Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione dell'11 Agosto 2015: "La solitudine dell'Euro"

di Giorgio La Malfa - 11/08/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e la Nazione dell'11 Agosto 2015: "La solitudine dell'Euro"

ANCORA una volta, all'indomani della crisi greca che ha messo in evidenza la debolezza delle istituzioni europee e i profondi contrasti fra gli stati membri, si sente ripetere il ritornello che bisognerebbe avanzare verso l'unione politica dell'Europa. Ma quando si entra nel merito, si scopre che non c'è in Europa un comune sentire sulle cose da fare. Anzi, sulla direzione in cui muovere vi sono contrasti di fondo. Se per alcuni bisognerebbe attenuare il rigore tedesco che attualmente impronta le regole della moneta unica - meno austerità, più sostegno allo sviluppo, più solidarietà fra i paesi membri - per la Germania sarebbe necessario andare esattamente nella direzione opposta.

Il ministro delle finanze Schauble, che peraltro nel Governo Merkel è considerato un filoeuropeo, propone di sottrarre alla Commissione la supervisione dei bilanci degli stati membri per assegnarla a un organismo indipendente. Perché? Perché la Commissione, agli occhi di Schauble, si è mostrata troppo accondiscendente sui deficit pubblici. Che l'estremisrho della proposta di Schauble sia inaccettabile sul piano economico dovrebbe essere evidente, alla luce dei dati di questi anni.

Ma la proposta pone anche un delicato problema democratico: dopo avere sottratto agli stati membri dell'euro la responsabilità della politica monetaria e del tasso di cambio, ora si vorrebbe sottrarre ai Parlamenti e ai governi nazionali ogni potere nel campo delle politiche fiscali. Se passasse questa idea, che cosa rimarrebbe del principio fondamentale della democrazia parlamentare no taxation without representation e quale malessere si scatenerebbe in Europa? Romano Prodi ha scritto un articolo come ex presidente della Commissione, in cui critica la visione tedesca dell'Europa.

Ma la sua critica si ferma laddove dovrebbe cominciare: sull'assurdità di adottare una moneta unica in un insieme di paesi che hanno opinioni radicalmente diverse sul modo di condurre la politica economica, sull'importanza delle regole e su molte altre questioni. Più che parlare di ulteriori passi in avanti nella costruzione europea, bisognerebbe pensare seriamente alla contraddizione insanabile fra una moneta unica e un corpo di pensiero così divaricato fra i paesi che adottano tale moneta. Se continuiamo a sottovalutare la situazione, rischiamo di fare riemergere tutti gli stereotipi da cui speravamo di esserci liberati.

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