Manifesto per un capitalismo ben temperato

di Giorgio La Malfa - 09/07/2009 - Economia
Manifesto per un capitalismo ben temperato
Nell’interminabile discussione del rapporto fra Stato e mercato il pendolo ha oscillato periodicamente fra due visioni contrapposte. Da un lato, la fiducia che in un sistema capitalistico la libertà del mercato abbia in sé la capacità di assicurare la composizione armonica dell’interesse individuale nell’interesse collettivo. Dall’altra il dubbio che nel mercato non vi sia alcun meccanismo spontaneo capace di garantire la piena occupazione delle risorse e del lavoro e che sia dunque necessario un intervento correttivo della mano pubblica. È la “mano invisibile” di Adam Smith contro la mano visibile di Keynes. La ricchezza delle nazioni contro La teoria generale dell’occupazione, interesse e moneta.

Ma queste due visioni non si pongono sullo stesso piano. La fiducia nella mano invisibile rappresenta l’ortodossia dominante. Per sfidarla non basta mostrare che qualche volta il mercato non funziona, è necessario mostrare che questo avviene normalmente ed anche che lo Stato possa fare meglio. Il che non è affatto semplice. Keynes pensò di essere riuscito a mostrare che in generale il sistema può trovare un equilibrio anche quando i fattori produttivi non sono pienamente utilizzati ma si rese conto che era difficile costringere i sostenitori della mano invisibile a un confronto aperto con le sue idee. Temo - scrisse a un amico che criticava l’asprezza polemica delle sue argomentazioni - che se non riuscirò a provocare la reazione degli economisti classici “le mie critiche scivoleranno via come l’acqua sul dorso delle papere”.

Aveva ragione. Dopo lo scompiglio creato dalla apparizione de La teoria generale, l’ortodossia si e riorganizzata ed è tornata ad affermare il proprio predominio. A metà degli anni settanta il fascino delle vecchie idee rimodernate divenne una piattaforma politica per una nuova generazione di leaders: la signora Thatcher, Ronald Reagan e i loro imitatori sedotti dal successo apparente di un’economia sottratta alla cappa di piombo dell’intervento pubblico. Si è ridotto il ruolo dello Stato; si è deregolata la  finanza; ci si è facilmente persuasi che i mercati siano talmente perfetti da poter eliminare il rischio insito in qualunque scommessa sul futuro.

Poi è giunta inattesa la crisi: dall’euforia al panico. Così si rimette in moto ancora una volta la discussione. La grande lezione di umiltà per i nuovi liberisti è il ritorno sulla scena dello Stato non come scelta ideologica, ma come inevitabile necessità pratica per fronteggiare il rischio di un crollo che sembrava poter travolgere tutto. Questa situazione predispone il terreno per una nuova fase del pensiero economico che porti nuovamente ad abbandonare le illusioni della mano invisibile e riproponga la necessità di un’economia mista, di una nuova “terza via”.

Il primo segno di questo nuovo clima è un bellissimo libro uscito da qualche settimana negli Stati Uniti ed ora pubblicato in italiano da Rizzoli. Scritto da due fra i maggiori e più originali economisti americani contemporanei, il libro (G. Akerlof e R. Shiller, Animal Spirits, Princeton 2009) è un vero e proprio manifesto per un capitalismo ben temperato dall’intervento dello Stato.

Nella critica all’ortodossia liberista, Akerlof e Shiller seguono un percorso diverso da quello che Keynes seguì a suo tempo. Questi aveva accettato l’impostazione della microeconomia classica, ma si era concentrato sul funzionamento del sistema nel suo insieme. Era il punto debole de La teoria generale che i classici hanno sfruttato abilmente. Akerlof e Shiller non separano micro e macroeconomia. Guardano direttamente ai mercati e si chiedono se davvero essi funzionino come pensava Marshall o come pensano i liberisti attuali. Osservano che, perché possa essere così, gli operatori, tutti gli operatori, dovrebbero essere agenti razionali, uomini economici, come nelle formulazioni astratte di Walras o di Pareto, massimizzatori dell’utilità nel tempo, infinitamente capaci di prevedere il futuro e così via. E se non lo sono?

Se quanti operano nei mercati, o anche soltanto una parte di essi, sono mossi da altre motivazioni, se non sono in grado di calcolare esattamente le probabilità degli eventi futuri, se contano per essi motivazioni sociali, pregiudizi, storie, panico o esuberanze irrazionali, se in sostanza si deve tener conto degli Animal Spirits di un’economia, della vitalità degli imprenditori, dell’ottimismo o del pessimismo, quali saranno in questo caso gli equilibri dei mercati e l’andamento complessivo del sistema?  In un bellissimo saggio del 1926 su La fine del laissez - faire Keynes aveva scritto “Non è una deduzione corretta dai principi economici che un illuminato interesse individuale agisca sempre nel pubblico interesse, né che l’interesse individuale sia sempre illuminato.” Animal Spirits è in fondo uno sviluppo diretto di quell’osservazione. 

Un'intera branca di studi economici contemporanei, che prende il nome di behavioral economics, studia le implicazioni di comportamenti che non sono quelli dell’homo oeconomicus ipotizzati nei modelli astratti. Akerlof e Shiller ritengono che i mercati siano competitivi, ma che una descrizione reale dell’economia debba incorporare ipotesi realistiche sulle motivazioni di quanti operano su questi mercati. Essi possono essere guidati da motivi economici o non economici e possono avere risposte razionali o irrazionali agli eventi. Gli andamenti dei mercati reali riflettono le combinazioni di queste varie possibilità e possono quindi dare luogo a esiti diversi da quelli che un modello ortodosso prevederebbe. Può determinarsi la disoccupazione; può non esservi una relazione stabile fra moneta e prezzi; possono esservi boom economici formidabili, seguiti da depressioni altrettanto profonde.

I
l mondo è più complicato dei modelli semplicistici dei liberisti. Questo non vuol dire che il capitalismo debba essere rigettato. Non vi sono alternative al capitalismo. Serve, però, un capitalismo nel quale sia sempre presente un attento intervento pubblico che può e deve assumere varie forme a seconda delle circostanze specifiche. Animal Spirits parla dei problemi di oggi e di quelli del domani. È un prezioso passo in avanti. Per l’economia e per la politica.

da Il Sole 24 Ore del 9 luglio 2009
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