La Malfa su Liberal: Crescita o finiremo come la Grecia

di Giorgio La Malfa - 03/10/2012 - Economia
La Malfa su Liberal: Crescita o finiremo come la Grecia

 

Antonella Giuli intervista Giorgio La Malfa su Liberal - 3 ottobre 2012

Ripresa economica e uscita dalla recessione a partire dal 2013, come annunciato dal governo italiano, o primi segnali di ripartenza non prima del 2015, come dichiarato dal numero uno degli industriali Giorgio Squinzi?
Giorgio La Malfa non ha una risposta che metta a tacere la polemica, ma ha le idee chiare sull’atteggiamento e sulla disponibilità che le parti dovrebbero assumere per allentare la morsa della crisi che sta strozzando il Paese, sì: «Bisogna subito sgombrare
il campo da un equivoco: qui non stiamo assistendo a una discussione tra semplici osservatori. Governo e industriali, al
contrario, sono protagonisti assoluti della scena. Quindi, da una parte Monti e i suoi ministri dovrebbero chiarire al più presto quali sono i reali strumenti che intenderanno utilizzare per la crescita e il rilancio strutturale dell’Italia; dall’altra, dichiarare d’esser pronti a
mettere una firma per vedere la ripresa del Paese nel 2015 è inaccettabile e tradisce un senso di rassegnazione assai pericoloso».

Ci spieghi.

"Se continuiamo così, nel 2015 saremo nelle stesse condizioni della Grecia. Se non addirittura peggio. Non si può rinunciare
ad affrontare ora il problema della crisi economica subendo un atteggiamento rinunciatario, sarebbe un vero e proprio errore
di politica economica."
 
In che modo allora ne usciamo? Visto che non è chiaro il “quando”, magari si può provare a capire il “come”.
 
"La domanda semmai dovrebbe essere: siamo o non siamo nelle condizioni di far ripartire il sistema-Italia?"
 
Si risponda…

"Finora, della triade sulla quale Monti ha posto l’accento sin dal suo insediamento, e cioè risanamento-sviluppo-equità,
abbiamo visto i frutti soltanto dell’impegno messo in campo sul primo punto. È indubitabile che il governo abbia fatto molto
per rimettere a posto i conti pubblici e abbia ridato di conseguenza credibilità internazionale al nostro Paese. Dell’equità
si sta appena parlando in questa fase. Ciò che proprio ancora non è stato chiarito, appunto, è il nodo-crescita.
Così ha dichiarato ieri anche il numero uno della  Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, sottolineando soprattutto come l’austerità
si sia rivelata una terapia “costosa e inefficace”.

Come a dire: molto rigore per nulla?

"Non ho voglia di commentare."

Va beh. Magari può dirci cosa pensa dell’idea di Squinzi della rinuncia agli incentivi in cambio di uno sgravio fiscale alle imprese.

"Dico che senza un vero piano di sviluppo dell’intero tessuto industriale non si va avanti. Non solo, l’inerzia a cui stiamo assistendo rispetto ai problemi del lavoro rischia di paralizzare ancora di più il nostro sistema." 

Bisogna vedere anche in che modo andrà a finire il braccio di ferro tra viale dell’Astronomia e i sindacati (l’ultima schermaglia, ieri, ha visto Susanna Camusso partire lancia in resta contro l’idea di Squinzi di aumentare le ore di lavoro). Il ministro Passera
ha già fatto capire che il governo non è poi così disposto a elargire risorse senza prima verificare l’esito del confronto tra tutte le parti
sociali. 
 
"Io la vedo così: prima arrivano  gli investimenti e prima il mercato del lavoro si rimette in moto. E per ottenere una vera mobilità
del lavoro, occorre essere vicini alla piena occupazione. Sono un liberale, accolgo dunque con favore tutto ciò che può aprire i mercati favorendo sviluppo e competitività. Bisogna non perdere più di vista i meccanismi di macroeconomia ed evitare polemiche inutili che rischiano, come già detto, di paralizzarci. E questo è compito dell’Italia e dell’Europa."

Certo che quest’Europa… 
 
"Questa Europa qui, purtroppo, è un’Europa monetaria che ha allontanato i popoli da una possibile Europa politica. Ormai sono gli stessi padri fondatori a riconoscere questo fallimento. Oggi, dobbiamo imparare a imporre regole e condotte. Ma com’è possibile accettare ad esempio che Olanda e Austria possano fare marcia indietro rispetto agli accordi presi nel vertice di giugno scorso, senza che nessuno batta i pugni? Com’è possibile immaginare che uno qualunque dei Paesi membri in difficoltà possa uscire
con le proprie forze dalla recessione? Siamo lontanissimi da una Unione politica, ma dobbiamo lavorare con tutte le risorse possibili alla sua costruzione. Dirò di più: l’Europa ha qualcosa da imparare dagli Stati Uniti d’America: giorni fa il leader della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dichiarato che farà il possibile per ridurre in modo significativo il tasso di disoccupazione statunitense, ancora troppo ostinatamente alto. La Banca centrale europea non ha lo stesso margine di manovra della Fed e non può dunque farsi carico del proble problema della crescita. Ma che almeno i governi nazionali dell’Unione lavorino uniti in questa
direzione."
 
Il nostro governo “scade” nel 2013. Il prossimo anno non sarà dunque solo l’anno della ripresa economica, come ha detto Monti,
sarà anche l’anno delle elezioni. Secondo lei un Monti- bis, o comunque un coinvolgimento di Monti in una qualunque forma, magari
sostenuta da tutti quei partiti che responsabilmente si augurano un suo futuro impegno per il bene del Paese, è auspicabile per
dare continuità al lavoro di riforme e al progetto di  crescita dell’Italia?

"Quello che auspico io, anzi ciò che trovo assolutamente indispensabile, è che non s’interrompa l’azione di risanamento finanziario e il processo di ripresa  dell’Italia intrapresi dal  governo Monti, e che ad essi possano affiancarsi necessarie politiche di rilancio della crescita”. Noto con soddisfazione formarsi di un largo schieramento di forze politiche e di movimenti attivi nella società civile che manifestano una significativa convergenza su queste valutazioni. “Concentrazione democratica”, l’iniziativa politica nata in seno
al movimento repubblicano, darà il proprio contributo alla nascita di un’autonoma proposta politica, nella quale possa riconoscersi quella larga parte dei cittadini che sente necessaria l’apertura di una fase politica nuova e costruttiva, capace di ridare all’Italia
certezze e speranza.
 
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