Rilanciare la domanda resta la via maestra

di Paolo Savona - 24/11/2008 - Economia
Rilanciare la domanda resta la via maestra
Gli economisti possono aver anche sbagliato le loro previsioni, ammesso che questo sia il loro compito, ma hanno elaborato un metodo inoppugnabile per le scelte politiche in materia economica: applicare almeno uno strumento per raggiungere un solo obiettivo o, se si intendono perseguire più obiettivi, quali e quanti strumenti si vogliono attivare, esplicitando il collegamento tra i primi e i secondi. La trasmissione della crisi finanziaria all’attività reale, le cui conseguenze erano già chiare da mesi, sollecita l’intervento dello Stato dato che il mercato – che ha tanti pregi nel gestire delle risorse scarse – non è in condizione di affrontare da solo né fluttuazioni cicliche, né ancor meno gli shock strutturali, come quelli che viviamo.

Il comunicato finale del G20 di Washington pare aver dimenticato questa regola elementare di politica economica e questa lacuna sembra contagiare le scelte di attuazione degli indirizzi espressi che i partecipanti si accingono a prendere. In sei pagine vengono indicati numerosi obiettivi, dal sostegno all’attività produttiva, alla protezione delle classi deboli e dei Paesi arretrati; da una nuova regolamentazione dei mercati finanziari alla dichiarazione di fiducia nel libero scambio. Data la complessità degli eventi sarebbe improprio pensare che il principale obiettivo, quello di impedire una caduta produttiva a cui farebbe seguito la perdita di posti di lavoro, sia l’unico da perseguire. Sarebbe inoltre ingenuo pensare che la politica non faccia accedere nelle sue scelte i problemi sociali, i cui effetti sono percepiti con maggiore intensità dai cittadini elettori. Ciò non li esime tuttavia di indicare con chiarezza, anche per la loro credibilità di governanti, quali sono gli obiettivi che intendono perseguire e quali gli strumenti che intendono attivare, altrimenti si confondono essi per primi le idee e non ottengono il consenso di chi queste cose capisce bene per fiuto o per ragionamento. Le Borse azionarie, già provate dalle incertezze della crisi finanziaria, continuano a votare contro le intenzioni antirecessive espresse dalle autorità dei principali Paesi. In questo atteggiamento conta certamente il mancato coordinamento delle decisioni, ossia l’ordine sparso con cui si muovono sulla base della valutazione in gran parte infondata che ogni Paese abbia suoi particolari problemi; ma conta e, a nostro avviso, conta molto la mancata esplicitazione del metodo con cui si intende agire.

Il Governo italiano ha fatto sapere che il suo obiettivo è assistere le famiglie a basso reddito e dare sollievo alle imprese. Gli economisti più pignoli direbbero che questi sono obiettivi intermedi, perché quello finale dovrebbe essere impedire una caduta dell’attività produttiva nei settori dove questa è più grave per evitare il contagio all’intera economia e, con esso, nuove difficoltà per le banche e conseguente avvitamento verso il basso dell’attività economica e dell’occupazione. Questi settori sono principalmente l’auto, gli elettrodomestici e le forniture per la casa, mobilio in testa, dove la caduta della domanda è già profonda, mentre i servizi e l’agricoltura reggono per ora meglio. Il quesito che si pone è se, assistendo in vari modi le famiglie a basso reddito e alla spicciolata le imprese, l’attivazione degli strumenti indicati raggiungono l’obiettivo finale della ripresa della domanda nei settori in serie difficoltà. Se facciamo accedere nelle attuali scelte di politica economica altre istanze-obiettivo per finalità sociali finiremo con prendere, nella migliore delle ipotesi, scorciatoie e, nella peggiore, deviare dalla via maestra. Il risultato sarebbe che spendiamo ingenti cifre, ma non evitiamo la caduta dell’attività economica e l’aumento della disoccupazione.

Restiamo fiduciosi che il metodo indicato non verrà dimenticato e che l’esplicitazione della manovra dica chiaramente quali siano gli obiettivi finali e gli strumenti che si intendono applicare al loro raggiungimento. Essi discendono dall’interpretazione degli effettivi bisogni dell’economia, non da istanze redistributive che vanno affrontate in modi e in tempi diversi. Se non sosteniamo la domanda nei settori in difficoltà anche il tentativo di raggiungere obiettivi sociali ne patirebbe.

da Il Messaggero del 22 novembre 2008 
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