La Malfa su L'Espresso: "Fallimento euro"

di Giorgio La Malfa - 22/11/2013 - Economia
La Malfa su L'Espresso: "Fallimento euro"

L'ESPRESSO - 22 novembre 2013

 

La crisi economica  e il rischio di disgregazione dell’euro cui si è andati vicini nel 2012  hanno fatto saltare la cappa di conformismo che ha accompagnato, fin dai suoi esordi, le vicende dell’Unione monetaria europea.  La fragilità del progetto della moneta unica  e i rischi del suo fallimento  erano ben chiari  fin da quando venne firmato il Trattato di Maastricht, nel 1992, ma fino a ieri,  la parola d’ordine delle classi dirigenti europee è stata negare  i problemi e rifiutare di  discutere seriamente le regole dell’euro.

 

Ora il re è nudo e cominciano a uscire dei libri che affrontano  i problemi e pongono il tema del da farsi. E’ appena stato pubblicato, in inglese, un libro di un  economista danese Jens Nordvig, The Fall of the Euro, (Mc-Graw-Hill €27,37) che è  il prodotto migliore di questa stagione critica.

 

Nordvig va al cuore del problema: “Un’unione monetaria senza unione politica è vulnerabile.” La soluzione: creare un’unione politica e quindi centralizzare le decisioni, ma poiché “manca il sostegno pubblico a creare un’unione politica”, è evidente che essa non si farà. Di conseguenza, la crisi dell’euro, è  inevitabile. Sono  tre forme che può assumere la rottura: la deflagrazione generale e il ritorno allo status quo ante; l’uscita dall’Unione monetaria di un paese forte; l’uscita di uno o più dei paesi deboli.

 

Bisogna fare di tutto per evitare la deflagrazione. e  l’euro nell’attuale configurazione non è sostenibile. Bisogna pensare alla possibilità che qualche paese esca dall’Unione per renderla più omogenea. L’uscita di un paese avrebbe due effetti, uno reale sulla competitività delle importazioni e delle esportazioni di quel paese, l’altro finanziario sul valore dei debiti esteri e sulla possibilità di ripagarli. Chi potrebbe uscire?

 

Il candidato ideale sarebbe la Germania, la cui uscita dall’euro sarebbe facilmente gestibile. Essa dovrebbe fronteggiare una minore competitività, ma lo farebbe partendo da una bilancia commerciale fortemente attiva. Quanto alle conseguenze finanziarie, il ritorno al marco non creerebbe particolari problemi.

 

Per  un paese debole, gli effetti sarebbero  opposti:  un miglioramento della bilancia commerciale ed una forte ripresa economica, accompagnati però da un problema di sostenibilità dei debiti, e da un rischio di insolvenza. Ma questo rischio non sarebbe eguale per tutti.  Un’uscita dall’euro  creerebbe maggiori problemi  per la Grecia o la Spagna, i cui debiti sono largamente in mani estere, rispetto a paesi come Italia e  Francia, il cui debito pubblico è largamente detenuto all’interno.

 

L’implicazione dell’analisi di Nordvig è che l’unione monetaria è sostanzialmente fallita: o si va rapidamente verso l’unione politica ( improbabile), oppure i paesi membri debbono riflettere se restare nell’unione condannati al ristagno o riguadagnare l’ indipendenza valutaria e  la possibilità di condurre una propria politica economica. Il problema, per come lo vedo io, è che la Germania non ha  bisogno e  desiderio di risolvere il dilemma. Non ha voglia di andare verso l’unione politica che la costringerebbe a una solidarietà verso i paesi deboli, non ha interesse a uscire dall’euro. Sono i paesi deboli che hanno davanti a sé delle scelte difficili che, ovviamente, cercano di posporre, pagando però un prezzo salatissimo in termini di disoccupazione e di stagnazione economica.

 

In allegato il pdf dell'articolo

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