Torniamo allo spirito dell’Europa

di Giorgio La Malfa - 21/01/2012 - Economia
Torniamo allo spirito dell’Europa

Il Sole 24 Ore - 21 gennaio 2012



E’ importante che in un momento di crisi così profonda dell’euro Carlo Azeglio Ciampi e Fabrizio Galimberti abbiano voluto, nel loro bellissimo articolo apparso ieri sul Sole 24Ore, richiamare le ragioni politiche che sono alla base del progetto della moneta unica. Ed è giusto rivolgersi, come essi fanno, alla Germania, per il peso obiettivo che essa ha nella vita europea, ed invitarla a “trovare l’afflato che ha permesso al paese di tenere la retta via nei momenti più difficili del dopoguerra.” E anche a non dimenticare che “essa deve molto all’Europa”.

Nella descrizione che Ciampi e Galimberti fanno delle ragioni di fondo della moneta unica risaltano alcune affermazioni importanti che è bene mettere in particolare evidenza. Essi scrivono che “la proibizione totale di creare liquidità prestando direttamente soldi ai Governi non sta in piedi”. Ciò vuol dire che la funzione di prestatore di ultima istanza da parte della BCE è insita nella nozione stessa di una moneta unica. Aggiungono poi, rivolti alla Germania, che “una condivisione del debito pubblico europeo, una predisposizione sollecita e adeguata di salde reti di sicurezza, una sollecitazione alla BCE di farsi parte attiva nel sostegno monetario a paesi in crisi...” non sono atti di carità ma espressione di un illuminato tornaconto.

Se l’Unione Monetaria Europea avesse lo spirito politico e le regole di funzionamento che Ciampi e Galimberti richiamano, l’euro si riprenderebbe e la moneta unica sarebbe salva. Ma il problema è che l’Unione Monetaria delineata nel Trattato di Maastricht non ha a fondamento lo spirito politico a cui si richiama l’articolo di Ciampi e Galimberti, né contiene le regole che essi considerano implicite nella costruzione di una moneta unica. Vi è, per esempio, nel Trattato di Maastricht il divieto assoluto del finanziamento diretto degli Stati da parte della BCE. Così come vi sono regole di finanza pubblica che escludono un obbligo da parte dei paesi più forti di venire in soccorso dei paesi in crisi. C’è, in sostanza, un contrasto tra lo spirito della moneta unica e le regole specificate per il suo funzionamento nel Trattato.

Il problema dell’euro è che, negli anni in cui furono tracciate le regole della moneta unica, fra il 1989 e il febbraio 1992, data della firma del Trattato di Maastricht, non vi fu un confronto sufficientemente approfondito sulla filosofia di fondo del progetto. Rimase, così, ambigua la scelta fra due visioni diverse e per molti aspetti incompatibili fra loro: da un lato quella della moneta come espressione dell’unità e della solidarietà dell’Europa, di cui Ciampi è stato ed è interprete; dall’altro quella di un’Unione Monetaria fra paesi che, avendo condizioni finanziarie fra loro simili, non avevano e non avrebbero avuto bisogno l’uno dell’altro. Insomma, da una parte la moneta come segno dell’unità politica dell’Europa, dall’altra la moneta come strumento unicamente indirizzato alla stabilità monetaria come era tipico della filosofia della Bundesbank.

Al tempo di Maastricht i contraenti mantennero ciascuno la propria filosofia, contando che il tempo l’avrebbe fatta prevalere. Gli europeisti convinti, come Jacques Delors e, in Italia, Tommaso Padoa Schioppa, erano consapevoli che la costituzione monetaria europea fosse imperfetta e che prima o poi sarebbe scoppiata una crisi. Ma, fedeli all’insegnamento di Jacques Monnet, ritenevano che la crisi avrebbe spinto avanti l’Europa facendo prevalere le ragioni dell’unione politica sugli egoismi nazionali. Ma, a fronte di essi, vi erano quanti, in Germania ma non solo, ritenevano che il fondamento della moneta unica fosse la solidità finanziaria di ciascuno dei paesi componenti e che la lettera del Trattato li avrebbe tutelati dal dover offrire una solidarietà non desiderata.

Per molti anni le condizioni internazionali relativamente favorevoli hanno nascosto le contraddizioni fra queste due visioni di fondo, consentendo agli uni e agli altri di pensare che il Trattato di Maastricht difendesse pienamente le loro ragioni. Ma, come è evidente, gli equivoci e le contraddizioni non risolte esplodono all’improvviso quando esse divengono difficili. Questo il dramma dell’euro.

Siamo, in sostanza, in questi mesi, di fronte alla necessità di scegliere fra lo spirito europeo e la lettera del Trattato. Se prevale lo spirito europeo l’euro si salva. Se prevale la lettera del Trattato l’euro è condannato. L’appello di Ciampi e di Galimberti, che io condivido, è che prevalga lo spirito europeo. Ma è anche possibile che si rafforzi, soprattutto in Germania, l’idea che l’Unione Monetaria possa funzionare soltanto fra paesi fra loro omogenei. Del resto, questo era il senso dei famosi criteri di convergenza di Maastricht che dovevano identificare i paesi ammessi alla terza e definitiva fase dell’Unione Monetaria, cioè alla moneta unica.

Vi è il rischio che in alcuni dei paesi più forti si diffonda l’opinione che è stato un errore ampliare troppo i confini della moneta unica, e che si vogliano costringere i paesi più deboli a dare forfait e tornare alle loro vecchie valute. Sarebbe certamente un fallimento politico drammatico che coinvolgerebbe tutti, sia i sommersi sia i salvati. E, tuttavia, non mi sento di escludere questa eventualità. Come diceva la saggezza antica: Quos Deus perdere vult

 

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