Governo e Mezzogiorno: scelte politiche o gestione delle contingenze?

di Massimo Lo Cicero - 05/02/2009 - Economia
Governo e Mezzogiorno: scelte politiche o gestione delle contingenze?
Il Governo incontra la città di Avellino. Berlusconi, il presidente del consiglio, gestisce personalmente l’emergenza rifiuti in Campania. Il ministro Maroni segue con attenzione gli sviluppi della lotta alla criminalità nel Mezzogiorno. Altrettanto diligente, per le politiche regionali, è l’impegno del Ministro Fitto. Si potrebbe anche continuare.
Ma è evidente l’attenzione di singoli ministri, o dell’intero Governo, a problemi puntuali e specifici che emergono come emergenze dal problema dei problemi italiani: il dualismo di ricchezza e di servizi collettivi, tra il Mezzogiorno ed il resto dell’Italia. Altrettanto evidente è il fatto che rispondere adeguatamente a singoli problemi sia cosa necessaria ed opportuna, ogni volta che un Ministro se ne faccia carico. Ed è anche chiaro come questa attenzione, focalizzata e contingente, non sia sufficiente a risolvere il problema del dualismo e la piena integrazione tra le due Italie, se questo insieme di azioni non diventa anche una politica che abbia un respiro, un obiettivo chiaro e misurabile ed un insieme di strumenti dedicati al suo perseguimento in termini sistematici.
 
Giulio Tremonti, ad esempio, parla molto della esigenza di dare corpo ad una Banca del Sud che, tuttavia, non sembra alle soglie della sua nascita. La Cassa Depositi e Prestiti viene indicata come la istituzione finanziaria, pubblica e privata, a capitale misto, che potrebbe organizzare e promuovere il consolidamento tecnologico e l’espansione dimensionale delle reti infrastrutturali in Italia. Considerando il gap secolare che divide il nostro paese per quanto riguarda ferrovie, strade ed impianti per l’energia o per la distribuzione idrica, non potrebbe proprio la Cassa Depositi e Prestiti iniziare questa sua meritevole missione proprio dal Mezzogiorno?

Evitando il maldestro tentativo di utilizzare i fondi delle politiche di coesione europea per compensare la mancata spesa ordinaria per gli investimenti in infrastrutture. Ed evitando, di conseguenza, che il volume di spesa pubblica, destinata al Sud, si risolva sempre e prevalentemente in sussidi e trasferimenti alle famiglie e non nella creazione di capitale fisso sociale. Inoltre, visto che si parla di Fondi Europei, sarebbe  altrettanto singolare utilizzare proprio quei fondi, od altre risorse da impegnare nel Mezzogiorno, per finanziare l’allargamento della rete degli ammortizzatori sociali: allargamento che si deve concentrare nel Nord per l’evidente motivo che è quella l’area del paese dove esistono larghe dimensioni nella produzione del reddito e nei livelli di occupazione. Questa ultima eventualità, che pure circola nelle illazioni sui prossimi provvedimenti del Governo, farebbe il paio con l’episodio, già consumato, del trasferimento dei fondi nazionali destinati alle aree sottoutilizzate (Fas), cioè il Mezzogiorno, per alimentare la realizzazione di infrastrutture nel Nord del paese. Quando queste circostanze sono state contestate, in una trasmissione televisiva, al sottosegretario alle infrastrutture, Roberto Castelli, la risposta è stata sorprendente. “Che sarà mai se, per una volta dall’unificazione del paese ad oggi, i soldi pubblici vanno dal Sud al Nord e non viceversa!”. Non siamo “qualchecosisti” – il nomignolo che Nitti usava per alcuni politici meridionali – dato che  non vogliamo qualche cosa di soldi anche noi del Sud. Il fatto è che si possono usare i fondi delle infrastrutture, destinati al Sud, per il Nord solo perché al Sud non esiste chi sia in grado di progettarle e costruirle mentre i cantieri del Nord possono essere aperti prima. Il fatto è che si può ardire di trasformare fondi per le politiche di sviluppo locale in ammortizzatori sociali per il Nord solo perché in quella parte d’Italia esistono lavoratori organizzati che perdono il proprio posto di lavoro mentre, nel Mezzogiorno, troppo spesso quei soldi per le politiche sociali hanno alimentato una spesa inconcludente e socialmente inutile.
 
Una politica sarebbe interessante, di conseguenza, chiederla davvero al governo in carica: agire per trasformare l’organizzazione dell’amministrazione e la spesa pubblica nel Mezzogiorno. Riportare ad un principio di efficienza, ed a risultati efficaci, l’azione dei governi regionali e degli enti locali. Dando loro un metodo, un contorno di contesto ed una dote ragionevole di finanza. Governare il Mezzogiorno e condurlo sulla strada della crescita. Non limitarsi solo ad essere presente sulle contingenze del presente ma sforzarsi di costruire un futuro decente per un terzo della popolazione del nostro paese. Se il governo lo facesse, larga parte di questa popolazione sarebbe certamente disponibile a sostenere sia la scelta che la sua realizzazione, concorrendo attivamente nei risultati attesi.

da Il Mattino del 2 febbraio 2009