La Malfa sul Sole 24 Ore: Giusta la linea di Draghi ma la crisi non è alle spalle

di Giorgio La Malfa - 12/09/2012 - Economia
La Malfa sul Sole 24 Ore: Giusta la linea di Draghi ma la crisi non è alle spalle

 

Il SOLE 24 ORE - 12 settembre 2012

A qualche giorno dalla “storica” decisione della BCE di riprendere il programma di acquisti di titoli di Stato, avviato lo scorso anno e poi sospeso, è opportuno fare il punto della situazione, senza troppe illusioni che la crisi della moneta unica sia ormai alle nostre spalle. 

Mario Draghi ha dimostrato intelligenza, tenacia e abilità diplomatica. Non ha scaricato su altre istituzioni la responsabilità di fare qualcosa. Ha detto che la BCE avrebbe fatto il necessario per assicurare la sopravvivenza dell’euro e, infatti , ha provveduto a indicare come essa intenda procedere per sostenere i titoli pubblici dei Paesi dell’euro sotto attacco della speculazione. 

E’, invece, del tutto inesatto e fuorviante parlare di una Germania sconfitta. Non è affatto così. Se il Governo tedesco fosse stato contrario ad un intervento della BCE, la discussione in seno alla BCE avrebbe preso una piega totalmente diversa e quasi certamente Draghi avrebbe dovuto rinunciare a quello che ha fatto. I voti contrari sarebbero stati molti di più: ci sarebbe stato anche il voto contrario del membro tedesco dell’esecutivo della BCE e quello dei governatori delle banche centrali di alcuni altri paesi che seguono il Governo tedesco nelle sue determinazioni. In realtà, la Germania era consapevole che, senza un intervento della BCE, l’Unione Monetaria era destinata a sfasciarsi. Dal primo giorno essa ha puntato, non a escludere l’intervento della BCE, ma a circoscriverne la portata e, soprattutto, a subordinarla ad ulteriori clausole. E vi è riuscita. Perché l’intervento avverrà solo sul mercato secondario e, soprattutto, perché i paesi dovranno richiederlo dichiarando così di essere in gravi difficoltà e quindi trasferire un’ulteriore quota della loro sovranità alle istituzioni europee e forse al Fondo Monetario Internazionale. Questo è così vero che il Presidente del Consiglio Monti non ha nascosto la giustificata preoccupazione che, per ottenere il sostegno della BCE, il governo italiano debba andare a Canossa.

Il punto sostanziale è che l’intervento della BCE, indispensabile per evitare il collasso dell’Unione Monetaria, non cura le cause della crisi dell’euro. E’ bene non dimenticare mai che la crisi dell’euro nasce dalla stagnazione delle economie europee. E la stagnazione, che ha fatto esplodere i problemi di finanza pubblica, è stata ed è attualmente aggravata dalle politiche severe di riduzione accelerata dei disavanzi pubblici, tagli di spese, aumenti di imposte, adottate in questi anni. Se, per ottenere l’intervento della BCE, verranno richiesti ulteriori giri di vite, la stagnazione europea si aggraverà e l’euro andrà ancora più a fondo. Un’involuzione che sarà causa di instabilità politica e di conflitti sociali sempre più drammatici nei Paesi membri dell’Ue. La domanda che, dunque, rimane senza risposta è: Chi è responsabile di assicurare una crescita dei paesi dell’area dell’euro? La risposta manca anche perché non c’è una visione comune in Europa sul da farsi.

George Soros, in un saggio pubblicato la scorsa domenica sull’inserto Lettura del Corriere della Sera, ha posto un problema molto serio. Egli dice che, così com’è, l’euro è condannato e, giustamente, sottolinea che la responsabilità di salvarlo spetta alla Germania. O essa prende su di sé gli oneri di tenere unita l’Europa collaborando, quindi, a buon funzionamento dell’euro, o è meglio che essa esca dall’euro, ponendo fine a una situazione alla lunga insostenibile.

Questa tesi di Soros non è paradossale, è qualcosa su cui bisognerà riflettere molto seriamente in Europa. 
Insomma, per quanto Draghi meriti grande apprezzamento, i problemi aperti sono ancora molti. 

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