Savona sul Foglio: C'è l'IMU al centro

di Paolo Savona - 28/08/2013 - Economia
Savona sul Foglio: C'è l'IMU al centro

IL FOGLIO - 10 agosto 2013

 

Governo e Banca centrale europea fanno a gara nel sostenere che la ripresa dell'economia italiana è alle porte. Rimango scettico, non vedendo le basi di una tale inversione, ma mi auguro che così sia per il bene del paese. Le aspettative hanno un ruolo importante nell'andamento degli investimenti e dei consumi e, pertanto, vendere la pelle dell'orso prima di averlo catturato si può considerare un peccato veniale dei policy maker.

 

Il credito che diamo a questa interpretazione non può ignorare che questa storia di una ripresa ormai prossima dura da anni e deve perciò essere soggetta a una duplice condizione: che se non arriva la smettano di ripetere la solfa della luce in fondo al tunnel e ammettano che la politica economica seguita è sbagliata. Comunque lo sarebbe, perché non si manifesterebbe per loro stessa ammissione in una riduzione della disoccupazione; ma accontentiamoci della crescita del pil reale, presupposto indispensabile.

 

Non può sfuggire che i principali paesi e le loro politiche monetarie, ultima tra esse quella della Bank of England, hanno nella ripresa dell'occupazione il loro principale obiettivo, mentre l'Europa ritiene che i disoccupati dei paesi "che non fanno riforme e quelle che fanno sono insufficienti" è giusto che patiscano gli effetti del governo che si meritano. Di maggiore ricchezza senza occupazione non ne abbiamo certo bisogno, ma accontentiamoci di ciò che passa il convento, se lo passa...

 

I problemi che tengono l'economia italiana sottodimensionata e la disoccupazione elevata sono due: la burocratizzazione della vita del cittadino alimentata da una pressione fiscale insostenibile. Il giorno in cui il governo affronterà seriamente questi problemi potremmo registrare una vera ripresa. Ma l'evento non mi sembra alla porta, anzi dallo stato centrale ai comuni tutti sono tesi ad aumentare il gettito, con due forti motivazioni: una nobile, la lotta all'evasione; una meno, il rispetto dei vincoli europei (che, guarda caso, coincidono con la voracità del settore pubblico).

 

In questa - che non da oggi ho definito una vera e propria nuova malattia mentale, la "tassinite" – si riaffaccia la tesi che bisogna spostare l'attenzione dal reddito alla ricchezza. David Ricardo e Luigi Einaudi si gireranno nella tomba, essendo il primo fautore della grande riforma tributaria (la "standard great" con l'aliquota ragionevole e tollerabile del 35 per cento alla quale dobbiamo ritornare, se vogliamo crescere come gli altri), che spostò l'imposizione dalla ricchezza al reddito, ossia ai frutti della ricchezza (se ci sono, mentre da noi tassano anche quelli inesistenti, leggi l'IMU), lasciando in pace chi consuma meno e risparmia di più, dopo aver pagato regolarmente le tasse. Anche in questo caso l'intento è nobile: quello di far pagare chi ha grosse ricchezze, ma queste sono apolidi o sono poche; l'idea, quindi, ha una sola conseguenza: tassare la ricchezza delle formiche che, ben sapendo che lo stato non avrebbe, more solito, rispettato il patto pensionistico, hanno risparmiato redditi già abbondantemente tassati.

 

Questa che non è esagerato chiamare ingiustizia, si somma all'ingiustizia della mancata protezione del risparmio finanziario lasciato alle mercé della speculazione con una politica tutta tesa all'eutanasia del rentier (tassi reali negativi e accettazione delle incursioni speculative). E' questo il mondo che stiamo costruendo?

 

 

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