Giorgio La Malfa su Il Mattino del 24 aprile 2015: “Occorre più coraggio per aiutare la crescita”

di Giorgio La Malfa - 24/04/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 24 aprile 2015: “Occorre più coraggio per aiutare la crescita”

Davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato la Banca d'Italia, pur esprimendosi con il massimo garbo, non ha nascosto riserve sulla politica economica del governo.

Nel testo preparato per l'audizione del vicedirettore della Banca Signorini sul Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, è stato messo per iscritto la sua opinione su tre punti significativi. Le prospettive della ripresa. Per la Banca d'Italia, le previsioni del governo sull'andamento dell'economia italiana nel prossimo triennio (+ 0,7 quest'anno, + 1,4 - 1,5% nel successivo biennio) sono «plausibili».

Ma mentre il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia avevano aggiunto che si trattava di stime «prudenziali» e cioè che in sostanza essi erano convinti che l'economia italiana potrebbe crescere anche di più, la Banca d'Italia ha manifestato delle preoccupazioni in senso opposto. Per il 2015, ha scritto che l'aumento dello 0,7% ipotizzato dal governo non è esente «da rischi a breve termine», mentre per il periodo successivo ha precisato che le previsioni ufficiali presuppongono «il mantenimento di condizioni non meno favorevoli per tutto il periodo considerato». Il cosiddetto Tesoretto.

Nel presentare il def il governo aveva fatto sapere di avere «da parte» una cifra dell'ordine dello 0,1% del Pil, equivalente a circa 14001500 miliardi di euro. La Banca d'Italia ha tenuto a precisare che per contenere il deficit di bilancio del 2015 al 2,6%, come è nei propositi del governo, il ministero dell'Economia dovrà effettuare riduzioni di spesa pari allo 0,6% del reddito nazionale (cioè per circa per 10 miliardi di euro).

Ha aggiunto che queste riduzioni «non sono a questo stadio precisate; dovranno essere definite con la prossima legge di stabilità». È un modo elegante per dire che per ora non c'è alcun Tesoretto, ma solo un buco di circa 8,5 miliardi di euro da riempire (come?) entro la fine dell'anno. Se invece di 8 e mezzo il governo ne troverà 10, ne resterà una piccola fetta che il governo potrà usare come crede. Il problema del debito pubblico. Ancora più netta è la presa di posizione sul tema del debito pubblico.

Se oggi c'è poco spazio per le politiche espansive sembra dire la Banca domani non ce ne sarà molto di più. Anzi. Dopo la premessa di Signorini «è giusto non ostacolare un'economia che stenta a ripartire» subito dopo viene l'altolà: «Il ridimensionamento del debito non va perseguito solo perché richiesto dalle regole europee (e nazionali) di bilancio; lo impongono i principi della buona amministrazione e la necessità di mettere il Paese in condizioni di sicurezza rispetto a eventuali cambiamenti di umore dei mercati che colpiscono le finanze pubbliche quanto più fragili sono le condizioni di partenza».

Come ho scritto giorni fa a commento del Def, la critica più forte all'impostazione del governo è che essa ignora sostanzialmente il problema della crescita e dimentica il dramma della disoccupazione. Qui siamo di fronte a una critica nel senso opposto e cioè che il governo corre troppi rischi dal lato del rigore finanziario e del risanamento della finanza pubblica.

Sono due analisi critiche di segno molto diverso fra loro, ma che colgono il punto debole della politica economica dall'Esecutivo, cioè l'assenza di un'analisi di fondo del problema italiano ed il coraggio di scegliere una strada e di perseguirla con coerenza. Restare in mezzo al guado rischia di non servire a nulla, né alla ripresa, né al risanamento. 

Giorgio La Malfa

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