La retorica per conoscere e quella per convincere

di Massimo Lo Cicero - 04/08/2011 - Economia
La retorica per conoscere e quella per convincere

Vogliamo proporre ai nostri lettori due conferenze che il Presidente della Federal Reserve ha tenuto nel 2010, passata l’onda dirompente della prima crisi finanziaria del mercato globale e non essendosi ancora manifestata, in larga parte del mondo, la prospettiva duratura di una crescita di lungo periodo.

1) Siamo nel trapasso autunnale del 2010. Il 2 settembre, Ben Bernanke, davanti alla Financial Crisis Inquiry Commission, a Washington, D.C., espone la sua testimonianza, dal titolo molto asciutto e diretto: Causes of the Recent Financial and Economic Crisis.

2) Poche settimane dopo, il 24 settembre, ritorna sul medesimo tema, ma in un contesto diverso. Siamo a Princeton e la manifestazione è promossa da centri studi che ricadono nel sistema dell’Accademia americana: the Center for Economic Policy Studies and the Bendheim Center for Finance, della Princeton University.
E’ il professor Bernanke, che parla in questo caso.

E tiene una lezione dal titolo: Implications of the Financial Crisis for Economics.

La lezione presenta un impianto analitico che mette a confronto i contenuti della conoscenza e le conseguenze dell’applicazione di quei contenuti alle dinamiche per trasformare il mondo che ci circonda.
Quale che sia la scienza di cui si stia parlando.

Bernanke distingue tre livelli possibili nell’analisi della crisi:

Although economists have much to learn from this crisis, as I will discuss, I think that calls for a radical reworking of the field go too far. In particular, it seems to me that current critiques of economics sometimes conflate three overlapping yet separate enterprises, which, for the purposes of my remarks today, I will call economic science, economic engineering, and economic management.

C’è una confusione delle lingue, insomma, che impedisce di capire, prima ancora di valutare, la natura dei problemi che bisogna spiegare. C’è una dimensione dell’analisi economica, la scienza, c’è un’applicazione di conoscenze alla costruzione di oggetti e strumenti, l’ingegneria, c’è una capacità ed uno stile con cui si gestiscono gli oggetti e gli strumenti: il management.
Ogni partitura di orchestra è diversa se la suonano musicisti diversi.

As you may have already guessed, my terminology is intended to invoke a loose analogy with science and engineering. Underpinning any practical scientific or engineering endeavor, such as a moon shot, a heart transplant, or the construction of a skyscraper are: first, fundamental scientific knowledge; second, principles of design and engineering, derived from experience and the application of fundamental knowledge; and third, the management of the particular endeavor, often including the coordination of the efforts of many people in a complex enterprise while dealing with myriad uncertainties. Success in any practical undertaking requires all three components. For example, the fight to control AIDS requires scientific knowledge about the causes and mechanisms of the disease (the scientific component), the development of medical technologies and public health strategies (the engineering applications), and the implementation of those technologies and strategies in specific communities and for individual patients (the management aspect). Twenty years ago, AIDS mortality rates mostly reflected gaps in scientific understanding and in the design of drugs and treatment technologies; today, the problem is more likely to be a lack of funding or trained personnel to carry out programs or to apply treatments.

Il secondo piano del ragionamento si sposta rispetto alla metafora dei tre livelli: la scienza; la tecnica della produzione di strumenti mediante le conoscenze della scienza; la capacità di gestire ed utilizzare gli oggetti, anche per finalità diverse.
Un aratro può essere usato come una scure sul patibolo, invece che tagliare il solco per seminare nuove coltivazioni.

Ma Bernanke, nella lezione di Princeton si ferma prima della dimensione fenomenologica, e si concentra sui limiti delle tecnologie e dei manager e sulla utilità della scienza economica, nonostante le molte critiche che gli economisti ricevono mentre manager ed ingegneri finanziari continuano ad incassare compensi vertiginosi anche quando i risultati da essi ottenuti non siano stati così strabilianti.

I don’t want to push this analogy too far. Economics as a discipline differs in important ways from science and engineering; the latter, dealing as they do with inanimate objects rather than willful human beings, can often be far more precise in their predictions. Also, the distinction between economic science and economic engineering can be less sharp than my analogy may suggest, as much economic research has direct policy implications. And although I don’t think the crisis by any means requires us to rethink economics and finance from the ground up, it did reveal important shortcomings in our understanding of certain aspects of the interaction of financial markets, institutions, and the economy as a whole, as I will discuss. Certainly, the crisis should lead-indeed, it is already leading-to a greater focus on research related to financial instability and its implications for the broader economy, conclude il presidente della Federal Reserve.

