Non è il momento di tirare i remi in barca

di Paolo Savona - 14/10/2008 - Economia
Non è il momento di tirare i remi in barca
Giunti a questo punto della crisi si possono cominciare a distinguere con più chiarezza alcune componenti della stessa. I depositi bancari sono stati messi in sicurezza perché i principali Governi del Pianeta – e con buone scelte anche l’Italia – hanno espresso la loro ferma volontà di non far fallire alcuna banca o di proteggere i risparmiatori garantendo il rimborso dei depositi. Chi non ci crede e ritira i depositi per investirli altrove abbandona un’attività priva di rischio, costringendo le banche a servire le sue paure – e non il suo benessere dando credito alle imprese – e allo Stato di svenarsi di risorse invece di destinarle a spese produttive. Se le banche fossero costrette a ridimensionare la loro attività creditizia per fare fronte ai prelievi dei depositanti causeranno sullo sviluppo e sull’occupazione gli effetti che essi per primi avrebbero interesse a evitare. Non è il momento di tirare i remi in barca, ma di vogare con più energia.

Le obbligazioni soffrono ancora della crisi di fiducia rafforzatasi per aver fatto andare fallita la Lehman Brothers con riflessi negativi sui fondi pensione, i fondi comuni e le gestioni di portafoglio di tutto il mondo. Ciò rende più costoso e lento il processo di riassorbimento dei mancati rimborsi dei crediti subprime. La trasformazione in banche delle società finanziarie Morgan Stanley e Goldman Sachs decisa dalle autorità americane le hanno abilitate ad attingere fondi dalla Federal Reserve, testimoniando che esistono tecniche monetarie per impedire che la palla di neve delle perdite sui crediti subprime diventi valanga. Vendere oggi obbligazioni e titoli equivalenti quando alla scadenza è possibile recuperare l’intero valore nominale non appare comportamento saggio e farebbe guadagnare gli speculatori abili a sfruttare le paure dei risparmiatori. “Ha da passa’ ‘a nuttata” e i valori di queste obbligazioni si riprenderanno.

I problemi restano gravi principalmente nelle Borse azionarie, che paiono non sapersi orientare nella crisi. Salvo invece che non lo sappiano fare benissimo. Infatti, dopo un primo sbandamento generale dovuto alla difficoltà di individuare quali banche o società finanziarie fossero maggiormente colpite dalle perdite sui crediti subprime, gli speculatori, che in tempi come questi imperversano, hanno visto l’occasione di grossi guadagni: comprano quando la Borsa è giù e vendono il giorno dopo che sale, mettendo le quotazioni azionarie su un otto volante la cui perpetuazione garantisce loro lauti guadagni. Vi è però un principio di natura, detto saprofitismo, che impedisce al parassitismo di spingersi fino alla morte del corpo aggredito. Dovrebbe quindi esserci un limite alla speculazione. Ben ha fatto la Consob a estendere a tutto il listino la proibizione delle speculazioni allo scoperto. Con gli opportuni provvedimenti per impedire che le follie di Borsa si trasmettano ai bilanci delle società, rendendo folli anche questi, le autorità hanno fatto tutto ciò che potevano a livello nazionale e, per certi versi, anche di più, ben sapendo che la crisi, pur consci che era di ampiezza globale, restava affidata alla loro cura. C’è da augurarsi che pongano ora lo stesso impegno per raggiungere un accordo internazionale e l’occasione ci sarebbe proprio in questi giorni che si tiene l’assemblea annuale del Fondo Monetario Internazionale. È indispensabile mantenere l’attività produttiva a buon regime per rendere più agevole il superamento della crisi finanziaria e per impedire che essa sfoci in turbamenti sociali e conflitti geopolitici.

da Il Messaggero 11 ottobre 2008
http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/