La Malfa e Savona sul Foglio: Gli antieuro in grisaglia

di Giorgio La Malfa, Paolo Savona - 25/07/2012 - Economia
La Malfa e Savona sul Foglio: Gli antieuro in grisaglia

Pubblichiamo gli articoli di Giorgio La Malfa, Paolo Savona e Michele Fratianni usciti sul Foglio del 23 luglio 2012. In allegato il pdf della pagina con l'aggiunta degli articoli di Stefano Cingolani e Michele Masneri.










Votare sull'euro e consolidare il debito, non c'è alternativa possibile 


Al direttore – Nell'incapacità di risolvere i problemi reali, si fa appello agli ideali, ma questi non reggono all'assalto della realtà. Le istituzioni europee e italiane non riescono a dare risposte convincenti alle preoccupazioni espresse dai mercati finanziari. L'attacco speculativo ai debiti sovrani dei paesi Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) è una mossa che mira alla tenuta dei cambi fissi, il cuore dell'Eurozona. Risposte che non affrontino il tema di fondo dell'architettura del sistema europeo vengono penalizzate dai mercati.

L'Italia ha votato l'accettazione del Fiscal compact e il giorno dopo lo spread tra Btp e Bund è cresciuto (ieri poi ha superato quota 521 punti). Lo stesso è avvenuto dopo le "otto" riforme del governo Monti. I politici si lamentano che i mercati non capiscono quello che il governo sta facendo, ma l'austerity va bene come politica anticiclica e non prociclica. Non ci si può attendere dalle riforme benefici immediati, specialmente in un periodo di alti tassi di disoccupazione. La richiesta tedesca di condizionare gli aiuti all'accettazione di condizionamenti politici equivale a non chiamare i pompieri per domare un incendio perché mancano caserme ben attrezzate. Anche il pompiere Banca centrale europea (Bce) resta in caserma non avendo tutti i poteri di una Banca centrale moderna come l'americana Federal reserve. E' altrettanto chiaro che l'Unione europea non ha intenzione di consentire la libera circolazione del lavoro per consentirgli di raggiungere il capitale dove si dirige. Né è disposta a dare poteri alla Commissione per fronteggiare nelle dimensioni necessarie gli effetti asimmetrici nascenti dalla natura non ottimale dell'Euroarea.

In assenza di queste modifiche istituzionali, la fiducia nell'euro non può tornare. L'ipotesi di una politica di assistenza integrale da parte dell'Ue in contropartita della perdita di sovranità economica non è stata accolta e non disponiamo quindi dell'ombrello protettivo che gli sforzi fatti dall'Italia e i fondamentali della nostra economia meriterebbero. Se la diagnosi fosse stata giusta fin dall'inizio, avremmo potuto guadagnare tempo, cedendo il patrimonio pubblico per portare sotto 100 il rapporto debito pubblico/pil. Abbiamo preferito agire aumentando le tasse e la situazione è peggiorata dal lato del denominatore del rapporto, rendendo ancora più plausibile l'innalzamento dello spread sui titoli pubblici. Il trauma nazionale è durato troppo a lungo e non è né lecito né democratico che altri decidano per noi, in nome di non si sa più quale ideale. Lo impone la Costituzione e il buon senso.

Chiediamo perciò (a) di chiamare gli italiani a votare se desiderano stare nell'euro e assumersi le relative responsabilità e i conseguenti oneri per eliminare l'incertezza politica di cui si parla e (b) di consolidare il debito pubblico a breve, garantendone il valore reale al rimborso, riconoscendo un interesse pari all'inflazione e, se proprio si vuole incentivare l'operazione, una quota della crescita del pil reale. La nuova scadenza dei titoli dovrebbe essere collocata al di là della prossima legislatura, per consentire al nuovo governo un arco di tempo durante il quale non sarebbe assillato, a deficit pubblico nullo, dal rinnovo del debito in scadenza e da crescenti oneri finanziari dovuti allo spread. Nel contesto di questa politica, la proposta del ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, di cedere 20-25 miliardi annui del patrimonio pubblico la rafforzerebbe, ma il successo sarebbe ancora meno incerto se si accettasse l'idea di emettere obbligazioni con warrant sui beni ceduti avanzata da Antonio Rinaldi e Giorgio Sbarbaro.

