Mantenere l'impegno: ridurre le imposte

di Giorgio La Malfa - 19/09/2008 - Economia
Mantenere l'impegno: ridurre le imposte
Nei giorni scorsi sono stati resi noti nuovi dati sull’economia italiana. La Banca Centrale Europea ha certificato che, quanto a crescita economica, l’Italia è il fanalino di coda fra i paesi dell’euro. L’ISTAT, a sua volta, ha diffuso dei dati dai quali emerge che negli ultimi trimestri vi è stata una riduzione reale del reddito nazionale. Ieri, infine, il Fondo Monetario Internazionale ha confermato che le previsioni di crescita per il nostro paese sono bassissime. E’ evidente che l’economia italiana è ferma: poca voglia di investire da parte delle imprese, e quindi ristagno della produttività, perdita di competitività e difficoltà per le esportazioni; debolissima domanda di beni di consumo, anche perché, come sanno gli economisti, quando si diffonde il pessimismo sul futuro, aumenta la propensione al risparmio.

A questo punto il problema di impostare una politica di rilancio dell’economia italiana dovrebbe avere priorità assoluta rispetto a molte altre questioni dell’agenda politico-parlamentare. Il Governo condivide questa valutazione? Ieri, in un’audizione alla Camera, il ministro Tremonti ha difeso con energia l’azione condotta nei mesi scorsi. Egli si riferiva evidentemente alle misure relative alla finanza pubblica volte a rassicurare l’Europa circa il mantenimento degli impegni di riduzione del debito a suo tempo concordati con la Commissione Europea. Non c’è dubbio che questa sia stata una scelta opportuna, non solo per evitare le polemiche sgradevoli che accompagnarono il Governo Berlusconi, in Italia e in Europa, fra il 2001 e il 2006, ma anche perché il risanamento finanziario è effettivamente, come ha spesso ribadito il presidente della BCE, Trichet, la premessa indispensabile per qualsiasi politica di sviluppo. Fin qui tutto bene, dunque. Ma il problema non si esaurisce con il risanamento finanziario. Esso può essere considerato al massimo come una condizione necessaria. In nessun caso come una condizione sufficiente. Serve un’azione specifica mirata al rilancio degli investimenti e dei consumi.

Il Ministro dell’Economia può rispondere di avere posto in sede europea la questione di un intervento straordinario nel campo degli investimenti in infrastrutture affidato alla Banca Europea degli Investimenti. E’ in sé un’idea giusta; ma probabilmente il Ministro è il primo a sapere che, seppure la sua proposta riuscisse a superare le perplessità dei Paesi più ortodossi (fra cui la Germania che, con i suoi alleati del Nord, conta in Europa più dei paesi latini), i tempi delle istituzioni europee per mettere a punto qualsiasi programma sono lunghissimi e ancora più dilazionati gli eventuali effetti economici concreti. In realtà, se un paese ristagna, nessuno corre in suo soccorso dall’Europa. Siamo quindi soli davanti ai nostri problemi.

L’Italia non può abbandonare la linea del risanamento. Ma, insieme,  bisogna proporre al paese una politica di sviluppo e farlo in tempi rapidi. In un articolo su La Stampa del luglio scorso, ho scritto che l’unica cosa da fare per svegliare l’economia italiana è un programma visibile e consistente di riduzione della pressione fiscale distribuito nell’arco degli anni residui della legislatura. Dovendo evitare di aumentare il deficit, questo è possibile solo tagliando la spesa pubblica corrente. Non è un obiettivo impossibile, a condizione di avere determinazione e coraggio e sopratutto di cominciare a studiare immediatamente le misure da introdurre progressivamente nel corso dei prossimi 4 anni.

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eri alla Camera il ministro dell’Economia ha affermato che il Governo intende mantenere l’impegno assunto con gli elettori di ridurre le imposte, ma ha aggiunto che lo si farà nel corso della legislatura a mano a mano che la ripresa economica lo consentirà. Questo significa capovolgere la questione. Come lo pone il ministro, il suo è un intendimento di equità sociale. La mia domanda è: quali saranno le misure che il Governo prenderà per far sì che la ripresa vi sia? La mia tesi è che la riduzione delle imposte sia la sola via per la ripresa. Se essa viene subordinata alla ripresa, non vi sarà né la ripresa, né tanto meno la riduzione delle imposte.

L’Esecutivo ha altre idee? Le comunichi al Parlamento e al Paese. Mi auguro che il Governo non pensi che non vi sia bisogno di far nulla, fidando magari in quella ‘cautissima’ speranza di ripresa formulata nei giorni scorsi dal Governatore della Banca d’Italia. Sarebbe, io temo, la ricetta per un brusco e sgradito risveglio di qui a qualche mese.

La Stampa, 19 Settembre 2008
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