Giorgio La Malfa su Il Mattino del 9 gennaio 2019 ''Perché l'euro non festeggia i venti anni''

di Giorgio La Malfa - 10/01/2019 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 9 gennaio 2019 ''Perché l'euro non festeggia i venti anni''

 Cari amici,

sono sempre stato convinto che la creazione della moneta unica sia stato un errore perché mancavano - e ancora più mancano oggi - le condizioni indispensabili per il passaggio dalle monete nazionali a una moneta comune. Da ultimo ne ha scritto qualche giorno fa Amartya Sen che pure sul piano politico ha sempre avuto simpatia per l'idea di una unificazione europea. Naturalmente questo non vuol dire che sia facile per l'Europa correggere l'errore e  che un paese singolo possa sottrarsi senza costi eccessivi a questa scelta. E tuttavia l'errore pesa e peserà sul futuro dell'Europa.
Il fatto di essere europeisti contro le ventate di nazionalismo che spirano nei nostri paesi non significa non vedere questi problemi e non cercare delle alleanze in Europa per affrontarli. Deve fare riflettere come si sia consumata nel giro di pochi mesi la posizione politica filoeuropea di Macron.
vi allego un articolo che ho scritto stamane sul Mattino su questi temi.
Molto cordialmente
 
Giorgio La Malfa

 

 

Venti anni fa, di questi giorni, aveva inizio l'avventura della moneta unica europea. Mentre nel 2009 il decennale venne accompagnato da grandi discorsi retorici a Bruxelles e a Francoforte sul successo dell'euro e le magnifiche sorti che questo assicurava all'Europa, quest'anno le autorità hanno mantenuto un atteggiamento prudente. 

Alla ricorrenza ha accennato il Presidente della Bce, Mario Draghi, in un discorso all''Università di Ppisa il 15 dicembre scorso; uno dei membri del Consiglio della Banca ha dato un'intervista alla radio tedesca e poco più.
 
Pesa evidentemente il ricordo delle traversie dell'euro poco dopo le celebrazioni del decennale, quando intervenne la crisi greca e il fatto che Draghi in quell'occasione dovette dichiarare che la Banca Centrale Europea avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l'euro, una dichiarazione che, se calmò i mercati, costituiva allo stesso tempo l'ammissione dalla sede più autorevole della precarietà dell'euro: né l'Inghilterra, né gli Stati Uniti, né la Cina avrebbero bisogno di dichiarare che arebbe stato fatto il necessario per salvare le loro monete. Ma ancor più di questo ricordo, pesa il fatto che l'euro continua a non piacere a una parte significativa dei paesi che pure l'hanno adottato [...]
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