La Malfa sul Sole 24 Ore: Un comitato per le politiche economiche comunitarie

di Giorgio La Malfa - 08/06/2012 - Economia
La Malfa sul Sole 24 Ore: Un comitato per le politiche economiche comunitarie

IL SOLE 24 ORE - 8 giugno 2012

 

Siamo di fronte a  un aggravamento della crisi europea. Giovedì Mario Draghi ha spiegato al Parlamento europeo le difficoltà dell’euro derivate dalle situazioni bancarie in molti Paesi.

Venerdì, il Commissario agli affari monetari Olli Rehn ha parlato del rischio “di una disintegrazione dell’euro”.

La conferma di una situazione che peggiora viene da interventi di emergenza allo studio delle autorità europee e che dovrebbero essere esaminati nel Consiglio europeo del 28 giugno.

E’ inevitabile che Governi e istituzioni si concentrino sui piani anti-crisi. Ciò comporta il rischio di spostare l’accento del vertice togliendo spazio alla discussione sulla crescita su cui sembrava che qualcosa stesse muovendosi.

Per salvare la moneta unica non basta alzare muri di contenimento della crisi ed evitare il contagio fra i Paesi. Bisogna garantire una ripresa che sia tale da allentare fattori di crisi della finanza pubblica e difficoltà del settore bancario. 

L’errore di fondo commesso nella costruzione dell’Unione monetaria europea è di aver regolamentato la stabilità finanziaria ma di non avere previsto strumenti di sostegno della crescita. Nel Trattato di Maastricht, la crescita economica è stata affidata alla responsabilità degli Stati, ai quali erano stati sottratti gli strumenti di politica economica di cui avevano fatto buon uso realizzando per lungo tempo condizioni di quasi piena occupazione.

Questa concezione è stata supportata dall’idea che le politiche monetarie e fiscali non avessero alcun ruolo positivo nel creare più occupazione e che gli impedimenti alla crescita derivassero dai mercati. Ma è stato anche conveniente  accordarsi per sostenere che così fosse per non dover affrontare una discussione sulla politica monetaria (cioè sui compiti e funzioni della Bce) fra Paesi con  andamenti economici ed esigenze diverse e sulle responsabilità delle istituzioni europee nelle politiche fiscali.

Temo che il Consiglio europeo non sia in condizioni di affrontare questa questione. E’ più facile che trovi nella discussione delle misure di emergenza una scusa convincente per non affrontare la questione che riguarda l’attribuzione alle istituzioni europee –  Bce e  Commissione – della responsabilità di assicurare uno sviluppo adeguato per tutti i Paesi.

Se si guarda alla crescita, la politica monetaria non può avere più la responsabilità esclusiva della stabilità dei prezzi, né si può escludere dalle questioni da esaminare il livello delle quotazioni internazionali dell’euro in rapporto alle altre valute. Quanto alle politiche di bilancio, non possono essere indirizzate solo al pareggio dei bilanci: vi deve essere una considerazione sul sostegno che i bilanci pubblici – delle istituzioni europee e degli Stati – debbono dare alla ripresa della domanda e alla crescita.

Mettere la crescita al centro delle preoccupazioni dell’Uem significa indicare degli obiettivi quantitativi. Parlare di una responsabilità europea della crescita implica riconsiderare l’idea dell’indipendenza della Bce nella fissazione dei suoi obiettivi e l’inserimento di essa in un ampio contesto di politica economica.

Probabilmente bisogna pensare all’istituzione di un Comitato europeo che abbia la responsabilità di indirizzare la politica economica verso lo sviluppo e di definire l’uso più appropriato e la combinazione più opportuna degli strumenti di politica  monetaria e fiscale. Questo significa che il fiscal compact non può essere definito in modo rigido, ma deve essere formulato in modo da poter atteggiarsi in maniera diversa a seconda delle esigenze della crescita.

Adottare una impostazione di questo genere è una rivoluzione copernicana della moneta unica. L’esperienza negativa di questi anni e il fatto che la crisi della moneta unica si avvicini dovrebbe favorire questa rivoluzione. Ma non è detto che ci si possa riuscire, poiché si tratta di mettere in discussione le fondamenta dell’euro. Lo si sarebbe dovuto fare prima del Trattato di Maastricht. Ma non avendolo fatto, è necessario farlo ora.

Altrimenti il destino dell’euro è segnato. Non servono discorsi sull’unione politica, la solidarietà europea e così via. Si tratta di sedersi attorno al tavolo europeo, guardarsi negli occhi e decidere se vogliamo stare insieme per far stare meglio i cittadini europei. E’ per questo che si sono mossi, sulle rovine della guerra civile europea, i primi passi verso l’unità europea.

 

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