Giorgio La Malfa su QN del 22 novembre 2018 ”La crescita che non c’è”

di Giorgio La Malfa - 22/11/2018 - Economia
Giorgio La Malfa su QN del 22 novembre 2018 ”La crescita che non c’è”

Cari amici,
In questo articolo pongo soprattutto al leader della Lega il problema politico che nasce non tanto dal giudizio europeo sulla manovra ma dai dati oggettivi sulle prospettive dell'economia italiana che scaturiscono dall'ISTAT, dall'OCSE, dal FMI etc.

Il problema è che  la politica economica del governo non è in grado di realizzare l'obiettivo di sostenere l'economia italiana in un momento in cui la congiuntura sta peggiorando. Serve una manovra diversa nella sua composizione. I due partner di governo sono in un tale contrasto fra loro proprio sul tema degli investimenti che mantenere il governo significa NON fare la politica economica necessaria.  Fra qualche mese, quando tutto questo sarà evidente, l'opinione pubblica, specialmente quella del Nord, dove la Lega è più radicata, concluderà che Salvini ha fallito.

Naturalmente per uscire dall'impasse in cui si trova ci vuole molta determinazione. C'è tale determinazione?

Giorgio La Malfa

 

 

A ottobre, nel presentare la manovra economica , il governo ammise che essa violava gli accordi europei, ma spiegò che si trattava di un complesso di misure capaci far ripartire l’economia italiana. Se fosse così, se cioè la politica italiana violasse le regole europee ma fosse efficace nel far ripartire reddito e occupazione, sarebbe legittimo non tener conto dell’Europa e dichiarare che l’Italia va avanti comunque.
Il vero problema  per il governo è che non è così: l’economia non riparte; anzi, si moltiplicano i segni di crisi, Di conseguenza diventa legittimo temere che anche il deficit possa schizzare oltre il 2,4%.
Dunque il problema non è solo –anzi non è più- il fatto che l’Italia viola i limiti previsti dall’Europa, ma quello che praticamente nessuno crede che la politica del governo sia in grado di contrastare il rallentamento dell’economia e di tenere il deficit sotto controllo. Non lo crede la Commissione Europea, non lo crede l’Ocse, non lo crede il fondo monetario, non  lo crede l’Istat.
Del resto, nessuno nel governo sostiene che l’Italia stia ripartendo. Quindi, nell’interesse dell’Italia, bisogna cambiare immediatamente rotta.

Stamane uno dei ministri più autorevoli ha scritto esplicitamente che <<la strada intrapresa è la sola possibile, purché venga integrata al rilancio degli investimenti pubblici>>. Aumentare la spesa per investimenti mantenendo il bilancio sotto controllo vuol dire ridurre le spese correnti. Cioè riscrivere integralmente la manovra.

Ma è proprio su questo che sta emergendo il problema politico in seno alla maggioranza, perché non vi è accordo sugli investimenti e forse neppure sulla correzione della spesa corrente.
Ma se fra le due componenti del governo non vi è un comune sentire, serve un chiarimento immediato prima che la paralisi politica aggravi la crisi. Conviene che qualcuno nei due partiti di maggioranza cominci a pensare che, come Macron è crollato dal 60 al 25 percento di consensi in 6 mesi, la stessa cosa può avvenire anche agli attuali protagonisti della vita italiana.  

 

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