Paolo Savona su Il Sole 24 Ore di Venerdì 3 Luglio 2015: "Europa, ti accuso di inefficienza"

di Paolo Savona - 03/07/2015 - Economia
Paolo Savona su Il Sole 24 Ore di Venerdì 3 Luglio 2015: "Europa, ti accuso di inefficienza"
Il provocatorio pamphlet dell'economista Paolo Savona, brano tratto da Paolo Savona, J'accuse. Il dramma italiano di un'ennesima occasione perduta, Rubbettino, 2015, 8 euro.
 
Nonostante il mancato adeguamento dell'architettura e l'omesso adattamento antideflazionistico della politica, l'euro forse non deflagrerà, né l'Europa si disintegrerà; ma questi gravi difetti di sua costruzione e di gestione dell'Ue si rifletteranno nell'arretramento di alcune aree territoriali, come i Mezzogiorni sparsi per l'Europa.
 
Il costo verrà quindi pagato dalla popolazione in termini di disoccupazione e di b enessere e ad esso si sommerà quello dellà disoccupazione tecnologica, con i pochi ricchi che diverranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. 
 
L'Itali a ha indossato una p esante corazza di tipo medievale che, per quanto ci è stato detto, avrebbe dovuto proteggerla, ma ha finito con appesantire e paralizzare i suoi movimenti. Abbiamo ceduto sovranità che avremmo potuto usare in modo indipendente, ricevendo in cambio un esercizio peggiore della stessa.
 
Non è stato proprio un bell'affare! La giustificazione ufficiale è che eravamo capaci di gestire bene la nostra sovranità, ma la realtà era ed è che non intendevamo prepararci a farlo cooptando coloro che sarebbero stati capaci di assovere al compito, per perpetuare il po tere di quei gruppi dirigenti che avevano evidenziato le incapacità che destavano tanti sospetti e delusioni.
 
L'Ue è solo la continuazione del potere di gruppi ristretti e incapaci in altre forme. Con l'appassimento dell'economia europea, appassiscono anche i regimi liberaldemocratici, che sono la base filosofica e politica del benessere di cui oggi godiamo. 
 
Friedrich vo n Hayek giudicherebbe con Karl Popper che l'attuale fase pseudo liberale europea è di tipo «costruttivista», ossia si prefigge di costruire un mondo migliore attraverso l'imposizione di vincoli all'azione, invece di accrescere le libertà dell'individuo e, con esse, l'assunzione di responsabilità; anche noi italiani, pur essendo figli del liberalismo crocianoeinaudiano e del comunismo gramsciano, non lo abbiamo capito, né mostriamo attitudine a capire che in questo regime le libertà individuali vengono lentamente, ma inesorabilmente ridotte.
 
Il pensiero unico, dalle forti caratteristiche aristocratiche/dittatoriali, viene imposto come riferimento dell'organizzazione sociale.
L'autoreferenzialità sta divenendo la caratteristica dei gruppi di potere europei ed italiani e, perciò, essa è anche il dramma dell'Unione Europea. Le élite affermano di sapere che cosa deve essere fatto per il bene del popolo. Monti andò a dire a Obama che avrebbe «costretto» gli italiani a cambiare, sbagliando termine, dato che la Costituzione democratica italiana gli permetteva di usare solo il termine «convinto», ma ormai con lui eravamo già fuori da uno Stato di diritto.
 
Renzi ripete quasi ogni giorno questo concetto, evitando di pronunciare le fatidiche parole «me ne frego» di ciò che dice l'opposizione, limitandosi a diluirne le implicazioni con l'affermare «chi non è d'accordo se ne farà una ragione». Non c'è verso di smuovere da questa posizione i nuovi gruppi dirigenti giovani che si sono affacciati impreparati a un potere logoro con l'entusiasmo di cambiarlo, ma non hanno la competenza necessaria; essi ripetono che il passato tetro è alle spalle e si intravede un futuro radioso, grazie a loro.
 
Nessuna statistica economica, né giudizio dei mercati che vada contro questa interpretazione li induce a riflettere e a consultarsi con chi ha esperienza cercando la collaborazione di tutti. Forse li ritengono rivali della loro immagine, l'unica cosa che conta nella politica odierna...
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