La Malfa sul Foglio - Otmar Issing e i falchi del rigore

di Giorgio La Malfa - 02/08/2012 - Economia
La Malfa sul Foglio - Otmar Issing e i falchi del rigore

 

IL FOGLIO - 2 agosto 2012
 
Un aspro articolo sul Financial Times di lunedì di Otmar Issing, che è stato dal 1999 al 2006 l’influentissimo membro tedesco del Consiglio Esecutivo della Banca Centrale Europea, ripropone ancora una volta le tesi dei falchi del rigore. Probabilmente lo scopo di Issing non è quello di dare un alt agli interventi che la BCE avrebbe in animo di fare, dato che il rischio oggi è un collasso dell’euro che la Germania teme quanto gli altri. E’ un modo per dire a Draghi che le misure dovranno essere provvisorie e piu limitate possibile.
 
Issing cita una dichiarazione di dieci anni fa del cancelliere Kohl, che disse che l’unione monetaria richiede l’unione politica. Egli si dice d’accordo, ma agginge che mettere in comune i debiti non aiuta affatto l’unione politica, anzi creerà tali risentimenti da renderla ancora più difficile.
 
In realtà penso che, messa la questione in questi termini, Issing non abbia tutti i torti. Perché se con la scusa dell’unione politica si accollano i debiti dei paesi deboli sulle spalle dei paesi forti, l’unita e la solidarietà europea andranno a farsi friggere. Per questo motivo sono stato silenzioso in questi mesi sul tema, caro a molti (e a Monti) degli eurobonds.
 
Il problema, come io lo vedo fin dagli anni della preparazione della moneta unica, è un altro e precede l’emergenza. Anzi l’emergenza è la conseguenza di non avere voluto affrontare questo problema. Il problema è: chi si occupa di assicurare la crescita dell’area dell’euro e dei paesi che ne fanno parte? A questa domanda ripetuta cento volte l’Europa ha finora opposto un assoluto silenzio. La crescita, specialmente quando la congiuntura non è favorevole, richiede l’uso di tre strumenti (non necessariamente alternativi fra loro, né totalmente indipendenti l’uno dagli altri): la politica monetaria, la politica di bilancio, il tasso di cambio della moneta rispetto alle altre valute internazionali. O c’è un governo europeo che se ne occupa e che fa anche politiche di sostegno differenziato alle regioni che lo compongono, o lo fa la BCE non limitandosi alla gestione della moneta in funzione antiinfllazionistica oppure debbono farlo gli stati nazionali. Ma in questo caso, specialmente se la moneta è gestita dalla banca centrale e il cambio anche, essi debbono avere maggiori margini per fare delle politiche fiscali.
 
Da questo non si può sfuggire. Finora si è sfuggiti – vale per la BCE, vale per i vari Alesina e Giavazzi, vale per i conservatori americani ed europei – sostenendo che le politiche economiche sono del tutto inefficienti e quello solo che conta è la flessibilità dei mercati. Come si vede dall’esperienza del Governo tecnico, è bastata la flessibilità per fare ripartire l’economia!
 
Personalmente ritengo che bisognasse accertare se vi era la volonà di costituire un governo europeo prima di imbarcarci nella monta unica. Ma con arroganza eurocratica, si è voluto mettere il carro davanti ai buoi. Per questo ho scritto molte volte che bisognava ampliare il mandato della BCE e stabilire che essa dovesse essere responsabile, come è per la Fed americana, non solo dell’inflazione, ma anche del livello degli investimenti e dell’occupazione in tutta l’area dell’euro. Perche questo l’avrebbe costretta ad abbassare prima i tassi di interesse ed a lasciare scivolare l’euro, come sta accadendo adesso. Ma se questo non si vuole, allora bisogna restituire agli Stati membri qualche margine per le politiche fiscali. Se invece non si vuole nulla di tutto questo, allora si finisce nell’emergenza ed a quel punto la BCE deve cercare di salvare il salvabile, anche nell’interesse del sistema finanziario tedesco.
 
Issing quindi ha ragione e torto insieme. Quello che mi è difficle comprendere è come si pensi che una costruzione accompagnata da tanti equivoci possa essere solida. Vedo che lo stesso Issing, che in un libro pubblicato nel 2007 (da me recensito a suo tempo sul Foglio con molta ironia) ha perso la fiducia di allora nell’eternità dell’euro, tanto da domandarsi “se il collasso dell’eurozona sia inevitabile”. Ma la risposta a questo interrogativo non verrà dalle misure di emergenza della BCE. Dovrebbe venire da una riflessione piu proofonda delle leadership europee. Che temo sia piuttosto improbabile.
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