Savona sul SOLE 24 ORE: Rilanciare le costruzioni

di Paolo Savona - 22/10/2012 - Economia
Savona sul SOLE 24 ORE: Rilanciare le costruzioni

IL SOLE 24 ORE - 19 ottobre 2012

 

Con il provvedimento di stabilità del Governo l'industria delle costruzioni riceverà un'altra secchiata di acqua fredda a seguito delle limitazioni poste alla deduzione degli oneri pagati sui mutui prima casa e, se ho ben capito, sugli altri benefici previsti dalle leggi vigenti per i lavori edili effettuati dai privati cittadini (ad esempio, che fine faranno le spese per gli impianti solari?). Negli Stati Uniti, invece, la Fed immette direttamente risorse nell'edilizia acquistando mortgage backed security, qualcosa di simile alle nostre cartelle fondiarie, a tassi ufficiali "simbolici", con un effetto immediato sul saggio di crescita dell'economia. Non passa quasi giorno che il Financial Times (e altri autorevoli giornali) non sottolinei i benefici effetti sullo sviluppo americano della scelta fatta da Bernanke, respinga le critiche a essa rivolte e indichi il Qe3 come uno dei canali di aumento dei profitti bancari.

 

Non sto a commentare la miopia della politica economica europea che l'Italia condivide – spero per motivi ideali, non fattuali – perché ne ho scritto tante volte che il tema mi è giunto a noia, per non dire di più. Voglio invece precisare il perché del sostegno che desidero dare a una replica da parte della Bce della decisione presa dalla Fed, da attuare subito, non dopo mesi di discussione come accaduto per gli interventi sui titoli sovrani. Potrebbe sperimentarla acquistando cartelle fondiarie di nuova fattura per finanziare l'edilizia, cominciando dalle obbligazioni nascenti da acquisti di prime case. Una simile richiesta è stata già avanzata da oltre una settimana da Paolo Buzzetti, il presidente dell'Ance, in una conferenza stampa e in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, ma attende attenzione e risposta.

 

Il motivo di questa richiesta poggia sul fatto che il modello (che fu) di sviluppo dell'economia italiana ha due motori: quello delle esportazioni e quello delle costruzioni. Nell'ultimo ciclo pre-crisi, statistiche alla mano, il secondo motore ha supplito alle deficienze del primo. Nonostante ciò la politica economica del Governo si è quasi interamente concentrata sul primo, non solo ignorando il secondo, ma anche scoraggiandolo: riduzione delle opere pubbliche, ritardati pagamenti per le opera fatte, aumento dell'Imu, annuncio della revisione delle rendite catastali e, ora, modifiche della deducibilità di oneri connessi con l'edilizia abitativa. Tutto ciò ha aggravato le sofferenze bancarie nel settore e privato le banche di una preziosa fonte degli utili necessari per poter contare sugli aumenti di capitale bancario a condizioni di mercato.

 

La competitività delle nostre esportazioni è certamente legata ad alcune rigidità del mercato del lavoro che vanno rimosse, ma non è questo il problema principale: infatti il costo unitario del lavoro è minore di quello vigente in Germania e più che compensa la minore produttività (legata a fattori proprietari, dimensionali e natura dei prodotti). Il rendimento lordo medio italiano è superiore a quello tedesco, ma il fisco si mangia una buona parte e il rendimento del capitale risulta inferiore. Il peso opprimente della burocrazia e della normativa fa il resto e i capitali vanno a investirsi all'estero, sottraendo all'economia italiana il veicolo naturale della crescita della produttività. La disoccupazione è lo sbocco inevitabile.

 

Su tutti questi aspetti il Governo deve agire, ma occorre tempo per raccogliere gli effetti. Ha però in mano lo strumento delle costruzioni. La smetta quindi di metterne in difficoltà l'uso e si dia da fare per rimuovere almeno in parte il vincolo finanziario che lo frena.

 

 

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