L'Europa smetta di leccarsi le ferite valutarie e trovi il coraggio di agire

di Paolo Savona - 06/10/2007 - Economia
L'Europa smetta di leccarsi le ferite valutarie e trovi il coraggio di agire
La Banca Centrale Europea ha mantenuto fermo al 4% il tasso di riferimento per evitare turbative in un mercato già scosso dalla crisi dei crediti subprime e dal nuovo scivolamento del dollaro. Sui crediti vi sono le prime schiarite, sull'euro invece persistono le ioncertezze, nei tempi piuttosto che nella dimensione. E' noto che gli economistri americani giudicano necessario raggiungere almeno un rapporto di 1,60 fra dollaro ed euro per ottenere un significativo risultato in termini di riassorbimento del grave deficit della bilancia commerciale statunitense.

Questo rapporto fu inizialmente fissato a 1,18; questa settimana ha superato 1,42 dopo essere disceso, subito dopo la nascita, a 0,85. Se lo scivolamento continuasse nelle dimensioni auspicate l'euro si rivaluterebbe in misura pari a quasi il doppio rispetto al minimo raggiunto e a oltre un terzo rispetto alla parità iniziale, penalizzando le esportazioni che fatturano in moneta europea; considerato che la bilancia estera dell'euro area è restata sostanzialmente in equilibrio, 1,18 appare ancora oggi una valutazione corretta delle ragioni di scambio esistenti tra l'area dell'euro e quella del dollaro (che non è solo Stati Uniti).

Su queste stesse colonne abbiamo anticipato le linee di una politica del cambio del dollaro "a lento scivolamento" per permettere al resto del mondo, i cui scambi sono centrati sulla moneta americana, di riassorbire gli effetti negativi e così non incappare in una grave crisi di crescenza. Questo però significa che stiamo lavorando per pagare i deficit americani.

Siffatta strategia risultava possibile soprattutto per la politica di difesa del cambio dello yuan-renmimbi da parte della Cina, ma essa ha due gravi controindicazioni: la prima e più grave, che l'uso degli eccessi di riserve ufficiali in mano ai cinesi (e ad altri paesi in surplus) per effettuare investimenti all'estero riporta al centro del mercato lo "Stato padrone" e altera le condizioni di competitività globale e gli equilibri geopolitici; la seconda, che l'aggiustamento del cambio del dollaro si concentra sull'eruo con gravi effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti dell'euro area e consequente abbassamento del nostro saggio di sviluppo.

Dopo aver negato strenuamente l'esistenza di conseguenze sullo sviluppo derivante dalle rivalutazioni dell'euro, i governi europei che hanno mantenuto la responsabilità deli cambi, fanno sapere che sono preoccupati. Quando Guido Carli - indimenticabile Governatore della Banca d'Italia e apprezzato esperto di moneta internazionale - sentiva un governante affermare che era preoccupato, reagiva dicendo: a chi si rivolge? Si metta di fronte allo specchio e si impartisca con suoni gutturali l'erdine di agire.

Come ho chiaramente indicato nel mio Espirit d'Europe (pubblicato per i tipi di Rubbettino Editore) per porre rimedio alla situazione occorre innanzitutto intraprendere un'azione tattica: mantenere i tassi dell'interesse sull'euro al di sotto di quelli sul dollaro al netto del deprezzamento atteso o, se ciò non fosse possibile senza perdere il controllo monetario, acquistare sul mercato valutario la moneta americana creando base monetaria attraverso questo canale e non quello bancario, come fa attualmente la BCE. Paolo Baffi, valente studioso e Governatore non meno prestigioso di Carli, insegnava che questa via è più diretta ed efficace del finanziamento alle banche. A questa tattica deve fare seguito un'iniziativa strategica: chiedere di uniformare i regimi di cambio in ambito WTO, senza i quali gli scambi internazionali non possono esprimersi correttamente, in quanto alterati da cambi che non rispecchiano i fondamentali dell'economia, ma la volontà delle autorità. Inoltre in ambito del Fondo Monetario Internazionale deve essere aggiunto un accordo sull'uso delle riserve ufficiali per evitare un sovrappiù di ingerenza d'autorità negli scambi internazionalli ed il definitivo affossamento della globalizzazione come espressione "sana" del libero mercato e non degli equilibri di potenza, dando ragione ai no-global.

Come per i derivati, quando i buoi saranno scappati dalle stalle, una miriade di analisti ci spiegheranno il perchè o, meglio, spiegheranno alla povera gente il perchè il loro reddito non cresce e i figli non trovano lavoro. Vogliamo arrivare a tanto? Purtroppo questa è la strada che l'Unione Europea senza idee e molte fisime va percorrendo.


da  Il Messaggero del 5 ottobre 2007
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