DA TRADURRE, rubrica di Giorgio La Malfa su L’Espresso

di Giorgio La Malfa - 05/02/2014 - Economia
DA TRADURRE, rubrica di Giorgio La Malfa su L’Espresso

A RITROSO NEL TEMPO CON FERMOR

 

All’inizio del 1933 un giovane di 18 anni, annoiato della sua vita in Inghilterra, decise di fare un viaggio, a piedi, partendo dalla costa dell’Olanda e con destinazione Costantinopoli. Riceveva una sterlina alla settimana dai genitori; era munito di un sacco da montagna, di una raccolta di poesie inglesi, delle Odi di Orazio e di quaderni, peraltro in larga parte smarriti, per tener conto del cammino. Risalì il Reno, attraverso l’Olanda e la Germania dove Hitler era appena arrivato al potere; poi continuò lungo il Danubio attraverso l’Ungheria e la Transilvania, poi la Romania e la Bulgaria ed arrivò infine in Turchia nel 1934.

 

Di questo viaggio notevole, Patrick Leigh Fermor non scrisse nulla per molti decenni, fino a quando, dopo una vita avventurosa durante la guerra, come membro di una branca dei servizi segreti inglesi, e un lungo soggiorno in Grecia, su cui scrisse due bei libri, nel 1962 una rivista americana gli chiese di scrivere un pezzo sui piaceri del camminare. Ne vennero fuori due straordinari libri di viaggio: “Tempo di Regali”, pubblicato in inglese nel 1977 e tradotto nel 2009 da Adelphi che ricostruisce il cammino fino ai confini dell’Ungheria e “Fra i boschi e l’acqua” pubblicato in inglese nel 1986 e pubblicato nel 2013 da Adelphi, che racconta il percorso che lo condusse alle Porte di ferro, ai confini fra i Carpazi e i Balcani.

 

Leigh Fermor è morto nel 2011 senza completare il terzo volume della trilogia al quale aveva lavorato saltuariamente, ma lasciando un manoscritto quasi completo sull’ultima parte del viaggio che si interruppe in Bulgaria, quasi ai confini della Turchia. Ora i curatori lo hanno pubblicato con il titolo “The Broken Road. From the Iron Gates to Mount Athos” (John Murray, Londra 2013), aggiungendo anche delle pagine scritte nel 1934 sul Monte Athos.

 

La prosa di Leigh Fermor è molto ricca, le sue doti di osservazione e la sua capacità di entrare in contatto con la gente che incontra lungo il cammino straordinarie. Quello che dà un carattere fortemente letterario a queste pagine è forse proprio il fatto che esse siano state scritte molti anni, o meglio molti decenni, dopo che il viaggio si era compiuto. Non è un diario di viaggio: è una riflessione su quello che egli ebbe modo di vedere in un tempo che era ormai così lontano e diverso da quello in cui le sue prime impressioni si erano formate.

 

L'Espresso, 31 gennaio 2014

 

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