Negli ultimi due mesi Trichet, il presidente della BCE, ha sviluppato una incalzante campagna di politica economica. A Francoforte, il 13 dicembre 2010, affronta la differenza tra politica monetaria e politica fiscale. Il 7 gennaio 2011, a Wildbad Kreuth: crescita comparata tra Europa e Stati Uniti. A Basilea, nella Banca dei Regolamenti Internazionali, rilascia una summa del suo paradigma.
In Europa, l’Unione, economica e monetaria poggia su due dimensioni. L’aggettivo “monetaria” rimanda alla tutela che la BCE dedica alla moneta, rendendola immune dal tarlo dell’inflazione. L’aggettivo “economico” comprende una fiscalità custodita dal patto di stabilità e crescita ed un contesto di politica economica, che include supervisione macroeconomica ed una reciproco controllo tra i paesi membri. Ma esiste un triangolo di circostanze ostili: politiche fiscali sbagliate; politiche macroeconomiche inappropriate e sistemi di supervisione inadeguati. La politica monetaria non è inclusa nel triangolo, chiarisce Trichet. Ma servono regole automatiche, e di rapida applicazione, per stabilizzare gli squilibri fiscali ed il regime di supervisione macroeconomica. Serve attenzione al mercato del lavoro, perché la disoccupazione è elevata mentre la crescita, se viene misurata procapite, e non solo come espansione del pil, non è tanto diversa da quella degli Stati Uniti. La Germania concorre alla crescita essendo l’unica economia esportatrice netta dell’area euro mentre la espansione delle economie emergenti è impressionante. Attenzione alla inflazione che questa crescita potrebbe generare, ora sulle materie prime e poi anche sui beni di consumo.
Trichet propone una sorta di giustificazione, apparentemente non richiesta, delle politiche, nel vecchio continente, avviate per ritrovare un equilibrio dinamico tra livelli di occupazione, mercati finanziari e stabilità delle finanze pubbliche. Le tesi di Trichet sono, invece, una risposta ragionata, ad un gruppo di economisti che, sul sito web Project Syndacate (http://www.project-syndicate.org/) hanno aperto un fuoco di fila serrato su quella politica economica: affermando come gli Stati Uniti, ed i paesi emergenti, stiano uscendo dalla crisi meglio e più rapidamente dell’economia europea. Rodrik, Stiglitz e Bradford DeLong; accademici di rango nelle università americane. Ma anche, se del caso, policy maker. Bradford DeLong è stato vice segretario al Tesoro ed è poi tornato al suo mestiere a Berkeley. Proprio lui ha avanzato due attacchi robusti. Il 29 luglio ed il 29 dicembre 2010. I titoli sono eloquenti: “John Stewart Mill vs. the European Central Bank” ed “A Time to Spend”. Il 10 dicembre 2010 ed il 10 gennaio 2011 rilanciano Stiglitz e Rodrik. Il primo con “Alternatives to Austerity” ed il secondo con “New Rules for the Global Economy”. La prospettiva è questa. Se esiste un eccesso di domanda di moneta, ed un eccesso di offerta di beni e servizi, ci sono seri rischi per la crescita. Una crisi da sproporzioni – troppa offerta in alcuni settori e poca offerta, rispetto alla domanda, in altri settori – si può chiudere. Si riduce la produzione dove non c’è domanda, si trasferiscono i lavoratori dove c’è poca offerta rispetto ad una domanda crescente. Si evita, in questo modo sia la disoccupazione che l’inflazione. I lavoratori passano a produrre in imprese che offrono loro tecnologie con cui soddisfare i nuovi bisogni emergenti.
Trichet, invece, quando parla di lavoro,sembra pensare ai tre premi Nobel che, nel 2010, lo hanno ottenuto per aver spiegato come una disoccupazione strutturale non si possa riassorbire rapidamente mediante un riaggiustamento della sproporzione tra i settori. Ma, se dopo una crisi finanziaria, tutti, impauriti dalla incertezza, vogliono moneta – “la trappola della liquidità!” – dall’altra parte del sistema rimangono tutti i disoccupati che non possono passare a produrre moneta, e si ferma la crescita. Però, se esistono mercati finanziari efficaci, quella moneta può diventare titoli, pubblici o privati, che servono a trasferire agli investimenti privati e pubblici le risorse necessarie per generare nuovi progetti. Servono politiche fiscali espansive e banchieri capaci di riconoscere investimenti. Cioè nuovi impianti, che producono reddito.
Così si chiude il cerchio della espansione del risparmio e della compensazione tra crediti e debiti; tra spesa statale e gettito fiscale. Allargando la dimensione dei mercati e riducendo gli squilibri delle bilance correnti dei pagamenti e quelli dei bilanci pubblici. Ci sono paura, incertezza, miopia ed arroccamento contabile dietro l’impianto di larga parte delle classi dirigenti europee. Ed anche la paura dei Governi, e dei grandcommis, di assumersi una responsabilità politica nell’uso della moneta e nel riordino dei mercati finanziari. Non per fare altri inutili piani quinquennali dello Stato; basterebbe solo far scattare la scintilla virtuosa tra mercati finanziari e crescita, tra consumi collettivi ed equità redistributiva.
C’è profumo di Keyens dietro le idee degli economisti americani. Che diceva, nel 1942, “ci piacerebbe avere un sistema che obbligasse tanto il paese creditore quanto quello debitore a mantenere una giusta parità di bilancio”. Per evitare di deflazionare ed impoverire ulteriormente i deboli e l’intero sistema economico. Invece di espandere il sistema nell’interesse di tutti gli attori. Pensate alla Germania della Merkel per immaginare un creditore da obbligare verso una politica che espanda e non deflazioni il sistema europeo. Ma pensate anche ad un accordo realistico tra imprese che investano, ed operai che possano partecipare ad una nuova grande espansione mondiale del benessere. Magari a “cavallo” tra Europa (rectius Italia) e Stati Uniti!
J. Bradford DeLong
http://www.project-syndicate.org/commentary/delong109/English
http://www.project-syndicate.org/commentary/delong104/English
Joseph E. Stiglitz
http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz134/English
http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz133/English
Dani Rodrik
http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik52/English
http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik51/English
Jean-Claude Trichet
http://www.bis.org/review/r110110a.pdf
La pagina web con le Prize Lecture 2010 di Diamond, Mortensen e Pissarides, vincitori del premio per il 2010
Massimo Lo Cicero è un economista che vive tra Napoli e Roma, ed insegna nelle Università di Tor Vergata e de La Sapienza. Si ...
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