Giorgio La Malfa su QN Il Resto del Carlino del 19 maggio 2016 "Promesse sulla carta"

di Giorgio La Malfa - 19/05/2016 - Economia
Giorgio La Malfa su QN Il Resto del Carlino del 19 maggio 2016 "Promesse sulla carta"
Fino a qualche anno fa, la dottrina economica dell'Eurozona in materia di finanza pubblica era chiara e semplice: l'obiettivo prioritario era il pareggio dei bilanci, considerata condizione necessaria ma anche sufficiente perfar ripartire la crescita. Così cantavano in coro la Commissione Ue, il Fmi, la Bce, gli economisti à la page e, ovviamente, il governo tedesco. Le cose oggi sono cambiate. L'Eurozona è, finita in deflazione. Nonostante i suoi sforzi, la Bce non riesce a schiodarla da questa condizione. Il Fmi ha modificato le sue posizioni. Gli economisti à la page hanno perso di credibilità. E, soprattutto, le opinioni pubbliche europee sono in rivolta contro un'austerità di cui si sono visti soltanto gli effetti negativi. In questa situazione la Commissione è costretta ai salti mortali, anche perché è profondamente divisa al suo interno fra i cultori dell'ortodossia e i realisti. Deve lasciare la briglia più sciolta ai governi, ma dève dichiarare e pretendere che, se si devia dal processo di aggiustamento, lo si faccia in misura limitata e impegnandosi a riprendere al piupresto il cammino dell'austerità. 
 
Per questo la Commissione, esaminato il bilancio italiano per il 2016 che viola gli impegni sia in materia di deficit che di debito pubblico, lo ha lasciato passare chiedendo però al governo di promettere che l'anno prossimo il deficit scenderà all'1,8% dal 2,6-2,8% di quest'anno. Il ministro Padoan ha messo per iscritto che l'Italia accetta l'impegno. E ovviamente una promessa destinata a restare sulla carta: essa implicherebbe un bilancio pubblico per il 2017 fortemente restrittivo in un momento in cui l'economia italiana è quasi ferma e le previsioni di crescita vengono riviste al ribasso. Con le elezioni alle porte, il governo varerebbe un bilancio restrittivo nel 2017? In sostanza si continua su una strada senza uscita. L'Europa continua a chiedere politiche sbagliate. L'Italia lo sa, ma non ha il coraggio di distaccarsi apertamente da questa filosofia. Non osa ridurre in modo significativo la pressione fiscale. Difende piccoli margini per concessioni essenzialmente elettorali. E dunque accetta che l'economia italiana si trascini stancamente. Verso dove? Verso il precipizio del debito pubblico da cui ci si potrebbe allontanare solo se il reddito nazionale crescesse in modo significativo. Si tratta di contraddizioni che ci avvicinano a una crisi dell'Italia e dell'Europa. 
 
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