Giorgio La Malfa su Il Mattino del 12 febbraio: “Salva Grecia, resta l’ostacolo di Berlino”

di Giorgio La Malfa - 12/02/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 12 febbraio: “Salva Grecia, resta l’ostacolo di Berlino”

Quattro  anni fa il fronte costituito dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal Fondo Monetario fu compatto nel pretendere dalla Grecia, stremata da una situazione debitoria insostenibile, l’adozione di misure economiche durissime in cambio del sostegno finanziario.

Oggi lo scontro si ripete, ma  la situazione è molto cambiata.  A suo tempo, il Governo socialista di  Papandreou aveva cercato di opporsi alla linea del rigore preteso dall’Europa, aveva minacciato un referendum, ma era stato spazzato via dalle elezioni. Gli era subentrato il Governo conservatore di Samaras eletto su una piattaforma che riconosceva la legittimità delle richieste europee alle quali si era conformato lealmente.

In quel momento non si poteva sapere quali sarebbero state le conseguenze effettive delle politiche che venivano imposte alla Grecia. Ci si poteva illudere che esse fossero la risposta giusta agli squilibri finanziari da cui era nata la crisi. Oggi la situazione e’ diversa: nessuno puo’ ignorare il bilancio  disastroso delle politiche di austerità seguite in questi anni. Basta guardare i dati: il reddito nazionale greco  si e’ ridotto del 40%; la disoccupazione è salita dall’8 al  26%; la disoccupazione giovanile è passata dal 22 al 58%.

E tutto questo, imposto per raggiungere il mitico equilibrio dei conti pubblici,  ha prodotto l’esatto contrario: un drammatico peggioramento del rapporto fra il debito pubblico e il reddito nazionale, salito  dal 113% nel 2009 al 175% nel 2014. Questo vuol dire che se il debito pubblico era difficilmente sostenibile nel 2009, oggi, dopo la cura da cavallo imposta dall’Europa e dal Fondo Monetario, il debito greco è ancora più insostenibile. Dunque non può essere piu’ ignorato che le regole europee hanno prodotto un aggravamento dei problemi. E queste regole non possono essere riproposte come se non fosse successo  nulla.

Da questo e’ venuto il terremoto delle ultime elezioni e la vittoria di Tsipras. I greci hanno scelto un governo impegnato a trovare una strada diversa e deciso a non farsi intimidire.  E’ una scelta democratica che ha diritto di essere rispettata.

Proprio questo insieme di ragioni politiche ed economiche fa’ si’ che la posizione europea, a suo tempo silenziosamente allineata  all’impostazione rigida richiesta dalla Germania, appaia oggi molto più  articolata. La Commissione Europea si rende conto che, se non si trova una via di uscita concordata,  la Grecia potrebbe essere costretta ad abbandonare l’euro. E nessuno è davvero in grado di calcolare le conseguenze  di un tale evento e i riflessi che potrebbero innestarsi in altri paesi dell’area dell’euro. Anche la BCE si direbbe consapevole di questi rischi.

Dall’esterno dell’Europa, c’è da dire che il Fondo Monetario ha cambiato posizione sull’austerità e ormai riconosce apertamente che essa è stata eccessiva ed ha avuto effetti controproducenti. Quanto agli Stati Uniti, essi premono per una soluzione positiva, anche perchè una Grecia fuori dall’euro e magari, come vorrebbero i falchi, anche fuori dall’Unione Europea, forse accetterebbe i segnali di apertura e di amicizia che le provengono dalla  Russia di Putin.

Il nuovo governo greco, insomma, corre molti rischi ma se ha il coraggio di giuocare fino in fondo e con fermezza la sua partita, può ottenere una soluzione più adeguata. In sostanza, il problema torna nuovamente alla Germania. Essa e’  reduce da un colossale insuccesso nella campagna contro la decisione della BCE di allargare l’offerta di moneta per favorire la ripresa dell’eurozona.  Due settimane fa, al momento del voto  sul Quantitative Easing nel Consiglio della Banca, la Germania era finita in minoranza.  La BCE aveva deciso di procedere nel progetto nonostante l’opposizione dei due membri tedeschi del Consiglio, sostenuti apertamente dalla Cancelliera Merkel e dal suo ministro delle Finanze Schauble.

Quella sconfitta era stata debitamente registrata, ma nessuno ne aveva sottolineato la portata. Ora la storia rischia di ripetersi a proposito della Grecia. Sia il ministro delle Finanze Schauble che il Governatore della Bundesbank Weidmanm hanno dichiarato che non vi è alcuna possibilità di modificare le intese raggiunte a suo tempo fra il governo greco e le istituzioni internazionali rappresentate nella troika, la Commissione Europea, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale. Ma il governo greco ha scelto una posizione intelligente: ha dichiarato di essere pronto ad accettare il 70% delle condizioni a suo tempo richieste dalla troika, ma chiede sei mesi per raggiungere un nuovo accordo e un sostegno economico per il periodo intermedio. E’ una richiesta giusta che l’Italia dovrebbe avere il coraggio di sostenere apertamente.

In linea di principio la Germania potrebbe irrigidirsi fino al punto da far saltare ogni possibilità di accordo con la Grecia, ma l’impressione è che essa non troverebbe molti alleati in questa linea dura. Specialmente se, come sembra, il governo greco non ha intenzione di fare marcia indietro sulle sue richieste.  Certo, per la Cancelliera Merkel  la situazione si fa sempre più difficile. Come può – dicono i ciritici  -  il più forte paese europeo essere messo ancora una volta  in minoranza? La Germania finora ha sempre potuto affermare che le regole le dettava lei e chi non le condivideva poteva accomodarsi fuori dell’Unione Monetaria. Ma se ora la musica cambia…

Giorgio La Malfa

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