- Finanza e Comunicazione, 13 gennaio 2012 -
Tre affermazioni importanti ed uno stile originale.
Vi proponiamo la lettura della introduzione di Mario Draghi alla conferenza stampa del 12 gennaio, che ha fatto seguito alle decisioni assunte dalla BCE, ed i primi commenti dei principali quotidiani italiani. Interpretiamo l'insieme di queste osservazioni, includendo le cronache dei quotidiani come fonti attendibili, ovviamente.
Ci sono tre importanti affermazioni di draghi che vale la pena di sottolineare.
"We never precommit" non annunciamo cosa potremmo o vorremmo fare, annunciamo quello che abbiamo fatto. Ecco la prima delle tre.
Questa affermazione è assai significativa, perché spiega come si deve comportare il banchiere centrale quando l'incertezza sul futuro è molto elevata, ed i rischi sono in agguato, essendo generati dall'azione degli operatori che sfidano proprio l'elevata incertezza. Se quegli operatori sono condizionati da una limitata razionalità e da credenze poco fondate, e l'autorità monetaria annuncia ipotesi ma non provvedimenti, aumenta la confusione delle lingue: le decisioni non sono mai effetto di una piena razionalità. Meglio annunciare quello che hai deciso di fare e non legarsi le mani con una ipotesi; gli operatori agiranno sugli effetti della decisione e non sulla base delle loro credenze.
Il fatto che non ci sia liquidità nel sistema non significa che non ci sia moneta. Seconda affermazione implicita di Draghi. Se le banche che hanno avuto accesso ai finanziamenti della BCE non sono le stesse che hanno depositato quella liquidità acquisita sulla medesima BCE, come viene riportato dalle cronache, siamo di fronte ad un quadro molto interessante. Ci sono banche liquide e banche poco liquide. Evidentemente le prime depositano fo0ndi sulla BCE perché cercano di decifrare cosa accade dietro il velo dell'incertezza, prima di investire.
Le seconde hanno avuto accesso ai finanziamenti ed hanno ripristinato condizioni tollerabili di liquidità. Altre banche cercano liquidità con aumenti di capitale, e fanno bene perché avranno più capacità di investire grazie all'incremento dell'equity ed al leverage che consentiranno i prestiti della BCE. Insomma, il problema è che la mancanza di fiducia, sul valore degli asset delle altre banche, e la incertezza sulla dinamica del sistema, hanno azzerato il mercato interbancario: le banche non si fidano delle banche e quelle liquide non trasferiscono abbastanza fondi a quelle illiquide. Dunque la BCE fa bene ad offrire strumenti a coloro che, non avendo accesso al credito delle altre banche, almeno si finanziano sulla banca centrale.
In questo modo Mario Draghi fa funzionare la BCE come banca delle banche.
Terza affermazione importante: Mario Draghi ribadisce che sarà l'agente del Fondo Salva Stati. Notizia qualificante anche questa. Se egli sarà l'agente del Fondo non farà la banca degli Stati ma realizzerà al meglio le scelte del Fondo di ritirare dal mercato titoli di Stato. Ottimizzando la missione del Fondo e non passando il confine che lo statuto della BCE gli impone: non monetizzare il deficit pubblico sottoscrivendo debiti dello Stato. L'undicesimo comandamento del monetarismo fiscale che piace alla cultura politica tedesca e che quella francese tende ad imitare. Mario Monti cerca compromessi su questo terreno, imponendo il monetarismo fiscale in Italia per ottenere dall'asse franco tedesco una politica monetaria keynesiana ed amica della crescita.
Ed ecco la originalità di Mario Draghi: i Governi fanno politiche fiscali restrittive e la banca centrale, vincolata da una filosofia di fondo costruita sui principi del monetarismo fiscale, fa una politica keynesiana ed espansiva.
Cose che capitano e che spiegano come le regole vadano interpretate. Ma che la cosa che conta davvero sia l'etica delle conseguenze nei comportamenti di chi, interpretandole, assume decisioni nel ruolo che ricopre.
Meno male che Mario draghi sia stato scelto come presidente della BCE.
Se ne compiacciono, credo, tutti gli economisti americani che ci ripetono, a piè sospinto, che le restrizioni fiscali si fanno sul fronte della spesa e non su quello delle entrate tributarie ma, in particolare, si fanno quando la domanda privata si espande sui mercati, perché lo Stato non spenda peggio dei privati. E non quando si contrae la domanda privata: è questo il caso in cui la politica fiscale dovrebbe essere espansiva e creare opportunità di crescita. Meno male che, con gli Stati europei cultori del monetarismo fiscale, convive un banchiere centrale di robusta cultura keynesiana e duttile almeno quanto lo era Guido Carli.
Questo articolo appare anche su Finanza & Comunicazione
http://www.finanzaecomunicazione.it/admin/edicola/mario-draghi-indica-ma-non-svela-i-tratti-di-una-politica-monetaria-amica-della-crescita/?mid=57
Questi sono i link alla introduzione di Mario Draghi ed alle cronache dei principali quotidiani italiani
Il testo di Draghi
http://www.ecb.int/press/pressconf/2012/html/is120112.en.html
Di seguito la rassegna stampa
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-12/draghi-nuovo-trattato-subito-214318.shtml?uuid=AaTTYSdE
http://www.ilgiornale.it/interni/la_bce_governi_il_patto_fiscale_va_firmato_fretta/13-01-2012/articolo-id=566620-page=0-comments=1
http://www.repubblica.it/economia/2012/01/12/news/draghi_tassi_interesse_bce-27990371/?rss
http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_12/draghi-inflazione-due-per-cento-indebolimento-area-euro_8048b954-3d22-11e1-a7f5-80bdd8489cd9.shtml
Massimo Lo Cicero è un economista che vive tra Napoli e Roma, ed insegna nelle Università di Tor Vergata e de La Sapienza. Si ...
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