I due nocchieri della moneta navigano con diverse velocità

di Paolo Savona - 28/10/2011 - Economia
I due nocchieri della  moneta navigano con diverse velocità

 

Ora che i due nocchieri monetari italiani sono saliti a bordo, il quesito è se sapranno, vorranno e potranno aiutare la barca dell'economia a navigare nel mare procelloso della crisi europea del debito pubblico e a cogliere i venti dello sviluppo. L'arrière penseé della nomina di Mario Draghi alla Bce è che da essa potesse provenire un qualche vantaggio al nostro Paese e quella di Ignazio Visco, quale interno della Banca d'Italia, lo propiziasse. Con la scelta europea, più volte ribadita, l'Italia ha deciso di accettare i vincoli posti dall'Unione, stringendoli con la decisione di entrare subito in un meccanismo monetario destinato esclusivamente a controllare i prezzi. Il compito di governare il cambio dell'euro, così importante in un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, è stato lasciato al mercato e quello di governare la finanza pubblica agli Stati membri, con l'impegno di non superare un deficit di bilancio pubblico del 3% e di far convergere il debito verso il 60% del Pil di ciascun Paese. La tempesta seguita all'uragano finanziario americano ha divelto questi parametri e costretto la Bce a svolgere compiti di supplenza delle politiche degli Stati. Il presidente uscente, Jean-Claude Trichet, ha compreso che doveva superare i limiti del mandato della Bce; lo ha fatto sostenendo che era costretto e non che questo fosse il ruolo di una banca centrale priva del supporto di un'autorità politica di pari livello.

Ferme restando le attuali competenze, chiedere ai nostri due nocchieri di fare di più – per giunta a favore dell'Italia – appare una richiesta eccessiva. Chiedere invece di farla meglio sarebbe una richiesta del tutto ovvia per le capacità che hanno mostrato nel loro cursus honorum. Ma è ragionevole attendersi che possano? Distinguiamo chiaramente i due ruoli. Trichet ha effettuato gli strappi al mandato ricevuto a Maastricht di sua volontà, causando reazioni inusuali come le dimissioni di Jurgen Stark, portatore della filosofia tedesca che per la presenza di razze economiche diverse non si può andare verso un'unione politica completa: niente solidarietà democratica; chi sbaglia paga. Può farlo Draghi? Forse è meglio che neanche lo tenti, se vogliamo contare a lungo sulla sua pazienza ed equilibrio nel mettere insieme diversità globali innestate in granitici piedistalli di interessi nazionali. Il ruolo di spingere verso modifiche della «costituzione» dell'euro spetta di conseguenza a Visco. Sarà come combattere contro i mulini a vento, ma egli appartiene a una scuola di formazione, il Servizio studi della Banca d'Italia, che crede nella forza delle idee ben poste e non ai consueti pugni sul tavolo di chi ha il potere. Il comune maestro Guido Carli aggiungeva che alzare la voce in difesa degli interessi del Paese, in assenza di un metodo democratico che li governi, non può se non arrecare stima a chi lo fa.

Naturalmente Visco si deve fare portatore di un'idea diversa da quella della volgata dominante, dando alla religione europea basi razionali. Presto sapremo se vorrà, dato che sa bene come farlo; speriamo che possa, perché ha bisogno di un'energica politica estera dell'Italia. Insieme a un caloroso augurio di successo gli suggeriamo di non trascurare i consigli dei suoi colleghi attuali e del passato e, soprattutto, quelli di chi la meccanica politica ha sacrificato. Ci attendiamo da lui un gesto di elevata civiltà. Ne abbiamo proprio bisogno.Ora che i due nocchieri monetari italiani sono saliti a bordo, il quesito è se sapranno, vorranno e potranno aiutare la barca dell'economia a navigare nel mare procelloso della crisi europea del debito pubblico e a cogliere i venti dello sviluppo. L'arrière penseé della nomina di Mario Draghi alla Bce è che da essa potesse provenire un qualche vantaggio al nostro Paese e quella di Ignazio Visco, quale interno della Banca d'Italia, lo propiziasse. Con la scelta europea, più volte ribadita, l'Italia ha deciso di accettare i vincoli posti dall'Unione, stringendoli con la decisione di entrare subito in un meccanismo monetario destinato esclusivamente a controllare i prezzi. Il compito di governare il cambio dell'euro, così importante in un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, è stato lasciato al mercato e quello di governare la finanza pubblica agli Stati membri, con l'impegno di non superare un deficit di bilancio pubblico del 3% e di far convergere il debito verso il 60% del Pil di ciascun Paese. La tempesta seguita all'uragano finanziario americano ha divelto questi parametri e costretto la Bce a svolgere compiti di supplenza delle politiche degli Stati. Il presidente uscente, Jean-Claude Trichet, ha compreso che doveva superare i limiti del mandato della Bce; lo ha fatto sostenendo che era costretto e non che questo fosse il ruolo di una banca centrale priva del supporto di un'autorità politica di pari livello.

