Necessario intervenire sui cantieri

di Giorgio La Malfa - 26/11/2008 - Economia
Necessario intervenire sui cantieri
Ritengo che soltanto una forte iniezione di domanda pubblica da parte degli Stati possa evitare che la crisi bancaria si trasformi in una crisi di vaste proporzioni dell’economia reale. In queste settimane, benché lo neghino con tutte le loro forze, le banche (non solo in Italia, ovviamente) stanno tagliando il credito ed inevitabilmente lo tagliano alle imprese sane, perché quelle malate non sarebbero in grado di restituire i soldi ricevuti. Lo fanno perché avendo un alto rapporto fra il totale delle loro attività e i mezzi propri, non potendo facilmente aumentare i mezzi propri, cercano di ridurre le attività. Questo è il meccanismo perverso di trasmissione della crisi.

Aggiungo che il mio giudizio sul comportamento odierno della Banca Centrale Europea, su cui ho avuto in questi anni più riserve che consensi, è assolutamente negativo: che dire di un’istituzione il cui Presidente dichiara che la situazione è “drammatica” e che invece di annunciare un avvenuto taglio dei tassi di interesse, comunica che meditano di procedervi in futuro? E’ come un medico che diagnostichi a un paziente una malattia molto grave e annunzi che fra qualche giorno gli porterà qualche medicina.

Per questa ragione i Governi debbono agire. Meglio, ovviamente, se l’azione sarà coordinata quantomeno a livello europeo e accompagnata da una serie di interventi diretti da parte della Commissione Europea. Ma in ogni caso spetta a ciascun Governo, e quindi , per quanto ci riguarda, al Governo italiano prendere decisioni che immettano nel sistema nuove risorse. Se la situazione non rivestisse caratteri di eccezionalità, la via sarebbe quella di una riorganizzazione della finanza pubblica per ridurne i costi e corrispondentemente ridurre le aliquote fiscali, cercando di evitare di accrescere il deficit, dati i vincoli europei ai quali siamo impegnati. E’ la via che stamane suggerisce sul Corriere della Sera Piero Ostellino. Ma questa strada richiede tempo – un tempo che non abbiamo se vogliamo evitare una vasta crisi reale.

Bisogna forzare i limiti del Patto di Stabilità. C’è un solo modo, a mio avviso, per farlo. Ed è quello di confermare le cifre stabilite nella legge finanziaria sul deficit di parte corrente per il 2009 e anni successivi, dichiarando però, anche unilateralmente se serve, che l’Italia non intende considerare nel calcolo del deficit le spese in conto capitale alle quali corrispondano veri e propri investimenti: le spese in opere pubbliche, in infrastrutture ferroviarie, stradali, energetiche, scolastiche e così via. Si tratta di spese che, se ben fatte, mettono in moto un processo moltiplicativo che è indispensabile in questo momento e che generano un reddito aggiuntivo che a sua volta genera incassi tributari che riducono il deficit.

Qual è il limite che il Governo deve fissare per queste spese? Solo quello della loro effettiva spendibilità. Non servono annunci roboanti di cifre complessive: servono elenchi di opere da accelerare, o completare o avviare insieme con i finanziamenti necessari, in parte fatti dal Governo, in parte raccolti dalle imprese presso il sistema bancario o finanziario. Gli interventi sui redditi dei quali si parla in queste ore rischiano di violare il Patto di Stabilità senza grandi effetti sulla domanda. Una serie di cantieri di opere pubbliche avrebbero un effetto concreto e visibile di cui oggi abbiamo assolutamente bisogno.

da Il Tempo del 26 novembre 2008
http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/