Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione del 29 giugno 2015: “La legge dei falchi”

di Giorgio La Malfa - 30/06/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione del 29 giugno 2015: “La legge dei falchi”

Nei commenti di alcuni giornali italiani di ieri la colpa della rottura in seno all’eurogruppo è soprattutto della Grecia. Sarebbero il Presidente del Consiglio Tsipras ed il suo ‘irresponsabile’ ministro delle finanze Varoufakis ad avere rifiutato le offerte generose delle istituzioni e dei governi europei, ad avere “respinto proposte sempre a loro più favorevoli, ad avere fatto passi indietro su decisioni prese dai governi precedenti.”

La realtà è molto diversa: la questione greca è stata l’occasione per una resa dei conti fra i falchi europei e le colombe. I falchi, guidati dal Ministro tedesco delle Finanze Schauble, spalleggiato dalla Bundesbank e da molti membri dell’eurogruppo, erano contrari a qualsiasi concessione alla Grecia, perché questo avrebbe incoraggiato altri paesi a sottrarsi alla ferrea disciplina delle regole europee. Sono gli stessi che si sono opposti alle politiche con cui la BCE ha cercato di allentare la morsa della crisi economica.

Le colombe, che facevano riferimento alla Cancelliera tedesca Merkel e al presidente della BCE, Draghi, erano molto più cauti perché consapevoli che spingere la Grecia fuori dall’euro significa che altri paesi potranno essere investiti dalla bufera finanziaria fino a mettere in dubbio l’esistenza stessa dell’euro.

I falchi hanno vinto e il patatrac è fatto. La Grecia pagherà un prezzo alto a una certa rigidità con cui ha chiesto che l’Europa cambiasse strada, dimenticando che un debitore non ha molti titoli per avanzare delle pretese. Ma il caos greco rischia di aprire la strada a un disordine finanziario che potrebbe compromettere la già fragile ripresa economica dell’area dell’euro.

Dietro la questione economica emerge una ancor più rilevante questione politica. Nonostante l’esperienza dell’austerità a ogni costo sia tutt’altro che entusiasmante, come si è visto in questi anni in Spagna, in Portogallo, in Grecia, in Italia, appare evidente che i falchi non accettano che le regole della moneta unica possano essere rimesse in discussione. Neppure se a farlo sono i cittadini in una elezione democratica. Se questo avviene, bisogna mettere in difficoltà i governi espressione di questi orientamenti e, se è possibile, farli saltare.

Ma ci chiediamo l’Europa può essere dominata da un pensiero unico? Se si unisce e se vuole restare unita, deve consentire l’articolazione delle posizioni ed il confronto fra di esse. La Magna Carta dell’Unione Europea deve riguardare le regole democratiche di decisione, non i contenuti delle politiche alle quali tutti i paesi siano obbligati, anche quando i cittadini la pensino diversamente.

L’idea di unire l’Europa in un grande stato federale nasce all’indomani del secondo dopoguerra per superare la ristrettezza degli orizzonti nazionali e per dare risposte migliori a tutti i cittadini dell’Europa. Non può diventare il luogo della costrizione a un pensiero unico somministrato da burocrazie sovranazionali prive di legittimazione democratica.

Giorgio La Malfa

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