Giorgio La Malfa su Il Mattino del 28 marzo: "I parametri Ue che frenano i posti di lavoro"

di Giorgio La Malfa - 30/03/2015 - Economia
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 28 marzo: "I parametri Ue che frenano i posti di lavoro"

Ieri, parlando alla Camera dei Deputati, il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha confermato che ci sono segnali di ripresa economica in tutta l'area dell'euro ed anche in Italia.
Ma ha ripetuto ancora una volta, come è d'abitudine nei discorsi degli esponenti della Banca Centrale Europea, che la politica monetaria non può fare molto di più di quello che già sta facendo e che, per dare consistenza alla ripresa, servono le famose riforme strutturali che ciascun paese dovrebbe fare per suo conto.

Ha aggiunto, a scanso di equivoci se qualcuno si fosse illuso che la Bce avesse cambiato pelle, che queste riforme non possono in alcun caso far venir meno gli impegni di riportare rapidamente in equilibrio i conti pubblici, come richiede il trattato di Maastricht In un articolo del Mattino di qualche giorno fa avevo riportato le parole assai diverse con le quali Janet Yellen, il Presidente della Riserva Federale, che è la Banca Centrale degli Stati Uniti, aveva comunicato gli orienta-menti della Fed: «Abbiamo visto - queste le sue parole - un progresso continuo verso il nostro obiettivo della massima occupazione» ed aveva aggiunto: «C'è Stato Un notevo-le progresso, ma c'è spazio per ulteriori mi-glioramenti».
In questi due discorsi c'è l'abisso che separa l'impostazione della politica economica degli Stati Uniti da quella dell'eurozona.

La Fed ha fra i suoi compiti quello di pro-muovere il più elevato livello dell'occupazione e modula le politiche monetarie in funzione anche di questo obiettivo. L'Europa di Maastricht confina la politica monetaria al solo obiettivo del contenimento dell'inflazione.

L'aumento dei prezzi deve stare sotto, ma vicino, a12% per anno. E perché mai si deve considerare questo come un obiettivo ragionevole? Perché il 2, piuttosto che l’1 o il 3%? E perché deve essere la stessa Banca Centrale a scegliere l'obiettivo quantitativo dell'inflazione e non un organo politico, come potrebbe essere il Parlamento Europeo? E che cosa avviene se il perseguimento dell'obiettivo della stabilità dei prezzi compromette, come è successo in questi anni, un obiettivo altrettanto rilevante sul piano economico e sociale, come è quello della maggiore occupazione? Questa è la prima anomalia dell'assetto che l'Europa si è data con il Trattato di Maastricht.
L'altra riguarda la finanza pubblica ed ha conseguenze altrettanto rilevanti sul piano economico e ancor più rilevanti sul piano politico.

Più o meno in tutti i Paesi dell'Occidente nel corso del dopoguerra, si era giunti a una precisa e chiara distinzione fra gli obiettivi di politica economica, cioè i risultati che i governi volevano ottenere con la propria azione, e gli strumenti di cui essi potevano disporre e con i quali potevano cercare di realizzare quei traguardi. Essenzialmente gli strumenti di cui i governi potevano fare uso erano la politica monetaria (ricomprendendo in essa anche il tema del tasso di cambio fra la moneta nazionale e le altre valute) e le politiche di bilancio, cioè le entrate fiscali, le spese correnti e di investimento e il saldo fra queste poste.

Questi vari strumenti andavano combinati fra loro in maniera appropriata. Prendiamo ad esempio l'Italia: qui, ogni armo, il governo aveva l'onere di presentare al Parlamento una relazione che, giustamente, si chiamava previsionale e programmatica. In essa il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro esponevano gli obiettivi che il governo si riprometteva di raggiungere, alla luce del quadro economico interno ed internazionale.

Questi obiettivi potevano riguardare la crescita del reddito, la riduzione della disoccupazione, il riequilibrio economico fra il Nord e il Sud, la riduzione delle diseguaglianze o della povertà e così via. Il documento delineava inoltre le politiche economiche che, ad avviso del governo, erano in grado di portare alla realizzazione di quegli obiettivi. Il Parlamento poteva discutere a fondo di questi problemi e dare al Governo il conforto di una riflessione meditata.
Il Trattato di Maastricht ha stravolto questa impostatone, non solo limitando la politica monetaria alla sola lotta contro l'inflazione, anche quando i prezzi vanno giù come...

 

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