Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione del 31 Luglio 2015: "UN ERRORE LA MONETA UNICA - Ue verso il baratro Ma i leader temono di fare retromarcia"

di Giorgio La Malfa - 31/07/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione del 31 Luglio 2015: "UN ERRORE LA MONETA UNICA - Ue verso il baratro Ma i leader temono di fare retromarcia"

COME HANNO scritto in questi giorni i maggiori quotidiani internazionali, la crisi greca ha definitivamente messo a nudo la fragilità della moneta unica. È lontano il tempo in cui si diceva che l'euro avrebbe dato all'Europa - nelle parole del Rapporto Delors - «un peso maggiore nei negoziati internazionali e ne avrebbe aumentato la capacità di influenzare le relazioni economiche tra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo». Né si sente dire, come all'inizio, che la moneta comune avrebbe protetto i Paesi membri dalle turbolenze finanziarie. Oggi; è soprattutto la paura dell'ignoto a impedire il dissolvimento della Unione monetaria.

IN REALTÀ, i governi europei sono consapevoli, anche se non osano dirlo apertamente, che l'introduzione dell'euro è stato un errore, sia per i tempi, che peri modi in cui è avvenuta. Non vi era, al tempo di Maastricht, una solidarietà politica fra i Paesi membri che avrebbe consentito di affrontare insieme le difficoltà del cammino. Dominava invece la diffidenza che spingeva a fissare regole rigide intese a evitare che i problemi dei Paesi deboli contagiassero i paesi forti. Queste regole hanno comportato una caduta verticale delle possibilità di sviluppo dei Paesi deboli. Il paradosso è che questo accresce il rischio per i Paesi forti di doversi accollare i debiti dei deboli. Così sono nate nuove ostilità che emergono sia dagli atteggiamenti dei Governi, sia dai sondaggi di opinione condotti nei vari Paesi. Oggi l'Europa è divisa conte non era mai stata nel secondo dopoguerra.

IN QUESTA situazione, se le classi dirigenti europee avessero il coraggio di guardare negli occhi la realtà, esse dovrebbero attenuare i vincoli e le rigidità che nascono dalla moneta unica e restituire ai singoli Paesi la responsabilità di autogovernarsi sottratta loro in base a un progetto rivelatosi inadeguato. In particolare, si dovrebbe reintrodurre quella flessibilità dei cambi che consentiva un aggiustamento delle posizioni reciproche, quando gli andamenti economici divergevano troppo.

Ma qui nasce la difficoltà: per i Paesi europei mettersi su questa strada comporterebbe non solo un giudizio retrospettivo assai severo sulle decisioni che ci hanno condotto qui, ma anche la rinuncia alla moneta unica e alla Banca centrale europea per tornare a un sistema di cambi analogo a quello che l'Europa sperimentò negli anni 'go e '90. Per quanto ardua, è l'unica strada. Non osando contemplare questa ipotesi, pur consapevoli dei limiti insuperabili della moneta unica, i governi vanno nella direzione opposta, proponendo ulteriori integrazioni e nuovi controlli da imporre dall'alto sui Paesi membri. Sanno che questa è una risposta falsa ma sperano, quando la crisi verrà, di non nascondere le loro responsabilità.

OGGI i leader europei sono dei sonnambuli, per usare il termine usato per descrivere gli uomini di governo europei che camminarono a occhi chiusi verso la prima guerra mondiale. Hanno la consapevolezza che la moneta unica non funziona e crea un crescente malessere politico. Ma non sanno come uscire dal vicolo cieco. Rischiano di giungere impreparati alla prossima crisi. Nel frattempo si disperde quel senso di solidarietà che sembrava essersi creato fra paesi che per secoli si erano aspramente combattuti e che costituiva il più grande patrimonio accumulato dall'Europa dopo la tragedia delle due guerre ilei secolo XX.

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