L’obbligo del pareggio della spesa corrente: formidabile e sufficiente

di Giorgio La Malfa - 12/08/2011 - Economia
L’obbligo del pareggio della spesa corrente: formidabile e sufficiente

Spesso gli errori chiamano altri errori e da un eccesso si passa all’eccesso opposto. Abyssus vocat abyssum – ricordava talvolta Raffaele Mattioli. Se dopo anni di leggerezza nell’affrontare i problemi della finanza pubblica, presi da sacro furore, scriveremo nella Costituzione non l’obbligo del pareggio della spesa corrente, che è una buona cosa, ma l’obbligo del pareggio tout court, non avremo fatto un passo avanti. Cedendo a una visione ideologica, ci infileremo in altro guaio, forse peggiore. Lo dico come economista e come politico che ha alle spalle una tradizione di battaglie contro gli sprechi pubblici.

Gli investimenti pubblici, se sono ben fatti, portano con sè un dividendo fiscale che ne costituisce la copertura. E vi sono fasi della vita economica nelle quali può essere necessario che lo Stato sostenga la domanda aggregata e per farlo deve avere un deficit di bilancio.

A livello europeo per anni è stato chiesto, anche da personalità non certo sospette di lassismo finanziario, come il Presidente Ciampi e il professor Monti, di attenuare il vincolo che il Patto di Stabilità pone sulla spesa pubblica, distinguendo fra spesa corrente e spesa di investimenti. Aggiungo che il Patto di Stabilità non prevedeva il pareggio del bilancio, ma fissava un limite del 3% in rapporto al reddito. E se cosi era, ve ne sara stata pure una buona ragione.

Certamente si risponderà che la distinzione fra spese correnti e spese in conto capitale non è formulabile in termini incontrovertibili e che ponendo il limite solo sulle spese correnti, vi sarebbe la scappatoia di definire come spese in conto capitale una parte almeno delle spese correnti per sfuggire al vincolo costituzionale. Se questa è l’obiezione, penso che per le spese “di investimento” da finanziare in deficit si possa prevedere una procedure speciale di approvazione e magari un filtro di carattere europeo.

Mi rendo conto che nel clima attuale fare distinzioni è difficile e che dall’Europa vengono richieste perentorie. Ma io consiglio prudenza. Scriviamo una regola ragionevole in Costituzione, quella che aveva proposto Keynes nel ’39 e che aveva riproposto nella Commissione Bozzi Nino Andreatta: l’obbligo del pareggio della spesa corrente. Sarebbe un risultato già in sé formidabile e più che sufficiente alla bisogna.

da Il Sole 24 Ore dell'11 agosto 2011

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