Mentre chi avesse la pazienza di leggere tutto il suo intervento potrà ritrovare puntuali osservazioni sulla utilità della scienza economica che si riflettono in direct policy implications. Della fenomenologia della crisi, infatti, Bernanke aveva parlato il 2 settembre di fronte alla Commissione che gli aveva chiesto una testimonianza, una rappresentazione che tenesse conto delle sue responsabilità come regolatore e supervisore del sistema di ingegneri e manager che producono e gestiscono la finanza.

Triggers e vulnerabilities sono i due poli del ragionamento.
In discussing the causes of the crisis, it is essential to distinguish between triggers (the particular events or factors that touched off the crisis) and vulnerabilities (the structural weaknesses in the financial system and in regulation and supervision that propagated and amplified the initial shocks). Although a number of developments helped trigger the crisis, the most prominent one was the prospect of significant losses on residential mortgage loans to subprime borrowers that became apparent shortly after house prices began to decline. With more than $1 trillion in subprime mortgages outstanding, the potential for losses on these loans was large in absolute terms; however, judged in relation to the size of global financial markets, prospective subprime losses were clearly not large enough on their own to account for the magnitude of the crisis. (Indeed, daily movements in global equity markets not infrequently impose aggregate gains or losses equal to or greater than all the subprime mortgage losses incurred thus far.) Rather, the system’s vulnerabilities, together with gaps in the government’s crisis-response toolkit, were the principal explanations of why the crisis was so severe and had such devastating effects on the broader economy.

Segue un vero e proprio catalogo dei problemi che, non poteva essere altrimenti, ricalca abbastanza fedelmente il catalogo che un altro importante controllore del sistema, Mario Draghi, ha stilato per l’agenda del Financial Stability Board.
I due contributi di Bernanke riportano in primo piano un tema molto interessante; la relazione tra conoscenza e convincimento: diffusione della conoscenza e somministrazione del convincimento- la retorica della conoscenza e la retorica del convincimento.

Assumendo così la retorica come la tecnica del linguaggio ed il linguaggio come la relazione fondamentale per interagire con gli altri e costruire gli spazi della comunità e dell’azione collettiva. Luoghi che si affiancano agli spazi dello scambio bilaterale e anch’essi governati dal linguaggio e dalla interazione delle conoscenze e dalla reciprocità, oltre che dalla reputazione dei contraenti.
Scambio ed azione collettiva sono la base dell’impianto scientifico dell’economia.

Ne segue che una retorica del linguaggio economico sia la base oggettiva per la costruzione di una crescita della ricchezza e dello sviluppo della comunità che quella crescita consente di alimentare.

Ne segue anche che sia indispensabile una qualche alfabetizzazione dei protagonisti dello scambio e dell’azione collettiva. Asimmetrie e deformazioni cognitive traducono lo scambio in una violenza del tipo “io vinco e tu perdi” piuttosto che in una spirale virtuosa dello sviluppo.

Ma anche altri due interventi possono fare luce sul tema dibattendo.

3) Fulvio Coltorti è il Responsabile dell’area studi di Mediobanca.
Nel sito di First on Line è stato pubblicato Grandi gruppi e informazione finanziaria nel ’900, un power point, sulla informazione economica e le deformazioni che essa può generare sulla percezione degli attori che la usano per capire lo stato dell’economia.
Leggendo le sue slides ritroverete le vulnerabilities che hanno generato i triggers della crisi: in Italia e non negli stati Uniti. Ma, così leggendo, si capisce che tutto il mondo è paese come recita un vecchio adagio.
Anche in materia di ingegneria finanziaria.

La retorica dell’economia conta se si vuole che l’economia sia davvero utile per quelli che vivono immersi negli scambi e nel progetto di cambiare un mondo imperfetto. Caso per caso e senza ricorrere a palingenesi miracolose od a rivolgimenti utopici ed irreali: oltre che irrealizzabili.

4) Un libro del 1998, La retorica dell’economia tradotto in italiano con una lunga prefazione di Augusto Graziani, dall’editore Einaudi è un primo passo utile per capire a cosa possa e debba servire una buona retorica dell’economia.
Vi consigliamo di ritrovarlo e di leggerlo: insieme ed in parallelo con la spiegazione di Bernanke sulla crisi finanziaria mondiale, che abbiamo appena attraversato per darne una sintetica e, speriamo, interessante sintesi.

Ma vi consigliamo anche di apprezzare la storia complicata ed intrigante della vita dell’autore di questo libro, del quale vi indichiamo il sito web e la professione: Distinguished Professor of Economics, History, English, and Communication, University of Illinois at Chicago e Professor of Economic History, Gothenburg University, Sweden.

Buona lettura.

da Finanza e Comunicazione del 5 luglio 2011