Ferme restando le attuali competenze, chiedere ai nostri due nocchieri di fare di più – per giunta a favore dell'Italia – appare una richiesta eccessiva. Chiedere invece di farla meglio sarebbe una richiesta del tutto ovvia per le capacità che hanno mostrato nel loro cursus honorum. Ma è ragionevole attendersi che possano? Distinguiamo chiaramente i due ruoli. Trichet ha effettuato gli strappi al mandato ricevuto a Maastricht di sua volontà, causando reazioni inusuali come le dimissioni di Jurgen Stark, portatore della filosofia tedesca che per la presenza di razze economiche diverse non si può andare verso un'unione politica completa: niente solidarietà democratica; chi sbaglia paga. Può farlo Draghi? Forse è meglio che neanche lo tenti, se vogliamo contare a lungo sulla sua pazienza ed equilibrio nel mettere insieme diversità globali innestate in granitici piedistalli di interessi nazionali. Il ruolo di spingere verso modifiche della «costituzione» dell'euro spetta di conseguenza a Visco. Sarà come combattere contro i mulini a vento, ma egli appartiene a una scuola di formazione, il Servizio studi della Banca d'Italia, che crede nella forza delle idee ben poste e non ai consueti pugni sul tavolo di chi ha il potere. Il comune maestro Guido Carli aggiungeva che alzare la voce in difesa degli interessi del Paese, in assenza di un metodo democratico che li governi, non può se non arrecare stima a chi lo fa.

Naturalmente Visco si deve fare portatore di un'idea diversa da quella della volgata dominante, dando alla religione europea basi razionali. Presto sapremo se vorrà, dato che sa bene come farlo; speriamo che possa, perché ha bisogno di un'energica politica estera dell'Italia. Insieme a un caloroso augurio di successo gli suggeriamo di non trascurare i consigli dei suoi colleghi attuali e del passato e, soprattutto, quelli di chi la meccanica politica ha sacrificato. Ci attendiamo da lui un gesto di elevata civiltà. Ne abbiamo proprio bisogno.Ora che i due nocchieri monetari italiani sono saliti a bordo, il quesito è se sapranno, vorranno e potranno aiutare la barca dell'economia a navigare nel mare procelloso della crisi europea del debito pubblico e a cogliere i venti dello sviluppo. L'arrière penseé della nomina di Mario Draghi alla Bce è che da essa potesse provenire un qualche vantaggio al nostro Paese e quella di Ignazio Visco, quale interno della Banca d'Italia, lo propiziasse. Con la scelta europea, più volte ribadita, l'Italia ha deciso di accettare i vincoli posti dall'Unione, stringendoli con la decisione di entrare subito in un meccanismo monetario destinato esclusivamente a controllare i prezzi. Il compito di governare il cambio dell'euro, così importante in un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, è stato lasciato al mercato e quello di governare la finanza pubblica agli Stati membri, con l'impegno di non superare un deficit di bilancio pubblico del 3% e di far convergere il debito verso il 60% del Pil di ciascun Paese. La tempesta seguita all'uragano finanziario americano ha divelto questi parametri e costretto la Bce a svolgere compiti di supplenza delle politiche degli Stati. Il presidente uscente, Jean-Claude Trichet, ha compreso che doveva superare i limiti del mandato della Bce; lo ha fatto sostenendo che era costretto e non che questo fosse il ruolo di una banca centrale priva del supporto di un'autorità politica di pari livello.

Ferme restando le attuali competenze, chiedere ai nostri due nocchieri di fare di più – per giunta a favore dell'Italia – appare una richiesta eccessiva. Chiedere invece di farla meglio sarebbe una richiesta del tutto ovvia per le capacità che hanno mostrato nel loro cursus honorum. Ma è ragionevole attendersi che possano? Distinguiamo chiaramente i due ruoli. Trichet ha effettuato gli strappi al mandato ricevuto a Maastricht di sua volontà, causando reazioni inusuali come le dimissioni di Jurgen Stark, portatore della filosofia tedesca che per la presenza di razze economiche diverse non si può andare verso un'unione politica completa: niente solidarietà democratica; chi sbaglia paga. Può farlo Draghi? Forse è meglio che neanche lo tenti, se vogliamo contare a lungo sulla sua pazienza ed equilibrio nel mettere insieme diversità globali innestate in granitici piedistalli di interessi nazionali. Il ruolo di spingere verso modifiche della «costituzione» dell'euro spetta di conseguenza a Visco. Sarà come combattere contro i mulini a vento, ma egli appartiene a una scuola di formazione, il Servizio studi della Banca d'Italia, che crede nella forza delle idee ben poste e non ai consueti pugni sul tavolo di chi ha il potere. Il comune maestro Guido Carli aggiungeva che alzare la voce in difesa degli interessi del Paese, in assenza di un metodo democratico che li governi, non può se non arrecare stima a chi lo fa.

Naturalmente Visco si deve fare portatore di un'idea diversa da quella della volgata dominante, dando alla religione europea basi razionali. Presto sapremo se vorrà, dato che sa bene come farlo; speriamo che possa, perché ha bisogno di un'energica politica estera dell'Italia. Insieme a un caloroso augurio di successo gli suggeriamo di non trascurare i consigli dei suoi colleghi attuali e del passato e, soprattutto, quelli di chi la meccanica politica ha sacrificato. Ci attendiamo da lui un gesto di elevata civiltà. Ne abbiamo proprio bisogno. 

da Panorama Economy di novembre 2011

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