Giorgio La Malfa su Il Mattino del 20 marzo: "Il lavoro per tutti: Gli Usa lo cercano, l'Europa lo ignora"

di Giorgio La Malfa - 20/03/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 20 marzo: "Il lavoro per tutti: Gli Usa lo cercano, l'Europa lo ignora"

Oggi si apre a Bruxelles un nuovo capitolo dello scontro fra il governo greco e la Germania, a proposito degli obblighi a suo tempo imposti alla Grecia che, giustamente, il premier greco, Tsipras, vuole ridiscutere alla luce delle drammatiche conseguenze economiche e sociali che essi hanno avuto.

Mentre questo avviene, molti governi, fra cui il governo francese e quello italiano, che pure avrebbero assoluto bisogno di una rilettura meno severa delle regole di Maastricht, non osano prendere apertamente le parti di Tsipras.

La Grecia è quindi sostanzialmente sola ed è alla mercè di quello che deciderà la Gerrnania, incerta fra un atteggiamento prudente della Cancelliera Merkel che preferirebbe evitare una crisi dell'euro e la rigidità di Schauble e della Bundesbank, che vogliono invece riaffermare l'assoluta intoccabilità della disciplina di Maastricht.
E la Bce? Per quello che se ne può comprendere dall'estemo, il suo presidente Mario Draghi è assolutamente consapevole della fragilità dell'euro e del fatto che, cosi continuando, il tessuto della moneta unica rischia di lacerarsi in più punti.


Ieri, nel discorso tenuto a Francoforte in occasione dell'inaugurazione della nuova sede della Bce, Draghi da un lato ha riconosciuto che vi è il problema di rilegittimare le istituzioni europee agli occhi dei cittadini e che questo richiederebbe un'Europa in crescita dal punto di vista economico, ma dall'altro non ha potuto che ripetere il ritornello tedesco della necessità che ciascuno risolva da solo i propri problemi, senza aspettarsi alcuna solidarietà dal resto dell'eurozona. 


Draghi non può non essere consapevole che non è facile conciliare queste due esigenze nel quadro delle regole di Maastricht e della loro immutabilità, ma non ha interlocutori nei Governi che possano aiutarlo a trovare una strada.
Si spinge in avanti, ma sa bene che la Germania considera quasi esaurito il margine di ciò che essa può concedere. E Draghi sa che questo margine difficilmente è sufficiente a fare ripartire l'Europa.

Mentre l'Europa dell'euro rischia di lacerarsi, appare molto più solido l'assetto della politica economica americana. Ieri, a conclusione della riunione del Comitato della Fed cui spettano le decisioni in tema di politica monetaria, ha parlato Ianet Yellen, Presidente della Riserva Federale cioè della Banca Centrale degli Stati Uniti. 
Vale la pena di leggere quello che ha detto la Yellen nel fare il punto sull'evoluzione della situazione economica americana nel periodo più recente. 


«Abbiamo visto - queste le sue parole - un progresso continuo verso il nostro obiettivo della massima occupazione». Ed ha aggiunto: «Il passo della crescita dei posti di lavoro è rimasto forte, con circa 290.000 nuovi occupati al mese negli ultimi tre mesi. Il tasso di disoccupazione era pari al 5,5% a febbraio.
C'è stato un notevole progresso, ma c'è spazio per ulteriori miglioramenti». Ed ha spiegato che per questa ragione la Fed ha rinviato almeno fino alla metà di giugno un possibile aumento dei tassi di interesse.


In Europa non potremo mai leggere parole di questo genere, perché fra gli errori commessi nel redigere il Trattato di Maastricht vi è stata una definizione assolutamente restrittiva del mandato affidato alla Banca Centrale Europea. La legge americana assegna alla Fed il seguente mandato: «Mantenere la crescita di lungo periodo degli aggregati monetari e creditizi in linea con il potenziale di crescita produttiva di lungo termine, in modo da promuovere effettivamente gli obiettivi di massima occupazione, di stabilità dei prezzi e livelli contenuti dei tassi di interesse a lungo termine».

E infatti la Yellen ha parlato della massima occupazione come del «nostro obiettivo», cioè dell'obiettivo che la Fed persegue. In Europa, l'articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea assegna alla Bce l'obiettivo «del mantenimento della stabilità dei prezzi». E null'altro, se non un riferimento generico al fatto che, fatto salvo questo obiettivo, la Bce concorre alla realizzazione degli altri obiettivi dell'Unione.
Chi ha la responsabilità in Europa della crescita, o come dice la legge americana della massima occupazione? Non la ha la Bce che dispone di strumenti efficaci, ma che non può impiegare a questo fine.

Non li ha l'Unione europea che dispone di un bilancio limitatissimo. Non li hanno i paesi membri dell'Unione a cui viene imposto di pareggiare i bilanci e di ridurre i debiti pubblici e di farlo in tempi ristretti. Come sorprendersi se l'Europa è piombata nella deflazione?
In questo quadro, non rimane altro ai paesi membri dell'euro che le prediche sulla necessità di rendere flessibile il mercato del lavoro, con la certezza che il primo effetto di queste normative sarà quello di aumentare la disoccupazione e l'invito alle «riforme» della scuola della giustizia, della pubblica amministrazione - cose, se fatte bene, sono in sé sacrosante, ma che con la crescita economica hanno pochissimo a che
fare.

La caduta dell'occupazione in Europa, il raddoppio della disoccupazione in Italia, nel corso degli ultimi otto anni, richiedono per essere curati un aumento degli investimenti; di quelli privati per stimolare i quali è utile che l'euro si svaluti e che i tassi di interesse siano bassi, quelli pubblici,
se da soli gli investimenti privati non partono.

L'America lo sa e può farlo. L`Europa non può farlo, neppure ora, quando si comincia a capire come stanno le cose. Questo è il dramma che si svolge sotto i nostri occhi, davanti al quale le riunioni di Bruxelles appaiono e sempre più rischiano di apparire come dei tornei oratori senza senso e senza costrutto.

Giorgio La Malfa

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