La via obbligata di tagliare la spesa

di Paolo Savona - 07/12/2007 - Economia
La via obbligata di tagliare la spesa
IL MINISTRO dell’economia e delle finanze ha dichiarato che il disavanzo statale verrà azzerato nei tre anni restanti di questa legislatura tagliando strutturalmente la spesa pubblica per 30 miliardi di euro e senza aumentare le tasse. Ma il Ministro non si è fermato all’aspetto puramente quantitativo e ha indicato indispensabile migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione al fine di aumentarne la produttività. Poiché il Presidente del Consiglio ha preannunciato per gennaio la messa a punto di un nuovo corso della politica del Governo, si deve presumere che l’annuncio del Ministro sia parte di questa iniziativa. Se non lo fosse sarebbe solo una manifestazione del dissenso interno al Governo clic tanto preoccupa il Paese.
 
La linea di azione indicata è ciò di cui il Paese ha urgente bisogno, ed è ciò che questo giornale ha sempre richiesto dando atto al governo Prodi di aver fatto più di quanto gli è riconosciuto sul fronte della spesa pubblica (basti pensare ai tagli del Tesoro e alle molte razionalizzazioni operate sul fronte della sanità e degli enti locali) ma anche sottolineando che lo stesso governo Prodi può fare di più per un’intrinseca stabilità della coalizione, confermata più volte, compreso il delicato passaggio parlamentare della Finanziaria 2008. Dato che il Governo non può vantare d’averci dato lo sviluppo, se seguirà la linea indicata, potrà vantare d’avere raggiunto il risanamento del bilancio statale senza aumentare, come ha dovuto fare, la pressione fiscale, e senza assecondare, come ha dovuto egualmente fare, l’aumento delle spese.
 
Il problema è che la svolta promessa patisce lo stesso vincolo finora incontrato da Prodi e Padoa-Schioppa nel rigore fiscale, come pure da Bersani nel processo di liberalizzazione che avrebbe rilanciato lo sviluppo: la coalizione è costretta a fare i conti con una rilevante componente orientata a una politica volta a offrire protezione sociale e non opportunità di impiego e di guadagno.
 

Salvo avere conferma che la linea proposta è autorevolmente condivisa al vertice economico del Governo, non è facile capire clic cosa sia cambiato o cambierà in meglio affinché il nuovo corso della politica si possa realizzare. Qualsiasi sia la risposta che verrà data a questo quesito e qualsiasi sia la piega che prenderà la politica, resta comunque valido che, se si vuole la ripresa, le tasse e le spese devono essere ridotte, la pubblica amministrazione resa più funzionale e meno costosa, e le liberalizzazioni attuate. In ogni caso è già importante sentirsi dire che almeno verrà nuovamente tentato di farlo, consentendoci di sognare ancora che qualcuno ci proverà.

da Il Messaggero del 6 dicembre 2007

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