Giorgio La Malfa su Il Mattino del 13 Settembre 2015: “Senza interventi specifici la ripresa ci sarà solo al Nord”

di Giorgio La Malfa - 14/09/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 13 Settembre 2015: “Senza interventi specifici la ripresa ci sarà solo al Nord”

Non solo fisco serve un piano per il rilancio

Che sia in corso una ripresa dell'economia italiana viene confermato dai dati diffusi in questi giorni sull'andamento dei consumi e della produzione industriale. Questa è una buona notizia.

In un'intervista al Foglio, il Presidente del Consiglio si è detto certo che «l'Italia ha svoltato» e che nel corso dell'anno il reddito nazionale potrebbe crescere di più dello 0,7% che era stato indicato dalle previsioni del Governo della primavera scorsa. Accentuare i dati positivi non è sbagliato. I processi economici si auto alimentano.

Così come i dati negativi accentuano la sfiducia, i segnali positivi generano un clima economico più favorevole sia fra i consumatori che nelle imprese. Ma oltre al segno positivo davanti alle stime del reddito nazionale, conta la misura in cui cresce il reddito. La portata dei problemi che l'Italia eredita dai lunghi anni di crisi richiede che si creino condizioni di crescita sufficientemente robuste sia per incidere sul tasso della disoccupazione, raddoppiatasi nel corso degli ultimi anni, sia per investire tutto il Paese e non soltanto le regioni del Nord. La vera conferma della svolta della vita economica italiana verrà dal calo della disoccupazione e dal miglioramento delle condizioni del Mezzogiorno.

Queste due questioni disoccupazione e Mezzogiorno che sono fra loro strettamente legate si riassumono in alcune semplici considerazioni. La prima è che per incidere sul tasso della disoccupazione bisogna che si realizzi una crescita del reddito nazionale non inferiore al 23%. Sotto il 2% la crescita non crea posti di lavoro aggiuntivi. A questo proposito, il vero quesito sulla legge di stabilità che il governo sta predisponendo è se essa indicherà un obiettivo "alto" per l'aumento dell'occupazione. Il presidente del Consiglio ha dichiarato che egli conta di ottenere in Europa una certa flessibilità nei parametri europei. Sarà quella flessibilità gestita in modo tale da consentire un aumento del reddito nazionale che si collochi stabilmente, a partire dal 2016, sopra il 2% annuo? Quanto al Mezzogiorno, vi è il rischio che, senza una serie di misure specifiche che attraggano investimenti aggiuntivi nelle regioni meridionali, la ripresa si concentri esclusivamente nelle regioni settentrionali nelle quali esiste un tessuto industriale in grado di rispondere positivamente agli stimoli della domanda interna ed estera.

Per incidere nella condizione del Mezzogiorno debbono localizzarsi nelle regioni meridionali aziende portatrici di nuovi investimenti. Il recente Rapporto della Fondazione La Malfa sull'industria nel Mezzogiorno ha documentato il grave depauperamento del tessuto industriale meridionale avvenuto nel corso di questi anni. Per cambiare rotta, servono programmi massicci di investimenti pubblici, di cui ieri in un'intervista al Mattino, il presidente della Svimez, Adriano Giannola, ha indicato i più importanti. Serve anche il pieno utilizzo dei Fondi europei su cui il sottosegretario De Vincenzi ha fornito in questi giorni alcuni dati positivi, anche se il disordine e la fretta con le quali vengono recuperati questi fondi rischia di far di essi solo elementi di sostegno dei redditi, ma non necessariamente un elemento della necessaria trasformazione delle regioni meridionali. Da Bruxelles è rimbalzata la notizia, che andrebbe verificata, di una disponibilità della Commissione Europea ad accettare forme di incentivazione fiscale specifica per il Mezzogiorno. Sarebbe una svolta preziosa.

E tuttavia, date le condizioni del Mezzogiorno, i soli incentivi fiscali, per esempio la riduzione degli oneri sociali, può non essere sufficiente a superare gli altri fattori negativi che scoraggiano le imprese a localizzarsi nel Mezzogiorno. Il Mezzogiorno va investito da una serie di interventi coordinati: investimenti pubblici, incentivi fiscali, individuazione di aree speciali nelle quali concentrare tutte le facilitazioni per le imprese, garanzia di non interferenza della grande criminalità, alleggerimento della burocrazia, collegamento con le Università, e così via. Il discorso che il presidente del Consiglio doveva fare all'inaugurazione della Fiera del levante avrebbe consentito di fare il punto su questi problemi e di conoscere lo stato di avanzamento nella preparazione del programma per il Mezzogiorno il Masterplan di cui ha parlato il 7 agosto il premier che il governo si è impegnato a presentare a metà settembre.

Da questo punto di vista, la scelta di rinunziare a presenziare all'apertura della Fiera del Levante non è rassicurante. Si può comprendere la decisione di volare a New York per assistere allo straordinario finale fra le due tenniste italiane che hanno sconfitto le prime due giocatrici del mondo. Ma l'assenza del premier da Bari e il discorso necessariamente generico del sottosegretario De Vincenti, che lo ha sostituito, può far sorgere dei dubbi sullo stato di avanzamento del Masterplan. L'occasione, si spera, è solo rimandata.

http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/