo italiano negli Stati Uniti per prospettare all’alleato le più urgenti necessità economiche del paese.

Dopo il rientro in Italia all’inizio del 1945, cominciò un lungo iter per fare accettare alla Banca d’Italia e al governo il progetto di Mediobanca. Una volta costituita quest’ultima, il 10 aprile 1946, Cuccia lasciò la Comit e ne assunse la direzione generale. Azioniste furono le tre banche d’interesse nazionale, con quote del 35% per la Comit e il Credito Italiano e del 30% per il Banco di Roma.

Nel 1949 Cuccia entrò a far parte del consiglio di amministrazione e assunse la carica di amministratore delegato. La mantenne fino al 1982, quando l’IRI (presieduto da Romano Prodi) ne impose le dimissioni per raggiunti limiti di età. Cuccia rimase nel consiglio d’amministrazione in rappresentanza dei soci privati – entrati nel capitale di Mediobanca a partire del 1956, quando era diminuita in corrispondenza la quota delle banche d’interesse nazionale. Nel 1987 Cuccia riuscì a realizzare la privatizzazione di Mediobanca e in conseguenza di ciò, nel 1988, fu nominato presidente onorario della banca - carica che egli mantenne fino alla sua scomparsa avvenuta il 23 giugno del 2000.

Enrico Cuccia ha avuto una parte importante nella storia dell’Istituto La Malfa e poi della Fondazione Ugo La Malfa. Fu tra i soci fondatori dell’Istituto, insieme con Leo Valiani e Francesco Cingano, e suggerì molte volte di dare continuità a queste attività trasformando l’istituto in fondazione.

Egli fu anche autore nel 1997 di un documento che apparve nella collana dell’Istituto. Un documento di grandissimo interesse che segnalò per la prima volta il problema che oggi è all’attenzione del mondo politico e finanziario, quello della necessità di riconsiderare l’assetto proprietario della Banca d’Italia in presenza di una privatizzazione delle banche. Gli “azionisti” o partecipanti alla banca d’Italia  furono individuati nel 1936 in una serie di banche e istituzioni pubbliche, dopo la grande crisi bancaria che aveva portato alla nascita dell’IRI e al quasi-fallimento della stessa Banca d’Italia. Oggi quelle banche sono tutte private. La Banca d’Italia si trova così a essere posseduta da banche private, alcune delle quali hanno una forte partecipazione di azionisti esteri.

Nel documento, Cuccia prospettava un’ipotesi di sistemazione della Banca d’Italia e per la prima volta procedeva a una stima del suo valore - stima indispensabile nel momento in cui, come previsto dalla legge sul risparmio approvata nel 2006, si dovrà procedere alla modifica dell’assetto della nostra banca centrale.

La Fondazione, in omaggio alla memoria di Enrico Cuccia, ha deciso di pubblicare sul suo sito, www.fulm.org, questo documento e di riprendere nei prossimi giorni ciò che verrà pubblicato per ricordare questa personalità.

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