L'Europa colga questa oppurtunità

di Paolo Savona - 12/02/2009 - Economia
L'Europa colga questa oppurtunità
A causa della sua dimensione, la crisi economica in corso non può essere affrontata in ordine sparso. La fase precedente, quella che ha riguardato le insolvenze dei debitori, le gravi difficoltà delle banche e il fallimento di alcune importanti finanziarie si sono arrestate solo quando le banche centrali e i Governi si sono mossi all’unisono. Questa esperienza pare non aver insegnato quasi niente ai governanti e la fase attuale della crisi, particolarmente concentrata sui beni di consumo durevole (auto, elettrodomestici, hi-tech, prodotti per l’edilizia, mobili e arredi), è nuovamente caratterizzata da un procedere in ordine sparso; con l’aggravante che un intervento a tutela delle produzioni nazionali può essere neutralizzato da un analogo intervento di altri Paesi, ancor più se si mette mano al protezionismo.

Poiché i progressi economici raggiunti da molti Paesi emergenti hanno trainato lo sviluppo dei Paesi industrializzati e creato una più forte integrazione delle economie globali, non può esservi soluzione se non proteggendo il libero scambio, accettando correzioni al lassismo creditizio e cooperando in modo più stretto possibile per fronteggiare insieme la caduta produttiva e la disoccupazione. Occorre rinunciare alla tentazione di tirare da una parte o dall’altra una coperta che si fa sempre più corta.

Tra le aree e i Paesi che contano, l’Unione europea è stata quella che ha mostrato meno attivismo monetario e fiscale, mostrandosi restia a negare i principi fondanti della sua politica economica: contrariamente agli Stati Uniti, che non hanno esitato a chiedere alla loro banca centrale, la Fed, di acquistare i titoli di Stato creando base monetaria destinata a moltiplicarsi, l’UE non ha esercitato pressioni sulla Bce per fare altrettanto, anche se non è stata ripagata con la stessa moneta essendosi essa opposta all’emissione di eurobond. Sarebbe stato un passo importante per uscire dalla crisi con i bilanci nazionali meno disastrati e un’unione politica rafforzata.

Modeste sono state anche le decisioni a sostegno dell’attività produttiva, mentre maggiore è stata l’attenzione verso la disponibilità di credito. Si è però perseguito lo scopo rivolgendo pungenti critiche ai gestori delle banche piuttosto che suggerire le soluzioni per fronteggiare la crescita del rischio derivante dalla nuova situazione economica.

E
’ di ieri la notizia che la presidenza di turno dell’Unione Europea intende convocare entro fine febbraio un vertice straordinario dei Capi di Stato per discutere le decisioni da prendere nel Summit ordinario di marzo. Se questo è lo scopo, l’incontro invierebbe all’economia un messaggio positivo, al quale ovviamente deve far seguito qualcosa di concreto. Poiché a questo vertice partecipa anche il Regno Unito si può sperare che esso svolga una funzione aggregante rispetto alle “fughe in avanti” nazionalistiche della Francia e ai contrasti di politica economica della Germania, perché è il Paese più disastrato dalla crisi finanziaria americana e ha urgente necessità del risparmio europeo per coprire il disavanzo dei suoi conti con l’estero. Dovrebbe però rinunciare a creare confusione allargando ai G20 un compito di coordinamento già difficile da esercitare con i G8. La presidenza di turno dell’Italia può essere svolta con successo perché il nostro Paese ha interesse più di tutti alla ripresa della crescita mondiale per ottenere la propria e ha acquisito reputazione internazionale per aver retto meglio la tempesta del credito americano. A questo proposito, insieme alle critiche, ci saremmo aspettati dall’ambasciatore americano in Italia anche le scuse per i danni causati dal suo Paese ai nostri risparmiatori, alle nostre banche e alla nostra economia. Lo farà certamente l’ambasciatore entrante.

da Il Messaggero del 10 febbraio 2009
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