Queste proposte andrebbero discusse nel silenzio di una stanza dotata di poteri decisionali onde evitare comportamenti anticipatori destabilizzanti. Ma una discussione aperta è ormai giustificata dal fatto che la pubblica opinione è inondata da giudizi e valutazioni marginali che la distolgono dai veri problemi e dalle necessarie decisioni. Il paese non ha solo bisogno che i partiti politici si comportino coerentemente con la guerra economica in atto, ma che le forze migliori vengano chiamate lealmente a contribuire.

Michele Fratianni e Paolo Savona



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Andiamo a votare subito e con un programma comune

Sono convinto da molti mesi che non vi siano le condizioni per attendere la scadenza naturale del Parlamento nella primavera del 2013. Ritengo che elezioni in primavera si potrebbero fare solo se pensassimo che a quella data l'emergenza fosse finita e fosse possibile ritornare da subito alla normale dialettica fra destra e sinistra e fra maggioranza e opposizione. Ma così non è. Lo sostenevo il 15 maggio scorso in un articolo sul Foglio nel quale facevo un appello esplicito ad andare a votare nell'autunno. Scrivevo che bisognava “valutare se chiedere presto agli italiani di manifestare un sostegno a una politica seria, perché ripara i guasti del passato e prepara le condizioni per un domani migliore. Solo dopo verrà il tempo della dialettica normale fra destra e sinistra”. Riconoscevo al Governo di aver fatto molto, di aver preso provvedimenti indispensabili anche se lo criticavo per una certa insensibilità all'aggravarsi della crisi economica interna. Affermavo che non vi erano alternative al Governo Monti, perché eravamo e restavamo in piena emergenza. E poiché i problemi del Paese non si mettono a posto in 6 mesi, avevo concluso che la collaborazione fra PD, PdL e Terzo Polo doveva essere proiettata anche nella prossima legislatura.

L'aggravarsi progressivo della crisi dell'euro rafforza questo ragionamento. Rispetto a due mesi fa le cose non sono cambiate in meglio, come mostrano le vicende dello spread. In poche settimane le illusioni suscitate dal vertice europeo di fine giugno si sono sciolte come nebbia al sole. Noi non possiamo sapere davanti a quale scenario potremo trovarci nei prossimi mesi. In Germania emerge una volontà di portare alla ridefinizione del perimetro dell'euro. Non si possono interpretare in altro modo molte dichiarazioni di questi giorni. La crisi spagnola si aggrava progressivamente. Ci potremo trovare davanti alla necessità di prendere decisioni molto difficili per l'Italia ed a farlo dovrebbe essere un Governo dalla fisionomia politica non ben definita e sostenuto in maniera incerta dal Parlamento.

Nei mesi scorsi pochi nel mondo politico condividevano questa analisi. Adesso, improvvisamente, le cose sono cambiate. Lo stesso Presidente del Consiglio, a stare a ciò che scriveva ieri Eugenio Scalfari, avrebbe sentito la necessità di esaminare con il il Presidente della Repubblica l'eventualità di un voto in autunno. E l'on. Casini che occupa un ruolo strategico nell'attuale condizione politica ha fatto un preciso riferimento a questa ipotesi in un'intervista di ieri al La Stampa. Naturalmente uno scioglimento al buio piomberebbe il Paese nell'incertezza e invierebbe un segnale drammatico ai mercati finanziari. Diverso e opposto invece sarebbe il caso di un anticipo delle elezioni che eliminasse proprio quell'incertezza sulla fisionomia del futuro Governo che si riflette attualmente nell'aumento dello spread.

Come si può procedere? Serve un impegno comune delle forze che attualmente sorreggono il Governo circa le linee della politica economica dei prossimi anni, una politica che riunisca davvero risanamento e sviluppo, come finora non si è neppure cercato di fare, che riconfermi l'europeismo dell'Italia, ma affermi anche che non possiamo distruggere il Paese sull'altare di un'Europa diffidente e sospettosa. Questo impegno comune potrebbe essere preso attraverso una mozione che le Camere potrebbero approvare prima della pausa estiva dei lavori parlamentari e che consentirebbe al Presidente della Repubblica di anticipare lo scioglimento delle Camere e dare il via da subito a una legislature il cui programma economico è già stato solennemente delineato davanti alle Camere.

 

Giorgio La Malfa  

L'AUTORE

Giorgio La Malfa

Professore ordinario di Politica economica all'Università di Catania dal 1980, in aspettativa per mandato ...

Paolo Savona

Paolo Savona, già Ministro dell'industria nel Governo Ciampi, è Presidente Onorario della FULM, Professore ordinario ...

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