Quei segnali di crisi sistemica che pochi hanno voluto cogliere

di Paolo Savona - 30/09/2008 - Economia
Quei segnali di crisi sistemica che pochi hanno voluto cogliere

Dopo la bocciatura del piano Paulson-Bernanke da parte del Congresso americano, c’è da domandarsi se il Paese leader globale, che tra l’altro fornisce la moneta per gli scambi internazionali, ha compreso la gravità di quello che ha fatto e continui a gingillarsi con “ideologie” liberiste-rigoriste gravemente ferite dai suoi stessi comportamenti. Credo che sia tuttora in atto negli Stati Uniti una sottovalutazione degli effetti geoeconomici e geopolitici della crisi di sistema che ha generato e ho il sospetto che lo stesso stia accadendo in Europa, la quale invece è ora chiamata, si spera con l’accordo del Giappone e della Cina, a dare una risposta congiunta, forte e precisa, per impedire di venire travolta dalla follia americana. Quando scoppiò la bomba atomica, Fermi disse che il problema principale non era la situazione che aveva creato, ma l’emergenza culturale, cioè l’incomprensione delle conseguenze di quanto era accaduto. Non pare fuori luogo accostare questo drammatico evento e connesso giudizio con le vicende in corso. Non verremo colpiti dai mancati rimborsi dei crediti subprime, ma dal non aver visto a tempo la valanga a cui gli Stati Uniti avevano dato avvio.

I crediti subprime rappresentavano appena il 2% del credito totale interno americano. Il mercato finanziario poteva assorbire un mancato rimborso anche dell’intero ammontare. Alcuni intermediari sarebbero stati coinvolti ma, se si fossero isolati i singoli casi garantendo che nessuno sarebbe andato fallito, il sussulto iniziale sarebbe rientrato. Dal “problema che non esiste” si è passati ai salvataggi tardivi e, quando si è voluto “dare una lezione”, lo si è fatto nel momento peggiore. La palla di neve ha iniziato a scivolare e siamo ora di fronte a una valanga internazionale.

Il meccanismo che si è messo in moto è il seguente: le perdite sui crediti subprime hanno creato minusvalenze, queste sono state esaltate da una caduta delle quotazioni di Borsa e, in generale, dei valori di mercato e ciò si è riflesso in un deprezzamento di quasi tutte le attività finanziarie.

I capitali degli intermediari finanziari, già insignificanti, si sono contabilmente volatilizzati. Le banche, anche perché sottoposte a maggiori controlli, si trovano in migliori condizioni, ma la crisi nata nei crediti subprime è ora passata nelle mani del mercato che deprezza anche ciò che tale non è.

Le regole di contabilità prevedono l’abbattimento del capitale di fronte alla perdita di valore delle attività e poiché il mercato non accetta più nuove emissioni, il sistema finanziario è entrato in crisi sistemica. In una situazione già di per sé caotica, per far crollare il valore delle azioni di una banca o società finanziaria basta spargere la voce, anche infondata, che ci sarà un aumento di capitale.

Abbiamo da subito sostenuto che è necessaria una presa di posizione congiunta di tutti i Paesi che nessuno fallirà e che verrà ripreso il controllo della situazione per riportare la calma e la fiducia nei mercati. Alle condizioni venutesi a creare, è ormai chiaro che nessuno può dichiarare d’essere immune dalla crisi.

da Il Messaggero, martedì 30 settembre 2008 
 

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