Governi-BCE duello sui tassi

di Giorgio La Malfa - 03/07/2008 - Economia
Governi-BCE duello sui tassi
Da qualche settimana il Presidente della Banca Centrale Europea, Claude Trichet, ha iniziato a preparare il terreno per un aumento dei tassi di interesse che potrebbe essere deciso nella riunione di giovedì prossimo del Consiglio Direttivo della Banca. Ma, per la prima volta, la BCE si trova a dovere fronteggiare una serie di indicazioni in senso contrario provenienti non da singole voci accademiche ma da rappresentanti di alcuni fra i maggiori Governi europei. Particolarmente significativa, sabato scorso,  la presa di posizione del Ministro tedesco delle Finanze, Peter Steinbruck che ha manifestato al settimanale Spiegel la sua preoccupazione per gli effetti negativi sull’economia europea di un aumento ulteriore dei tassi. Una posizione analoga è stata presa dal Ministro francese dell’economia, Christine Lagardère e dal Primo Ministro spagnolo, Zapatero.

Questo dibattito sulle scelte della BCE rappresenta una novità assoluta. Finora la Banca Centrale Europea ha potuto prendere le proprie decisioni in assoluta autonomia, valendosi anche del fatto che il Trattato di Maastricht ingiunge ai Governi nazionali e alle istituzioni europee di astenersi dal formulare suggerimenti alla Banca Centrale Europea circa il modo di condurre la politica monetaria. Ma evidentemente il peggioramento continuo della congiuntura economica in tutta Europa e le conseguenze sulla competitività delle esportazioni europee di un ulteriore apprezzamento dell’euro sul dollaro obbligano i governi a reagire. E poiché il Trattato prescrive che la Banca sia a sua volta del tutto sorda a questi richiami, la riunione di giovedì del Consiglio Direttivo della BCE sarà comunque molto difficile. Se essa non procederà ad aumentare i tassi, l’immagine di indipendenza, cui essa tiene particolarmente, sarà intaccata; se insisterà, il conflitto con i governi diverrà palese.

Era inevitabile che prima o poi il problema scoppiasse. Nel discorso pronunciato a Francoforte, all’inizio di questo mese nel decennale dell’inizio dell’attività della BCE, Carlo Azeglio Ciampi aveva sottolineato l’asimmetria costituita dal fatto che il Trattato di Maastricht preveda una politica monetaria condotta a livello europeo da un organismo indipendente come la BCE, ma non una politica economica europea che accompagni, complementi e, se del caso, corregga le conseguenze della politica monetaria. Dunque anche i padri fondatori dell’euro, come Ciampi, si rendono conto che la costruzione dell’Unione Monetaria è quanto meno incompleta. Il problema emerge in tutta chiarezza in una situazione in cui l’inflazione europea non deriva da un andamento troppo vivace dell’economia, ma dall’aumento esterno dei prezzi del petrolio e dei prodotti agricoli. In questo caso la restrizione monetaria non può che aggravare le condizioni della domanda e provocare l’assommarsi di inflazione e stagnazione.

La questione è ovviamente di grande rilevanza per l’Italia, anche se è opportuno che il Governo italiano – visto il nostro debito pubblico - mantenga un basso profilo.  Conviene stare a guardare come Trichet uscirà dall’impasse. Ma d’ora in avanti le semplici certezze su cui è stato costruito l’euro evaporeranno e lasceranno il posto alla necessità di considerare meglio i problemi della politica economica europea.

da La Stampa 3 luglio 2008
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